La festa del 29 settembre è la più antica delle feste consacrate a S.Michele; essa ricorda la dedicazione dell’antico e venerabile santuario nel suburbio di Roma al santo Arcangelo.
La Messa che era stata composta per la circostanza, passò poi alla XVIII domenica dopo Pentecoste; quella attuale ha molte parti in comune con quella dela festa dei santi angeli custodi che si è per lungo tempo confusa con essa.
Il nome Michele (in ebraico: “chi è come Dio”) ricorda il combattimento tra l’arcangelo, “principe della milizia celeste”, e il demonio. Nel combattimento che continua tra il bene e il male, Cristo ha per alleati S. Michele e i suoi angeli, la Chiesa e i santi; dalla parte opposta sono Satana e i demoni con tutti i loro alleati.
Noi siamo personalmente impegnati in questo combattimento; spetta a S. Michele e ai suoi angeli l’aiutarci affinché non periamo nel giorno del giudizio. Quando il cristiano sta per lasciare questa vita, la Chiesa domanda che il vessillifero S. Michele l’introduca nella luce celeste; di qui l’uso di raffigurarlo con la bilancia della giustizia divina su cui sono pesate le anime.
S. Michele presiede al culto di adorazione che si rende a Dio; S. Giovanni nell’Apocalisse lo ha visto vicino all’altare con un turibolo d’oro in mano; egli fa ascendere a Dio come incenso la preghiera dei santi.

(Tratto dal Messale Romano Quotidiano” di Dom Gaspare Lefebvre, O. S. B., a cura dell’ Apostolato Liturgico di Genova, ed. Marietti, 1963).

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