Siamo giunti alla nona puntata (La Riforma di S. Pio V) della Breve storia della Messa Romana di Michael Davies, traduzione dell’estratto operato dalla Latin Mass Society of England and Wales e pubblicata da Tan Books in inglese, disponibile dal collegamento al termine di questa introduzione.

Le puntate precedenti sono state pubblicate l’11 luglio, il 17 luglio, il 25 luglio, il 2 agosto. il 10 agosto, il 10 settembre, il 23 settembre e il 21 ottobre. La pubblicazione della decima puntata (di 12) è prevista, salvo contrattempi, entro la fine della prima settimana di novembre.

Il brano pubblicato oggi è assai significativo nel dibattito riacceso dal Motu proprio “Summorum Pontifucum”, che ha visto molti “ultras” della Messa “paolina”, fra essi purtroppo anche alcuni vescovi e sacerdoti, riprendere la denigrazione sistematica del “rito tridentino” nonostante le chiare parole del Santo Padre. Davies, in accordo con Fortescue, evidenzia come centrali nella liturgia la Presenza Reale, il Sacrificio Eucaristico e tutti gli insegnamenti sull’Eucaristia che i Padri vollero immutabili, che nessun papa o concilio ha mai mutato e che furono rigettati dai protestanti; ebbene, senza volontà di polemica – anche perché di lega fin troppo bassa – e ritenendo di avere ottime ragioni per sostenere la diffusione del “rito tridentino” senza dover per questo attaccare pretestuosamente il Novus Ordo, viene da chiedersi se un tale monumento di teologia e di dottrina, scaturito da secoli di sviluppo, possa essere ritenuto “incompatibile” con la Chiesa di oggi e, addirittura, “forma distorta” (Espressione del Vescovo di Caserta Mons. Nogaro, ripresa da più quotidiani e mai smentita): forse in alcune menti, anche se in nessun documento, qualche verità è cambiata o qualcuna è più vera di altre? E se non è così, dove stanno il “distorcimento” o l’”incompatibilità”?

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