L’articolo che segue, comparso su “The Latin Mass” di agosto/settembre 2000, è di Padre Chad Ripperger, della Fraternità Sacerdotale S. Pietro, docente di teologia morale e filosofia nei Seminari della Fraternità e diocesano di Lincoln (Nebraska), dove risiede.

Nei prossimi giorni sarà pubblicata anche la traduzione delle note, che potranno far comprendere meglio qualche punto non chiarissimo dell’articolo (scritto in un americano a volte più familiare e gergale che specialistico) ed anche mitigare quelle che potrebbero apparire punte di durezza poco giustificata.

Sarebbe stato forse più naturale attendere ancora un po’ di tempo e pubblicare le note insieme all’articolo (questa sarà, ovviamente, la forma definitiva), tuttavia alcune osservazioni si prestano assai meglio così alla riflessione ed al dibattito.

 

Spesso affiorano perplessità quando un cattolico, che cerca di uniformarsi agli insegnamenti e alla ragione della Chiesa, si trova in una chiesa cattolica costruita o restaurata di recente e vede, nello “spazio della celebrazione”, come si chiama ora, due altari separati di uguali dimensioni. La confusione nasce perché nella sua conoscenza della teologia cattolica non sembra esistere alcuna necessità di due altari. Chi ha costruito gli altari li vede come espressione della presenza di Cristo sia nell’Eucaristia che nella Parola. Ecco perché le distinzioni filosofiche nella liturgia sono di primaria importanza: chi non è capace di operare la distinzione tra presenza sostanziale ed implicita delle cose, cadrà probabilmente in errore su come lo “spazio liturgico” dovrebbe essere organizzato. Ma il problema sembra essere più profondo, perché senza una chiara comprensione delle nozioni filosofiche è virtualmente impossibile impegnarsi in una discussione sulla liturgia in senso veramente cattolico. Per questa ragione il lavoro che segue considera l’impatto della riflessione filosofica moderna sullo sviluppo della liturgia.

CAUSA METAFISICA

Poiché la Chiesa, nella sua saggezza, ha indirizzato i filosofi cattolici verso il tomismo (1) in modo di evitare l’errore (2) e offrendo una filosofia cristiana veramente perenne (3), dovremmo guardare la filosofia di S. Tommaso (1) come il principio col quale giudicare la riflessione filosofica moderna. Inoltre, considerata la relazione della liturgia con la riflessione filosofica, possiamo chiederci il perché delle così tante opinioni e varianti liturgiche. La prima possibilità logica, che sembra sempre più quella giusta, è che la gente non creda quello che crede la Chiesa e, di conseguenza, ci sia una disparità tra ciò che si fa e ciò che dovrebbe essere fatto nella liturgia della Chiesa Cattolica. In altre parole, poiché alcuni non credono agli insegnamenti della Chiesa, la loro azione liturgica non è adatta ai misteri presenti. Le loro azioni liturgiche, piuttosto, riflettono una diversa credenza e, di conseguenza, ciò che fanno è liturgicamente inappropriato. Di converso, poiché molti sacerdoti hanno sistematicamente abusato delle leggi ecclesiastiche sulla liturgia, i laici hanno provato confusione, non soltanto su ciò che è liturgicamente appropriato ma, in aggiunta e di conseguenza, sono diventati confusi su ciò che è adatto alla Fede Cattolica finché la stessa Fede non sarà rivelata attraverso l’azione liturgica.

Anche se questo è vero, dobbiamo porci una domanda ovvia: perché accade che persone fedeli e leali verso la Chiesa e per intenti e propositi amano, promuovono e ricercano l’ortodossia, non sono d’accordo su quello che dovrebbe essere fatto nella liturgia? Ci sono due possibilità: la prima, abbastanza legittima, secondo la quale c’è una varietà di vie utili a rivelare lo stesso mistero nell’azione liturgica (4) e di conseguenza azioni liturgiche diverse ma non contraddittorie possono adattarsi ai misteri della liturgia. L’evidente esistenza di vari riti nella Chiesa è una dimostrazione di questa verità. La seconda possibilità logica per la differenza di opinioni liturgiche in quanti sono ortodossi è che siano stati influenzate dalla metafisica e dalla filosofia moderna/non realista che ha governato gli ultimi 70 anni di cambiamenti liturgici (5). Negli ultimi quarant’anni, il ruolo della filosofia e della metafisica non realista si è effettivamente accresciuto ed è diventato parte integrante della liturgia; di conseguenza c’è stata, nella liturgia, un’erosione di idoneità.

Sembra che a governare le forme correnti di liturgia, e, di conseguenza a causare una minore idoneità della stessa, ci siano quattro correnti metafisiche o filosofiche moderne. La prima è una sorta di nominalismo nel quale la conoscenza dell’essenza delle cose è del tutto incerta o addirittura rifiutata. Questa metafisica si traduce in una sorta di “sincretizzazione” della liturgia nella quale l’azione liturgica non deve mai urtare la suscettibilità di alcuno poiché, in definitiva, non possiamo conoscere ciò che Dio ha realmente rivelato né alcun’ altra cosa rilevante in questa materia (6). Di conseguenza si introducono elementi contraddittori per soddisfare la gente a livello emotivo, affinché ciò che crede non sia trascurato od offeso

La seconda forma di metafisica è quella del razionalismo, che ha causato il verificarsi di un’astrazione non solo nell’arte religiosa, che trova posto nelle chiese, nei paramenti, nella scultura etc., ma proprio negli stili architettonici utilizzati. Se non si utilizza la metafisica realista, allora la liturgia, e di conseguenza lo “spazio di preghiera”, non sarà disegnato per essere conforme alla realtà. Ecco perché gli spazi più sacri si trovano in mezzo alle chiese piuttosto che in testa ed elevati a significare la corte celeste (7). Inoltre, poiché i sensi non sono importanti, non saranno usati per elevare la mente e il cuore a Dio durante la liturgia. Questa è una delle ragioni per le quali le campane e l’incenso sono del tutto svaniti. Le campane suscitano non solo un atteggiamento di ascolto verso il cielo ma orientano anche l’attenzione all’azione liturgica per mezzo delle facoltà usditive. Inoltre, l’incenso effonde un odore dolce che dà alla mente l’impressione della celeste dolcezza della grazia di Dio e dell’elevarsi delle nostre preghiere a Dio (8).

La terza corrente filosofica, che ha avuto un grande impatto, è l’empirismo. Questa filosofia, essenzialmente, afferma che non c’è nulla oltre i sensi e così la ricerca di ciò che va oltre i sensi è futile (9). Questa filosofia porta ad un effetto do “orizzontalizzazione” e di svuotamento delle dimensioni trascendentali della liturgia (10) che da nulla è meglio espressa che dalla mancanza di un corretto orientamento dell’altare (11). Inoltre, se non ci sono reali verità sovrannaturali alle quali dobbiamo aderire, allora non è giusto che sia il sacerdote a compiere tutte le funzioni; ecco perché il ruolo dei laici è diventato eccessivo; in una parola, il ruolo dei laici è stato malinteso per un’influenza materialista/empirista word, che non ha posto per il trascendente. Se il sacerdote non è segnato con un marchio (spirituale) indelebile, egli non è “più in alto” di chiunque altro e non dovrebbe “dominare” la liturgia. Se la comprensione di qualcuno non include l’insegnamento spirituale/trascendente della Chiesa sulla natura del sacerdozio, allora quella persona non crederà che in questo ci sia qualcosa di realmente diverso e che non deve assumere un ruolo che per natura implica una differenza con la laicità.

Un’ultima metafisica, molto diffusa e che sembra influenzare anche i meglio intenzionati, è la riflessione metafisica storicista di Hegel. Hegel essenzialmente insegnò che c’ una sostanza in stato di costante flusso. Questo flusso è un processo che va da una tesi a un’antitesi, che è l’opposto della tesi originale, e finalmente a una sintesi delle due. Ciò significa che ogni cosa sta cambiando e nulla può essere aiutato se non col cambiamento. Di conseguenza, cercare di tornare ad uno stato di cose precedente è impossibile, futile e folle da immaginare (12).

Questo storicismo ha portato a effetti catastrofici. Sembra essere stato adottato quasi per intero, non necessariamente come principio esplicito o filosofia, ma almeno come principio implicito (13). L’adozione di questo principio portala costante cambiamento della liturgia e alla conseguente certezza che essa debba essere nuova o mutevole per essere vera e rilevante per la natura interamente storica della liturgia. Questo significa inoltre l’immediata eradicazione delle leggi ecclesiastiche quando non possano aiutare la necessità di un costante cambiamento e inibiscano la “crescita liturgica” di una particolare situazione (14).

EFFETTO LITURGICO

Il nuovo rito, purtroppo, non sfugge alle metafisiche ed alle filosofie non realiste. Perfino se non considerando le promulgazioni post rituali (15) come parti originali del Nuovo Rito, non di meno l’effetto di “orizzontalizzazione” è chiaro. Il raffronto delle preghiere ha mostrato come il sacro e il soprannaturale siano stati rimossi dai propri (16). La metafisica hegeliana trova posto nelle numerose opzioni consentite, perché le opzioni facilitano un costante cambiamento della liturgia. Mentre è vero che certe opzioni erano consentite nel rito precedente, come nelle Messe Votive etc., l’opzione non era parte integrante del rituale come sembra essere nelle nuove forme della liturgia.

Inoltre c’ una distorsione razionalistica che agisce in profondità quando realtà e segni non spirituali (la lingua è una di questi) significano molto poco, come il cambiamento nel rito della Comunione dalla forma precedente (17) a “Corpus Christi,” con il comunicando che risponde “Amen.” Il motivo per il quale si tratta di una distorsione è che se capiamo il significato ebraico del termine, esso può implicare qualcosa di materialmente eretico. Quando il sacerdote dice “Il Corpo di Cristo” e il comunicando risponde con “Amen” (18) c’è qualcosa che implica una qualsivoglia mancanza di certezza sul fatto che sia effettivamente il Corpo di Cristo. Molti credono che si tratti della forma contratta del precedente rito di Comunione ma esso non implicava ciò che è implicito nel nuovo.

La nostra intenzione non è di analizzare punto per punto il Nuovo Rituale perché tale analisi dovrebbe estendersi troppo per questa discussione ma la nostra speranza è che si possa vedere come le filosofie moderne abbiano un ruolo attivo nel Nuovo Rituale (19) così come promulgato (20). Il rituale della Messa, qualsiasi Messa, è una elemento molto potente di formazione intellettuale su tutto ciò che è coinvolto in essa, dal sacerdote che offre la Messa ai laici che la frequentano. Ciò significa anche che se una metafisica o una filosofia non realista ha influenzato gli elementi della Messa, il popolo e il sacerdote saranno ugualmente influenzati daquella metafisica o filosofia. In effetti, l’intera discussione del rinnovamento liturgico e, ora, della “riforma del rinnovamento”, è stata una completa testimonianza delle diverse filosofie coinvolte.

Per esempio, chi pensa che ci sia bisogno di un nuovo rituale, diverso dal Novus Ordo a causa delle difficoltà che deve sopportare, inerenti ed associate, spesso rifiuta l’idea di una riconnessione con la tradizione (21) e asserisce che “indietro non si torna.”, subendo l’influenza della metafisica hegeliana(22). In altre parole, non vuole la Messa di S. Pio V (tesi) nè quella di Paolo VI (antitesi) ma una nuova Messa che spesso si riferisce ad una combinazione (sintesi) di elementi di entrambi i rituali.

La difficoltà sembra essere il semplice fatto che stanno recitando il Nuovo Rito. Poiché la liturgia è una potente fonte di formazione intellettuale, quanti vi partecipano in modo compatibile o con qualunque coinvolgimento intellettuale o volitivo non possono evitarne gli effetti formativi. In altre parole, perfino se essi non volessero essere influenzati dalle filosofie e dalle metafisiche moderne implicite nella nuova Messa, non potrebbero evitare un ruolo implicito delle stesse nelle loro deliberazioni in materia di liturgia. (23).

Quello che dovrebbe essere evidente è il fatto che dal momento che la metafisica realistica è collassata, ci sono disparità tra ciò che ha luogo liturgicamente e ciò che la Chiesa crede, perché ci sono aspetti della liturgia nei quali le azioni (orandi) e le convinzioni (credendi) non sono congruenti. Senza una metafisica e un’epistemologia realista non ci si può arrabattare per l’appropriatezza liturgica, perché manca l’intenzione di garantire che le nostre azioni e i nostri segni corrispondano alle realtà spirituali (24). Soltanto un realismo che affermi che l’uomo può conoscere le cose attraverso i suoi sensi potrà sempre consentire un approccio adeguato alle materie liturgiche.

SOLUZIONE FILOSOFICA

Dove lascia, tutto questo, i membri della Chiesa? Sembra che l’unica soluzione sia ricongiungersi in modo vivo alla tradizione (25). Non prendendola e adattandola a qualche nuova forma della liturgia ma ricongiungendoci alla nostra tradizione nel senso più pieno e offrendo solo quelle forme liturgiche non imbevute di filosofia non realista. Quando la metafisica e la filosofia realista attive nelle antiche liturgie sono radicate negli aspetti più intimamente connessi alla liturgia stessa(26), allora con “ansia e trepidazione” la Chiesa può considerare se un cambiamento è veramente necessario. Solo a quel punto l’appropriatezza contenuta nell’ agere sequitur esse liturgico sarebbe compresa e tradotta nel senso proprio di principio operativo ed applicata a qualunque deliberazione liturgica

Father Chad Ripperger. E mail: cripperger@alltel.net

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