Il pezzo che segue è tratto dall’articolo apparso su “Le Monde” del 7 aprile scorso, dal titolo “L’Eglise à reculons”. Anche questo, nella sua inconsistenza ed approssimazione, è un documento utile, che non merita alcun commento o che, forse ne meriterebbe fin troppi…

…Benedetto XVI apprezza le tendenze più conservatrici nella sua Chiesa e riprende l’intransigenza romana del XIX Secolo. E’ difficile capire come in Polonia una radio ultracattolica possa impunemente sostenere politiche così estremiste come quelle dei fratelli Kaczynsky. O come, in Spagna, l’episcopato locale attacchi un governo socialista che ritiene uno dei più anticlericali della storia. O come in Italia, dopo le sconfitte degli anni ’70 su divorzio e IVG [aborto], la Chiesa si metta completamente in gioco contro le “unioni civili”.

Un decreto papale liberalizzerà, in maggio, il rito antico della Chiesa (Messa in latino con le spalle al popolo). E’ un provvedimento che terrorizza una maggioranza di cattolici francesi, episcopato in testa, legata all’eredità del concilio degli anni ’60. Se, nella sua recente esortazione apostolica, Benedetto XVI proclama la sua fedeltà al Vaticano II, il suo “legalitarismo liturgico” delizia i militanti della tradizione antica. Ma si tratta di battaglie largamente incomprese da coloro, credenti e no, secondo i quali la vocazione della Cristianità si esprime più attraverso l’aiuto alle popolazioni emarginate che non attraverso questo legalitarismo disciplinare [lettt.: pointillisme], più con l’aiuto a chi soffre che con questa tentazione reazionaria..

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