Il breve scritto visualizzabile dal collegamento che segue queste note vuole sintetizzare la condizione della liturgia ai tempi del Concilio di Trento.
Lo scopo non è certo quello di proporre similitudini con quanto accade nella nostra epoca, purtroppo, come quella, non priva di abusi: è invece importante notare come quella riforma non sia stata un’invenzione “a tavolino”, bensì abbia semplicemente ordinato e reso omogenei aspetti che si erano andati evolvendo e magari involvendo nel tempo, oltre a cancellare aggiunte che non trovassero un solido appiglio nella scrittura o nella tradizione.

Tutt’altra cosa quindi da quella riforma che viene dipinta dai detrattori della liturgia tridentina come slegata dalla tradizione del cristianesimo e densa di elementi magico-superstiziosi: è, questa, una lettura intellettualistica (forse intellettualoide) ma la Messa “tridentina” non fu inventata da intellettuali bensì ricostruita da Santi e radicata nella tradizione e nella teologia.

Del resto non si capirebbe come mai, se la lettura qui avversata fosse corretta, il rito di S. Pio V sia non solo sopravvissuto ma praticato ed apprezzato da un numero sempre maggiore di fedeli qui e nel mondo.

Leggi i “Cenni sulla riforma di S. Pio V”

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