Subito dopo l’uscita del Motu proprio “Summorum Pontificum” Mons. Rifan, Vescovo dell’Amministrazione Apostolica di S. Giovanni Maria Vianney a Campos, in Brasile, ha rilasciato u’intervista agli autori del blog americano “Rorate Caeli“.

L’Amministrazione Apostolica, istituita da Giovanni Paolo II per il clero ed i fedeli legati alla forma tradizionale del rito, “convive” con la Diocesi di Campos con un proprio Vescovo (Mons. Rifan, appunto) ed un proprio Seminario.

L’esperienza riassunta da Mons. Rifan ed in precedenza ricordata dal Card. Castrillon Hoyos e dal Santo Padre è la migliore risposta a quanti si stanno affannando a preconizzare contrasti insanabili e pericoli per l’unità della Chiesa a seguito della promulgazione del Motu proprio e dimostra come le due forme di Rito, il clero ed i fedeli legati all’una o all’altra forma possano non solo convivere ma farlo da buoni fratelli che si aiutano reciprocamente.

Ai più tenaci oppositori delle disposizioni del Santo Padre, che propongono addirittura una sorta di “obiezione di coscienza” in nome – si badi bene – di una Chiesa che dovrebe raccogliere e valorizzare le istanze del popolo di Dio (a patto, ovviamente, che non chieda la forma straordinaria del Rito Romano: in tal caso deve prevalere l’obbedienza, non si sa bene a chi) lasciamo volentieri tutto l’armamentario di sciocchezze su fantomatici pericoli per l’unità della Chiesa, come lasciamo ai valenti linguisti nonché studiosi di semiologia liturgicale loro dotte e per noi troppo elevate disquisizioni per ancorarci ai più democraticamente comprensibili fatti quotidiani, apprezzando quelli che da Campos ci giungono attraverso l’intervista a Mons. Rifan.

Vai all’intervista a Mons. Rifan

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