Nel continuare la pubblicazione di documenti sul S. Rosario, dopo la “breve storia” dello stesso, è parso opportuno approfondire l’argomento del Rosario certosino: non certo per contrapporlo o preferirlo a quello domenicano ma per fornire un altro elemento di conoscenza ed un altro strumento di preghiera, capace di fornire un’utile risposta all’esigenza di una meditazione personale.

Un sentito ringraziamento a Padre Antonio Zaffino, della Certosa di Serra S. Bruno (www.certosini.info).

IL ROSARIO CERTOSINO

Notizie storiche e significato spirituale

Tra le preghiere, che nel corso dei secoli, a partire dagli inizi del secondo millennio, hanno conosciuto una maggiore diffusione nell’Occidente cristiano, il Rosario è certamente la più amata. Attraverso di essa tanti cristiani hanno risposto all’esigenza interiore di una preghiera contemplativa, capace di condurre il cuore alla comunione con il Signore nella semplicità e nella purezza.
Negli ambienti monastici, dove la ricerca della comunione con Dio costituisce l’unica occupazione, la forma di preghiera più importante per giungere a tale scopo è stata sempre la recita dei 150 Salmi di Davide. Attorno agli ambienti monastici si trovarono sempre però gruppi di laici desiderosi di preghiera contemplativa e continua, ma bisognosi di trovare forme adatte alle loro esigenze, cultura e ritmi di vita. La maggior parte degli storici fa risalire le origini del Rosario al IX secolo in Irlanda. Essendo pochi i laici che sapevano leggere e scrivere ed essendo i 150 Salmi troppo lunghi per essere imparati a memoria, verso l’anno 850 un monaco irlandese suggerì la recita di 150 Padre Nostro al posto dei 150 Salmi. Dopo poco tempo il clero e i laici in altre parti d’Europa, come ad esempio nei paesi renano-fiamminghi, cominciarono a sostituire al Padre Nostro, come preghiera ripetitiva, il Saluto Angelico, che è la prima parte della nostra Ave Maria. Per conservare alla preghiera quella dimensione contemplativa ed evitare che le eccessive ripetizioni la rendessero meccanica, le 150 preghiere, chiamate Salterio del Padre Nostro o Salterio di Maria a seconda della formula usata, furono ridotte a 50. L’insieme di 50 preghiere fu chiamato Rosario.
Verso il 1365 Dom Enrico Kalkar, monaco della Certosa di Colonia e visitatore dell’Ordine raggruppò i 150 Saluti Angelici in decine e pose un Padre Nostro prima di ogni decina. Questo metodo fu fatto conoscere al priore della Certosa di Londra e da qui si diffuse in tutta l’Inghilterra e poi in Europa. Verso il 1409 un giovane novizio della Certosa di Treves, Domenico Helian detto il Prussiano, per aiutare il suo spirito nel raccoglimento interiore in un momento difficile della sua vita religiosa, dietro consiglio del suo priore Dom Adolfo d’Essen, associò ad ogni saluto angelico, dopo il Nome di Gesù, una clausola che richiamava un mistero della Sua vita. L’uso di tali clausole era già comparso nel 14° secolo in ambiente cistercense, che ne aveva proposte circa 90, ma il certosino Domenico diede a questo metodo una vera e propria sistematizzazione componendo, per desiderio dei suoi confratelli fiamminghi, amanti del Salterio di Maria, una serie di 150 clausole divise in 3 sezioni corrispondenti ai Vangeli dell’infanzia di Cristo, della Sua vita pubblica e della sua Passione-Risurrezione.
Le 50 clausole di Domenico il Prussiano, che vennero a costituire il Rosario certosino, contengono tutti gli aspetti della vita di Gesù. Lo stesso Domenico, proponendo tale metodo di preghiera ne chiarì lo spirito: “Non bisogna molto fermarsi sulle parole utilizzate qui o là nell’enunciato dei punti di meditazione. Ognuno può a suo gradimento, secondo la propria devozione, prolungare, abbreviare o anche modificare la materia in un modo o nell’altro, ciò dipende per ciascuno dal tempo che si ha e dalle disposizioni nelle quali ci si trova”. È chiaro che si tratta dell’autentico spirito contemplativo che tende alla preghiera silenziosa in cui l’anima rimane interiormente attenta alla Presenza del Signore, totalmente immersa nell’esperienza del Suo Amore. La recita vocale è solo uno strumento per giungere a tale raccoglimento e può quindi essere interrotta quando l’anima sente di essere in Dio nel silenzio e ripresa quando sente di avere nuovamente bisogno di concentrarsi e orientarsi a Lui. Non è quindi neanche obbligatoria la recita di tutte le 50 Ave Maria, essendo più una questione di qualità che di quantità.
I certosini diffusero largamente questo metodo di preghiera. Originariamente l’Ave Maria terminava dopo la clausola, seguita dall’Amen e dall’Alleluia, perché non si era ancora diffusa la seconda parte di questa preghiera. Bisogna precisare che anche la seconda parte dell’Ave Maria è nata all’interno dell’Ordine Certosino, risultando come composizione di invocazioni e domande trovate per la prima volta in un breviario certosino del 13° secolo (“Sancta Maria ora pro nobis”, “Ora pro nobis peccatoribus”, “Sancta Maria Mater Dei”, “Nunc et in hora mortis. Amen”). Si può, dunque, dire a ragione, che il Rosario è una preghiera nata in Certosa, Ordine monastico, che per l’estrema purezza e semplicità dello stile di vita, orientato a Dio come Unico e Sommo Bene, ha sempre avuto un legame specialissimo con la Santa Vergine, riflettendone come grazia di somiglianza la Sua Anima contemplativa unita più di tutte le creature al Suo Cristo Signore nello Spirito Santo.
Per diffondere questo metodo di preghiera i certosini riportarono due racconti di visioni. Il primo riprendeva una storia conosciuta fin dal 13° secolo: un monaco certosino in viaggio si ferma in una foresta per recitare le 50 Ave Maria che ha l’abitudine di offrire ogni giorno alla Vergine. Sopravviene un brigante, che gli prende il cavallo e tutto ciò che ha e poi sta per ucciderlo, “quando vede una dama, molto bella che teneva in mano uno di quei nastri che servono a fare corone. Ad ogni Ave che il monaco recita Lei raccoglie sulle Sue labbra una rosa che attacca al nastro. Quando la corona di 50 rose è finita, se la mette sulla testa e sparisce. Il ladro si avvicina al monaco e l’interroga riguardo a quella donna. Il monaco gli dice quello che stava facendo ma lo assicura di non avere visto niente. E l’altro comprendendo che poteva essere la Madonna gli restituisce tutto.”
Il secondo è il racconto di una visione che avrebbe avuto Adolfo di Essen, verso il 1429 e a partire dalla quale si aggiunse l’Alleluia dopo l’Amen alla fine di ogni clausola: la Vergine si trova circondata da tutta la corte celeste che le cantava il Rosario con le clausole di Domenico. Al Nome di Maria, tutti inchinavano la testa; a quello di Gesù piegavano i ginocchi; infine, terminavano il canto delle clausole con un Alleluia. Tutti rendevano grandi azioni di grazie a Dio per tutti i frutti spirituali prodotti da questa recita, e gli chiedevano di accordare a coloro che avessero recitato così il Rosario la grazia di un grande profitto per il loro progresso interiore.
Verso il 1470 un domenicano Alain de la Roche, frequentatore dei certosini, scoprì il metodo del Rosario di Domenico il Prussiano, ma confuse questi con S. Domenico fondatore del suo Ordine al quale pertanto vennero erroneamente attribuite le visioni. Si sviluppò gradualmente un Rosario domenicano, trasformando la struttura di quello certosino sulla base del metodo di suddivisione di Dom Enrico Kalkar. Il Rosario domenicano fu formato da 15 misteri, ciascuno dei quali conteneva un Padre Nostro, 10 Ave Maria e un Gloria al Padre. Venne soppresso ogni riferimento alla vita pubblica di Gesù. Le varie indulgenze concesse a questo Rosario dai Papi, convinti della autenticità della visione di S. Domenico, contribuirono a ridurre la diffusione del Rosario certosino, che però non scomparve mai completamente. Del resto in alcune regioni della Germania e della Svizzera, anche nella struttura del Rosario domenicano cominciò a stabilirsi l’uso di clausole aggiunte dopo il Nome di Gesù, che ricordavano quelle di Domenico di Prussia. In effetti fino ai giorni nostri si è notata sempre di più la spontanea esigenza di ritorno al modello originario del Rosario certosino come maggiormente rispondente al bisogno di una preghiera interiore contemplativa che è tanto più intensa e dilatante quanto più è semplice ed essenziale.
Il Rosario certosino è preghiera essenzialmente cristologia. L’introduzione della clausola dopo il Nome di Gesù, ferma l’attenzione del cuore sul Salvatore ed è unicamente a Lui che Maria deve condurci. La recita dell’Ave Maria è come un cammino interiore in cui Maria, la Piena di Grazia ci accompagna fino a Lui, unica meta. Resi capaci di contemplare il Salvatore per il Suo materno aiuto e la Sua Presenza, che ci purifica il cuore, noi rimaniamo con Lui, lasciandoci attirare sempre più profondamente nel Suo Mistero.
Anche gli ultimi Papi hanno sottolineato l’importanza di evidenziare l’aspetto contemplativo e cristologico del Rosario. Nella Marialis cultus Paolo VI afferma: “Senza contemplazione il Rosario è corpo senza anima e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule. Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso che favoriscano nell’orante la meditazione dei misteri della vita del Signore visti attraverso il cuore di Colei che al Signore fu più vicina e ne dischiudano le insondabili ricchezze”. Sembra di ascoltare l’eco delle parole di Domenico il Prussiano quando ha chiarito lo spirito del Rosario comprendente le clausole con i misteri della vita di Gesù. Nella stessa esortazione apostolica Paolo VI ricorda l’uso praticato in alcune regioni di dar rilievo al Nome di Cristo, aggiungendo una clausola evocatrice del mistero meditato, uso recentemente lodato dalla Congregazione per il culto Divino. E Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae lo definisce “un uso lodevole. Esso esprime con forza la fede cristologica applicata ai diversi momenti della vita del redentore. È professione di fede e al tempo stesso aiuto a tener desta la meditazione consentendo di vivere la funzione assimilante insita nella ripetizione dell’Ave Maria rispetto al Mistero di Cristo. Ripetere il Nome di Gesù – l’Unico Nome nel Quale ci è dato di sperare salvezza – intrecciato con quello della Madre Santissima e quasi lasciando che sia Lei stessa a suggerirlo a noi, costituisce un cammino di assimilazione che mira a farci entrare sempre più profondamente nella vita di Cristo”. (n.33).
Le caratteristiche di semplicità ed essenzialità nella struttura del Rosario certosino originario rispondono perfettamente al bisogno di preghiera contemplativa e cristologica lontana dai rischi della ripetitività meccanica. Nel n. 19 della stessa lettera apostolica, Giovanni Paolo II reintroduce, con i 5 nuovi “misteri della luce” gli aspetti della vita pubblica di Gesù originariamente presenti nelle clausole di Domenico il Prussiano e poi soppresse: “Ritengo che per potenziare lo spessore cristologico del Rosario sia opportuna un’integrazione che gli consenta di abbracciare anche i misteri della vita pubblica di Cristo, tra il Battesimo e la Passione. È infatti nell’arco di questi misteri che contempliamo aspetti importanti della Persona di Cristo, quale rivelatore definitivo di Dio. È negli anni della vita pubblica che il mistero di Cristo si mostra a titolo speciale quale mistero di luce. Questa integrazione di nuovi misteri è destinata a fare vivere questa preghiera con rinnovato interesse nella spiritualità cristiana, quale vera introduzione alla profondità del Cuore di Cristo, abisso di gioia e di luce, di dolore e di gloria”.
C’è infine da notare che il Rosario certosino risponde anche all’esigenza di una preghiera ecumenica e di comunione con la sensibilità spirituale dell’Oriente. Per il suo aspetto esplicitamente cristocentrico e per i riferimenti esclusivi alla Sacra Scrittura, da cui è tratta pure la prima parte dell’Ave Maria oltre che le clausole, esso può essere facilmente accettato anche in ambiente protestante. Il Rosario certosino per la sua struttura e il suo ritmo, in particolare per la presenza dell’Alleluia dopo ogni clausola, che rende azione di grazie e lode a Dio per il Suo Amore anche i misteri della Passione, per la sua atmosfera di gioia, non può non ricordare il celebre inno Acatisto, suo equivalente nell’Oriente cristiano e porsi quindi come segno di comunione spirituale.

Come si recita il Rosario certosino

Avendo cercato di sottolineare l’importanza e la bellezza del Rosario certosino originario, quale utile strumento di preghiera contemplativa, proviamo ora a spiegare come può essere efficacemente recitato. Esso non comporta le divisioni in 5 misteri differenti secondo i giorni, ma a ciascuna delle Ave Maria è consacrato un Mistero particolare della vita di Cristo. Si può cominciare la recita con un semplice segno di croce (Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo) oppure con l’invocazione: “O Dio vieni a salvarmi, Signore vieni presto in mio aiuto. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia”, Segue poi la recita dell’Ave Maria, il saluto angelico costituito dalla prima parte di questa preghiera conosciutissima. Dopo il Nome di Gesù si recita la clausola, che fissa l’attenzione del cuore su un mistero della vita del nostro Salvatore e che termina con l’Amen come adesione personale profonda e risposta d’amore a Gesù, rivelatosi in quel Mistero. Dopo l’Amen è consigliabile uno spazio di silenzio di durata più o meno breve, anche solo qualche attimo, a seconda delle possibilità e delle disposizioni personali, per una maggiore interiorizzazione. Si conclude, quindi, con l’Alleluia, che diventa espressione quasi di un moto intimo di esultanza e di ringraziamento sgorgato dal silenzio contemplativo. La recita dell’Ave Maria può essere consecutiva oppure interrotta e ripresa con estrema libertà. Se è consecutiva, dopo le 50 Ave Maria si può recitare il Gloria al Padre e alla fine il Padre Nostro, per dare alla preghiera la sua conclusione trinitaria e dossologica. Chi, pur recitando il Rosario certosino originario, desidera usare anche la seconda parte dell’Ave Maria, può farlo, recitandola prima del Gloria a conclusione dei 50 saluti angelici. Quando invece la recita delle Ave Maria è interrotta, il punto d’interruzione si considera come se fosse l’ultima Ave Maria e si procede come precedentemente spiegato, con la seconda parte del saluto angelico, il Gloria e il Padre Nostro. La ripresa della recita può accadere quando lo si ritiene opportuno. (Chi lo desidera può attuare la divisione in decine delle Ave Maria secondo il metodo di Dom Kalkar, ma è più consigliabile abbandonarsi liberamente al ritmo interiore in compagnia dello Spirito Santo). Il testo delle clausole può essere modificato, o se ne possono aggiungere altre secondo la personale attrazione interiore, essendo questa formula di preghiera più flessibile di quella del Rosario domenicano. Il Rosario certosino si conclude con la preghiera mariana raccomandata dallo stesso Domenico di Prussia.
Ecco lo schema:

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,
il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
E benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù,
concepito dallo Spirito Santo all’Annuncio dell’Angelo. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che insieme a te che lo hai concepito, visitò sant’Elisabetta. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che, vergine di corpo e d’anima, tu hai partorito con gioia. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che hai allattato al tuo seno verginale, adorando in lui il creatore. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che hai avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che gli Angeli celebrarono cantando il Gloria in excelsis, e i pastori visitarono a Betlemme. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che fu circonciso l’ottavo giorno, e ricevette il nome di Gesù. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che i Magi adorarono colmandolo di doni. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
portato da te al tempio e presentato a Dio, suo Padre. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
ricevuto nelle braccia del vecchio Simeone, e riconosciuto dalla santa vedova Anna. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
col quale fuggisti in Egitto, a causa della persecuzione di Erode. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
col quale sei tornato alla tua terra sette anni dopo, avvertita dall’Angelo. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
smarrito a Gerusalemme quando aveva dodici anni, e ritrovato da te nel tempio dopo tre giorni. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che ogni giorno cresceva in età e grazia davanti a Dio e agli uomini. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che Giovanni ha battezzato nel Giordano e indicò come l’Agnello di Dio. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che, avendo digiunato quaranta giorni nel deserto, ha vinto le tentazioni del Nemico. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che, dopo aver scelto i discepoli, annunciò il regno di Dio. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che aprì gli occhi dei ciechi, guarì i lebbrosi, rialzò i paralitici e liberò i posseduti dal demonio. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
i cui piedi furono bagnati di lacrime da Maria Maddalena, asciugati con i suoi capelli, unti col suo profumo. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che risuscitò Lazzaro e altri morti. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
accolto trionfalmente dal popolo nel giorno delle Palme. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che nella mistica Cena istituì il sacramento del suo Corpo e del suo sangue. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che nel giardino, dopo aver pregato a lungo, sudò sangue abbondante. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
andando incontro ai suoi nemici, si consegnò volontariamente nelle loro mani. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
avvinto e legato con forza dagli inviati dei Giudei, e condotto così al gran sacerdote. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che, accusato falsamente, fu bendato, fu colpito e coperto di sputi. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
dichiarato, davanti a Caifa e Pilato, degno del supplizio della croce come un malfattore. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
spogliato delle sue vesti e crudelmente flagellato per ordine di Pilato. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
coronato di spine, rivestito di un manto di porpora e salutato come un re per beffa dai soldati. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
condannato ad una morte infame e condotto al supplizio tra due ladroni. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
inchiodato sulla croce e abbeverato di fiele e d’aceto. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che, pregando per i suoi uccisori, disse: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.” Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che disse al ladrone crocifisso alla sua destra: “In verità, ti dico, oggi sarai con me in paradiso.” Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che disse a te, sua Madre: “Madre, ecco tuo figlio”; e a Giovanni: “Ecco tua Madre.” Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che dall’alto della croce gridò: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?” Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che disse: “Ho sete!”, e dopo aver gustato l’aceto gridò: “Tutto è compiuto.” Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che alla fine esclamò: “Padre, nelle tue mani, affido il mio spirito.” Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che per noi, poveri peccatori, soffrì una morte crudele e dolorosa. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
il cui costato trafitto dalla lancia fece sgorgare il Sangue e l’Acqua per il perdono dei nostri peccati. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
il cui sacro Corpo deposto dalla croce, fu accolto fra le tue braccia secondo una pia opinione. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
il cui corpo avvolto in un sudario e unto d’aromi fu deposto nel sepolcro da uomini pietosi. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
il cui sepolcro fu sigillato e che i giudei hanno custodito. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
la cui santa anima scese agli inferi, per condurre in paradiso i santi patriarchi. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che resuscitò il terzo giorno, riempiendo te, la dolce sua Madre, d’una gioia ineffabile. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che dopo la sua Resurrezione apparve spesso ai suoi discepoli e amici per fortificare la loro fede. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che, davanti a te ed ai suoi apostoli, è salito al cielo e si è seduto alla destra del Padre. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che, come aveva promesso, inviò sui discepoli lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che infine ti ha chiamato a sé, dolce sua Madre, ponendoti alla sua destra e coronandoti di gloria. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che voglia chiamarci dopo questa miserabile vita, noi servi suoi e tuoi, e accoglierci nel regno di suo padre. Amen. Alleluia.
Ave Maria…, Gesù,
che regna col padre e lo Spirito Santo, e con te Santissima Madre, trionfante e glorioso per sempre. Amen. Alleluia.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Padre nostro.

PREGHIAMO.
O Immacolata, sempre benedetta e gloriosa Vergine Maria, Madre di Dio; o Tempio di Dio, il più bello di tutti i templi; o Porta del regno celeste attraverso la quale il mondo intero è stato risparmiato, porgi a me il tuo orecchio misericordioso, e diventa mia dolce protettrice, per me che sono povero e misero peccatore. Sii il mio soccorso in tutti i miei bisogni. Amen.

V/ Signore, ascolta la mia preghiera.
R/ A te giunga il mio grido.

V/ Benediciamo il Signore.
R/ Rendiamo grazie a Dio.

V/ Le anime di tutti i fedeli defunti per misericordia di Dio riposino in pace.
R/ Amen.

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