Durante il recente periodo nel quale questo blog è rimasto silente, non sono certo venute a mancare notizie e segnalazioni, che tuttavia non sono state riprese dopo la riattivazione del servizio in quanto trattate altrove con sufficiente chiarezza; una di queste notizie, che faceva ben sperare, merita comunque di essere riportata e ponderata per i sentimenti e le valutazioni contrastanti che non può fare a meno di suscitare: quella della S. Messa, definita per ora “in latino”, celebrata per la prima volta a Sanremo (IM) il 23 dicembre scorso con prosecuzione ogni quarta Domenica del mese.

E’ stata una vera sofferenza conoscere quella meravigliosa notizia (erano arrivate almeno due segnalazioni dirette) e non poter contribuire a diffonderle in internet, ed una sofferenza ancora più grande è stata non poter riprendere l’enorme successo (chiesa letteralmente e completamente strapiena in un giorno di pioggia e fedeli tornati indietro per non essere riusciti ad entrare); grave motivo di sofferenza, però, è stato anche l’apprendere che la liturgia sarebbe stata stravolta dalla sostituzione delle letture previste dal Messale di S. Pio V e del Beato Giovanni XXIII con quelle tratte dal lezionario paolino e previste per quella Domenica dal calendario del Novus Ordo Missae.

Si è parlato anche di altri “abusi”, che in realtà sarebbero riconducibili più che altro a piccoli errori, ma era pur sempre la prima volta e l’importanza dell’avvenimento superava e supera di gran lunga l’inesperienza, tuttavia la questione delle letture è enorme: il Messale di S. Pio V comprende in se’ le letture uguali per ogni anno, non ha un lezionario a parte per tre cicli annuali; il calendario liturgico delle due forme coincide solo occasionalmente. Inoltre il Motu proprio prevede la “possibilità” di utilizzare la lingua nazionale in una traduzione approvata, non la facoltà di utilizzare il nuovo lezionario; se a tutto ciò aggiungiamo che la scelta delle letture, nel Messale tradizionale, ha come costante il riferimento al sacrificio Eucaristico, risulta che la Messa celebrata a Sanremo non solo non è conforme al Messale detto “di S. Pio V” ma nemmeno al Motu proprio “Summorum Pontificum”, e viene a creare, di fatto, una terza forma di Rito Romano.

Che fare, allora? Attaccare e disconoscere quella Messa in nome dell’evidente e gravissimo abuso? Sorvolare e fare finta di niente in nome del grande successo (che, quasi sicuramente, sarà confermato con le prossime celebrazioni)? Semplicemente ignorare la sua esistenza come se fosse cosa che non ci riguarda? Credo che si tratterebbe di atteggiamenti comunque sbagliati: se è vero che il desiderio comune è che la forma straordinaria del Rito Romano si conservi e si estenda, la condanna pur legittima non contribuisce a risolvere il problema, così come non lo risolve l’assoluzione in virtù dell’alto numero di partecipanti e del gradimento, visto che comunque in questo modo il Motu proprio non è applicato ma stravolto; la mera indifferenza, infine, rischierebbe di contribuire alla perdita di un’ottima occasione ed alla fissazione di qualcosa che, comunque lo si voglia chiamare, è un grave errore suscettibile, tra l’altro, di costituire un precedente al quale qualcuno potrebbe appellarsi per svuotare di significato il Motu proprio.

Non resta, allora, che pregare e cercare in tutti i modi di rimettere ordine nelle prossime celebrazioni con le letture del Messale tradizionale (in latino o in italiano) e del calendario liturgico corrispondente, sostenendo prima di tutto quanti comunque si sono adoperati per ottenere l’applicazione del Motu proprio, che meritano almeno i complimenti per l’impegno e la comprensione per essersi trovati a gestire una questione tutt’altro che facile; certamente non si può dire che l’obiettivo sia stato raggiunto né negare che la situazione possa essere gravida di sviluppi potenzialmente negativi, ma è proprio per questo che occorre un impegno generale, per quanto ciò sia possibile ed opportuno, senza limitarsi agli ovvi auguri agli amici sanremesi ed alla speranza di poter, già dalla quarta Domenica di gennaio, indicizzare la S. Messa di Sanremo (Chiesa di S. Stefano, PiazzaCassini) tra quelle in piena applicazione del Motu proprio.

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