Abbiamo già registrato il fallimento clamoroso dell’iniziativa di Paolo Farinella, del clero di Genova, di intimidire il Santo Padre mediante una raccolta di firme contro l’eventuale motu proprio per una maggiore lberalizzazione della S. Messa “tridentina”.
Purtroppo è opportuno sprecare ancora un po’ di tempo e di spazio per annotare come il tono aspro e il settarismo abbiano elicitato opposte reazioni, che danno pessima mostra di se’ nella piena evidenza della rete; insieme a commenti pacati ed a qualche manifestazione di ironia intelligente, anche se non proprio “politicamente corretta”, si sprecano le manifestazioni di grettezza, di chiusura, di esclusione, di incomprensione; e tutto ciò per un numero di adesioni che alle 14 di oggi, a fronte di 1909 dichiarate, non arrivava a 1.300 dopo l’espunzione di doppioni, falsi clamorosi, frasi ironiche, turpiloqui vari; se aggiungiamo che tra le adesioni presunte vere (chiedo scusa ma le modalità di raccolta non giustificano certezza alcuna) ne spiccano alcune di persone dichiaratamente non cattoliche o addirittura non credenti, abbiamo chiara la misura dell’insuccesso e dell’immane costo dello
stesso: firme incerte e inutilizzabili, cocci veri e taglienti.
Un costo del quale l’eminente biblista nonchè estensore dell’appello è il primo e principale responsabile: avrebbe potuto prevedere che un appello “politico” e assolutistico come il suo sarebbe stato raccolto e utilizzato soprattutto da chi predilige le categorie della polemica politica indipendentemente da qualunque proposta, che pure esiste nel documento ma che è evidentemente pretestuosa o intempestiva.
Resta soltanto da vedere se l’appello resterà in circolazione con le modalità attuali o verranno presi provvedimenti perché sia evitato almeno il turpiloquio, dannoso e doloroso tanto in latino quanto in italiano.
Varrà forse la pena di pubblicare qualche ulteriore considerazione, per cercare di capire come mai una forma liturgica approvata, accettata e mai abolita possa suscitare tanta acredine e tanto doloroso sonno della ragione da generare incubi e deliri, anche se al momento prevale lo sconforto nel vedere una battaglia tra fratelli.

 

Per concludere riporto il commento di Erminio, che mi sembra ben calibrato e condivisibile.

 

Cui prodest?
Ormai l’iniziativa in sé puo’ considerarsi miseramente conclusa, non altrettanto le intenzioni di fondo e il movente fortemente oppositivo dell’estensore della lettera: aspettiamoci qualche altra sortita. La revanche dei piccoli orgogli mortificati sospinti dalla reazione di una mente imbibita di contemporaneità ideologizzata, il tutto corroborato dalla consapevolezza della propria giustezza morale, ravviverà la creatività pubblicistica del pensatore già di sua tacca polemico: polemica giustificabile in un semplice mortale, ma deleteria nei fini per chi dovrebbe ( toto corde) perseguire esclusivamente gli interessi di Cristo e della sua Chiesa.
Per ragioni di pulizia di stile non condivido alcune espressioni scurrili sulla lista firme in quanto schizzano fango sulle belle e marcate espressioni di dissenso di alcuni post.
Spero che il sacerdote polemista ritorni sui suoi passi e si dedichi al proprio ministero secondo quanto volontariamente accettato al momento dell’imposizione dell’Ordine sacerdotale: santità di vita, preghiera, meditazione quotidiana e diligente disponibilità per la cura delle anime imitando, semmai, la semplicità proficua del santo curato d’Ars e non l’estetismo ideologico dei demagoghi di piazza del momento:
-A che cosa serve stillare le Scritture, mostrare scienza, bello scrivere e poi imbrattarsi nell’ambiguità delle piazze del plagio collettivo?
Speriamo che qualcosa cambi, in meglio… Nulla avviene per caso, anche una goccia lascia una breve traccia.

 

Erminio

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