Di seguito è riportato lo stralcio dell’articolo apparso ieri su http://www.ragionpolitica.it (sito diretto dal “nostro” Don Gianni Baget Bozzo) col titolo Uber Alles , di Gianteo Bordero, nella parte che riguarda la liturgia e il possibile motu proprio papale.

Il motu proprio sulla liturgia

E possiamo pensare che analoghe siano le motivazioni che hanno spinto il Papa a scrivere il motu proprio che «liberalizzerà» la celebrazione della messa secondo il rito di San Pio V, e la cui pubblicazione è ormai prossima, come ha confermato di recente il Segretario di Stato, cardinal Tarcisio Bertone, in una intervista a Le Figaro. Se sul piano della cristologia, infatti, la divisione tra il Gesù della storia e il Cristo della fede ha portato a rendere oscuri i fondamenti della fede stessa, così sul piano della liturgia l’accantonamento dell’antico messale dopo la riforma voluta da Paolo VI nel 1969 ha fatto quasi smarrire il nucleo fondante della celebrazione. In entrambe i casi, si è assistito a una sorta di «soggettivizzazione» del fatto cristiano che ha come messo in secondo piano la centralità di Cristo. Se nel primo caso ciò è risultato evidente con la «privatizzazione» dell’esperienza di fede, nel secondo caso questo aspetto è emerso, ad esempio, col fatto che nella messa «il sacerdote – o il “presidente” come si preferisce chiamarlo – è diventato il vero e proprio punto di riferimento di tutta la celebrazione. Tutto termina su di lui. È lui che bisogna guardare, è alla sua azione che si prende parte, è a lui che si risponde; è la sua creatività a sostenere l’insieme della celebrazione… L’attenzione è sempre meno rivolta a Dio» (Introduzione allo spirito della liturgia, 2001).

Rendere nuovamente accessibile la celebrazione liturgica con il messale di San Pio V, fortemente incentrata sul carattere sacrificale della messa, può così servire a rimettere al centro dell’attenzione l’essenza del cristianesimo, a chiarire che è proprio nel rinnovarsi del sacrificio eucaristico che riaccade continuamente il fatto cristiano, che si rinsalda l’amicizia di Dio con l’uomo, che gli avvenimenti di duemila anni fa sono nuovamente presenti nella storia del mondo e nella vita del credente. In questo modo la liturgia non risulta più essere una parentesi dell’esperienza cristiana, ma diviene luogo e tempo privilegiato di incontro con la realtà del Dio fatto carne, si trasforma in dimensione «cosmica» della vita cristiana, in modo tale che il fedele, partecipando al mistero del sacramento, abbraccia con Dio l’universo intero.

Riscoprire la bellezza del fatto cristiano

Alla luce di queste osservazioni, si comprende perché il libro sul Nazareno e il provvedimento sulla liturgia si muovano nella medesima direzione e indichino lo stesso punto di arrivo: l’invito a lasciarsi coinvolgere dalla bellezza dell’amicizia con Gesù e dell’esperienza cristiana. Questa proposta di bellezza il Papa non si stanca di ripetere e di proporre al nostro tempo, un tempo in cui sembra impossibile dare una risposta definitiva al bisogno di senso che urge al cuore di ognuno.

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