Il sorprendente articolo che segue è tratto dal “Commentario Settimanale” di Padre Eberhard von Gemmingen SJ, pubblicato sul sito tedesco della Radio Vaticana il 26 gennaio 2007. Naturalmente, per quanto riguarda il Motu proprio sulla liberalizzazione del rito tridentino, dobbiamo soltanto pregare ed attendere; tuttavia, visto che molti si appassionano ai “segnali” da interpretare, può essere utile riflettere su un commento di prudente ma chiaro disaccordo, particolarmente sull’articolazione della prudenza, visto che quella del disaccordo, per forma e contenuti, non rende certo giustizia alla fama della Compagnia del Gesù.

 

Con tutta probabilità il Papa Benedetto concederà il permesso di celebrare di nuovo il Rito Tridentino, o tradizionale. Sarebbe comunque completamente sbagliato se i cattolici cominciassero a litigare su ciò, alcuni pieni di gioia per questo ritorno, gli altri pieni di rabbia. Occorre sottolineare che il Papa non reintrodurrà a nessun conto la vecchia liturgia né la renderà obbligatoria. Egli è semplicemente dell’opinione che la proibizione del Rito classico, dopo il Concilio, è in contraddizione con la tradizione della Chiesa, perché secondo la sua convinzione i riti possono essere piuttosto sviluppati ma mai abrogati.

L’intera faccenda non riguarda tanto il latino o la celebrazione con la schiena al popolo. Il nuovo rito permette entrambe le cose. Le esatte differenze tra il vecchio e il nuovo rito sono minime e difficilmente riconoscibili se il nuovo, come è permesso, è celebrato in latino e “schiena al popolo”.

E’ mia opinione che il nostro attuale problema, in Europa, è che spesso i fedeli trovano banale la messa, con poco mistero e a volte anche aggiunte arbitrarie al rito. I cristiani con senso estetico desiderano una forma più classica e mistica. Dietro a tutto questo c’è probabilmente il desiderio di una lingua europea che colleghi tutti in una cultura comune. Quando era così u no sapeva che una Messa cattolica a Lisbona era la stessa celebrata a S. Pietroburgo. Uno era libero da qualsiasi sorpresa. Ma ammettiamolo, in quel tempo in milioni prendevano parte diligentemente e piamente alla Messa ma non capivano niente e recitavano il rosario. Il messale tascabile era conosciuto soltanto dagli intellettuali tedeschi e in altri paesi non esisteva. [veramente esisteva eccome! n d. t.]

Il desiderio di assistere alla Messa, attivamente e con comprensione, è buono e molto importante. E’ inoltre mia opinione che nel mondo d’oggi noi sacerdoti dovremmo imparare di nuovo a celebrare il mistero in modo che fede, cuore e ragione fossero usati in uguale misura. Se guardiamo alle chiese nascenti in Africa e in Asia, la celebrazione del rito corretto è un dettaglio insignificante.

Difficilmente posso immaginare che queste giovani chiese vorranno il vecchio rito.

 

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