Di seguito pubblichiamo, grazie alla segnalazione degli amici di Una Voce, la lettera di Mons. M. Agostini, della Segreteria di Stato Vaticana, comparsa il 23 settembre sul quotidiano veronese “L’Arena”.

Il motu proprio di Benedetto XVI sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970 è stato accolto con grande consenso, ma anche con qualche manifestazione di dissenso e di preoccupazione. Il Papa prevedendo alcune di queste obiezioni, nella lettera inviata ai Vescovi, ha spiegato con longanimità, chiarezza e schiettezza l’intento del motu proprio.

Non è mancata, tuttavia, la piccata riproposta di usurate questioni paventanti infondati timori. A fronte dell’interesse riservato alla questione dai mezzi della comunicazione e dagli intellettuali liberi, si osserva l’assoluto silenzio dei pulpiti, quasi che oltre al latino non si sapesse nemmeno più l’italiano scritto e orale. Su questo punto il contropiede del Santo Padre: “La nostra bocca vi ha parlato francamente, Corinzi, e il nost ro cuore si è tutto aperto per voi. Non siete davvero allo stretto in noi; è nei vostri cuori invece che siete allo stretto…Rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore” (II Cor 6,11-13).

Si percepiscono gli armonici del passaggio centrale del famoso Discorso di Ratisbona, ossia la citazione dell’imperatore Manuele II Paleologo: “Non agire secondo ragione, è contrario al la natura di Dio”. La ragione aiuta a cercare la verità sinceramente e semplicemente, aiuta a capire, ad agire, a parlare e a scrivere. Leggi tutto

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