Di seguito è riprodotto l’articolo comparso oggi 29 ottobre sull’edizione del Levante del Secolo XIX: con sodisfazione per Chiavari, per Padre Corti, per tutti quelli che si sono prodigati e si prodigano per mantenere vivo e diffondere un grande tesoro, per chi solo ora comincia ad apprezzarlo… Grazie, Madonna dell’Orto!

IL SECOLO XIX 29 ottobre 2007

A Chiavari la messa in latino si dice per cento
Tanti ogni domenica arrivano anche da fuori città per seguire la celebrazione dai padri Scolopi

di Debora Badinelli

CHIAVARI. La messa tridentina piace. Dallo scorso 7 ottobre i padri Scolopi di via Rivarola a Chiavari, accogliendo l’invito di Papa Benedetto XVI, hanno ripristinato il rito romano antico. La celebrazione eucaristica delle 17 della domenica, infatti, è in latino e i fedeli non si spaventano, anzi. Ogni settimana la chiesa si riempie di un centinaio di persone e tra le panche non ci sono solo fedeli con i capelli bianchi che ricordano quando il rito antico era l’unico, ma anche famiglie con bambini, liceali e universitari. Accorrono anche dai Comuni vicini. La notizia, infatti, è stata diffusa via internet attraverso siti e blog gestiti da gruppi di cattolici. A seguito della pubblicazione del motu proprio “Summorum Pontificum” che permette l’uso della messa in latino secondo il rito anteriore alla riforma liturgica, è stato proprio un gruppo di fedeli a sollecitale il rettore, padre Olivo Palach, affinchè garantisse alla comunità religiosa che frequenta la chiesa di San Giuseppe Calasanzio la possibilità di partecipare alla messa tridentina.
«Una richiesta che è arrivata anche da diversi giovani – spiega il rettore – e che ho assecondato, affidando la celebrazione a padre Candido Corti». Milanese d’origine, 83 anni, da 59 anni sacerdote, ex docente di religione in un liceo classico della Sardegna, regione in cui ha vissuto 45 anni, padre Corti non diceva la messa in latino dal 1962, dall’entrata in vigore della riforma del Secondo Concilio Vaticano in cui si decise l’introduzione della lingua volgare per favorire la comprensione collettiva. «Qualche formula ho dovuto ripassarla – ammette – ma non è stato un problema. La messa in latino è per l’èlite, ma a Chiavari sono in tanti ad apprezzarla».
Sulla scelta elitaria, molti fedeli presenti alla funzione di ieri alle 17 non si sono detti d’accordo. «Non è la lingua che conta, ma la profondità del rito che viene compiuto», assicura l’architetto Domingo Tonini. Secondo l’avvocato Massimo Mallucci il rito romano antico «ricongiunge a tutte le generazioni che ci hanno preceduto attraverso i secoli e che hanno pregato allo stesso modo». «Ci sentiamo molto vicini al celebrante – aggiunge – che sale l’altare per creare l’unità fra i fedeli e il Signore».
Tra coloro che hanno sollecitato il ritorno all’antico c’è uno studente venticinquenne. «La messa in latino – dice – rappresenta un approfondimento. Unisce persone di diversa nazionalità e fa pregare a una voce». L’universalità della lingua è uno dei punti sui quali insistono gli estimatori. «E’ un valore che prescinde dalla preparazione culturale di chi assiste alla messa – spiega Maria, una frequentatrice abituale della chiesa di San Giuseppe Calasanzio – quando vado all’estero, cerco le chiese dove si celebra in latino». Per Dino e Franca, una coppia proveniente da fuori città solo per assistere alla messa, «si tratta di una piacevole abitudine ritrovata». Giovanni Quenti, 74 anni, arriva da Caminata di Ne e sceglie la chiesa di via Rivarola per rivivere un rito al quale partecipa da giovane.

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