Per mantenere, valorizzare e presentare un’esperienza spirituale meravigliosa: la S. Messa celebrata secondo il rito tradizionale (c. d. di S. Pio V), tanto cara a S. Pio da Pietrelcina e tanto apprezzata da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI.

E’ un rito che conserva ed esalta il senso del sacro, che favorisce il raccoglimento, che impegna il cuore e la mente, che sfida ognuno al rapporto con Dio e connota mediante questo, rinforzandolo, il rapporto umano tradotto in cammino comune verso il Signore.

Richiede una partecipazione impegnata e forte: non nel “fare cose” ma nel farsi ascoltatori per lasciarsi guidare dallo Spirito.
Ogni gesto, ogni parola, ogni atteggiamento ha un valore significativo ed oggettivo preciso e profondo, è un passo di un cammino esteriore che orienta interiormente la propria intera ricchezza, fino al rinnovo incruento del sacrificio della croce: vero sacrificio che trascende qualunque aspetto simbolico di esclusiva cena o di semplice memoria.

Non si tratta dunque di discutere la nascita del novus ordo missae a partire dal Concilio Vaticano II, ne’ di sottoporre lo stesso ad analisi, critiche o esaltazioni di vario tipo: è stato del resto un concilio pastorale che non ha affermato alcunché in campo teologico e/o dogmatico e che nel chiedere la riforma di taluni aspetti della liturgia, riforma che ha seguito e non accompagnato il Concilio, non ha mai abolito il rito antico.

Del resto, se così non fosse, sarebbe stato impossibile consentire le celebrazioni tradizionali attraverso il motu proprio “Ecclesia Dei” di Giovanni Paolo II; celebrazioni che vedono una crescente partecipazione e richiesta proprio per il bisogno di sacro che si manifesta sempre più chiaramente di fronte alla tragedia umana del nichilismo.

Non è indifferente, poi, il recupero della tradizione del canto gregoriano: se cantare è pregare due volte cantare il gregoriano è veramente parlare con gli Angeli e come gli Angeli, tanta è la meravigliosa corrispondenza tra il gregoriano, i gesti e le parole della S. Messa tradizionale: che non vuole contrapporsi al “novus ordo” ma che certamente risponde a bisogni e sensibilità assai difficili se non impossibili da soddisfare altrimenti.

L’invito è a provare e a riflettere, senza preclusioni e senza ideologismi che purtroppo incrostano anche il senso religioso di molti cattolici e no.