“Tuttavia, mentre, per i salutari frutti che ne derivano, l’apostolato liturgico Ci è di non poco conforto, il Nostro dovere Ci impone di seguire con attenzione questo “rinnovamento”, nella maniera nella quale è da alcuni concepito, e di curare diligentemente che le iniziative non diventino né eccessive né difettose. Ora, se da una parte constatiamo con dolore che in alcune regioni il senso, la conoscenza, e lo studio della Liturgia sono talvolta scarsi o quasi nulli, dall’alto notiamo con molta apprensione che alcuni sono troppo avidi di novità e si allontanano dalla via della sana dottrina e della prudenza.
Giacché all’intenzione e al desiderio di un rinnovamento liturgico, essi frappongono spesso principi che, o in teoria o in pratica, compromettono questa santissima causa, e spesso anche la contaminano di errori che toccano la fede cattolica e la dottrina ascetica“. (Mediator Dei, 7-8)

Due anni dopo la fine delle ostilità in Europa, Papa Pio XII, considerando i numerosi e crescenti abusi di quanti tentavano di annettere e guidare il Movimento Liturgico – abusi che si erano intensificati e moltiplicati negli anni ’30 e durante la guerra, particolarmente in Gernania, in Belgio ed in Francia – ritenne che fosse giunto il tempo di riprendere il controllo del movimento e di impedire e debellare le sue bizzarre deviazioni.
Erano passati più di quarant’anni da quando le austere nisure attraverso cui Papa S. Pio X (che sarebbe stato presto beatificato e canonizzato da Papa Pacelli) aveva orientato con successo il grande impulso che aveva caratterizzato il Movimento Liturgico fin dagli inizi nel secolo precedente, guidandolo verso il suo vero e tradizionale scopo: “la santità e la dignità del tempio dove i fedeli si riuniscono senza altro fine che quello di acquisire quelo spirito dalla sua primaria ed indispensabile fonte, costituita dalla partecipazione attiva ai santissimi misteri e dalla preghiera pubblica e solenne della Chiesa” (Motu proprio Tra le Sollecitudini, 1903).

Pio XII percepì chiaramente come i peggiori aspetti del modernismo, come pure diverse idee liturgiche riconducibili al giansenismo, avessero infiltrato il Movimento Liturgico; o, piuttosto, come le misure adottate da S. Pio X fossero state tanto efficaci a contrastare quegli aspetti da consentire la loro sopravvivenza soltanto come corruzioni del Movimento Liturgico. La “Mediator Dei “ fu, allora, un atto solenne per contenere nei limiti dell’ortodossia le forze centrifughe che stavano causando storture e scandalo nella Chiesa.

Tuttavia non sarebbe corretto limitare questa maestosa enciclica al pur necessario scopo di limitare gli abusi del Movimento Liturgico: fu, prima di tutto, un gigantesco e insuperato documento papale sulla liturgia, attuale oggi come allora anche in relazione al recente Motu proprio “Summorum Pontificum” di Papa Benedetto XVI ed alle polemiche che qualcuno, con poca o con fin troppa accortezza, ha ritenuto di dover innescare nei confronti del Sommo Pontefice.

Con qualche giorno di ritardo sul “sessantesimo compleanno” dell’enciclica (20 novembre) ne riproponiamo il testo insieme all’intervista rilasciata da Mons. Ranjith all’Osservatore Romano, interessante anche per gli aspetti di attualità legati proprio alla “Summorum Pontificum”

Prossimamente, con l’esaurirsi della “Breve storia della Messa Romana” al cui termine mancano solo due puntate, verranno pubblicati altri commenti e/o documenti sull’argomento.

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