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Per errore materiale, nel post precedente sulla liturgia Domenica 19 gennaio è stata indicata erroneamente come II Domenica dopo l’Epifania, mentre in realtà si tratterà della Domenica di Settuagesima; la liturgia della Seconda Domenica dopo l’Epifania è invece anticipata a Sabato 18 e le opportune correzioni sono già state apportate.
Al più presto cercheremo di mettere in linea i propri della Domenica di Settuagesima. Insieme alle scuse a tutti per l’involontario errore giungano i ringraziamenti agli amici che l’hanno segnalato!
Durante il recente periodo nel quale questo blog è rimasto silente, non sono certo venute a mancare notizie e segnalazioni, che tuttavia non sono state riprese dopo la riattivazione del servizio in quanto trattate altrove con sufficiente chiarezza; una di queste notizie, che faceva ben sperare, merita comunque di essere riportata e ponderata per i sentimenti e le valutazioni contrastanti che non può fare a meno di suscitare: quella della S. Messa, definita per ora “in latino”, celebrata per la prima volta a Sanremo (IM) il 23 dicembre scorso con prosecuzione ogni quarta Domenica del mese.
E’ stata una vera sofferenza conoscere quella meravigliosa notizia (erano arrivate almeno due segnalazioni dirette) e non poter contribuire a diffonderle in internet, ed una sofferenza ancora più grande è stata non poter riprendere l’enorme successo (chiesa letteralmente e completamente strapiena in un giorno di pioggia e fedeli tornati indietro per non essere riusciti ad entrare); grave motivo di sofferenza, però, è stato anche l’apprendere che la liturgia sarebbe stata stravolta dalla sostituzione delle letture previste dal Messale di S. Pio V e del Beato Giovanni XXIII con quelle tratte dal lezionario paolino e previste per quella Domenica dal calendario del Novus Ordo Missae.
Si è parlato anche di altri “abusi”, che in realtà sarebbero riconducibili più che altro a piccoli errori, ma era pur sempre la prima volta e l’importanza dell’avvenimento superava e supera di gran lunga l’inesperienza, tuttavia la questione delle letture è enorme: il Messale di S. Pio V comprende in se’ le letture uguali per ogni anno, non ha un lezionario a parte per tre cicli annuali; il calendario liturgico delle due forme coincide solo occasionalmente. Inoltre il Motu proprio prevede la “possibilità” di utilizzare la lingua nazionale in una traduzione approvata, non la facoltà di utilizzare il nuovo lezionario; se a tutto ciò aggiungiamo che la scelta delle letture, nel Messale tradizionale, ha come costante il riferimento al sacrificio Eucaristico, risulta che la Messa celebrata a Sanremo non solo non è conforme al Messale detto “di S. Pio V” ma nemmeno al Motu proprio “Summorum Pontificum”, e viene a creare, di fatto, una terza forma di Rito Romano.
Che fare, allora? Attaccare e disconoscere quella Messa in nome dell’evidente e gravissimo abuso? Sorvolare e fare finta di niente in nome del grande successo (che, quasi sicuramente, sarà confermato con le prossime celebrazioni)? Semplicemente ignorare la sua esistenza come se fosse cosa che non ci riguarda? Credo che si tratterebbe di atteggiamenti comunque sbagliati: se è vero che il desiderio comune è che la forma straordinaria del Rito Romano si conservi e si estenda, la condanna pur legittima non contribuisce a risolvere il problema, così come non lo risolve l’assoluzione in virtù dell’alto numero di partecipanti e del gradimento, visto che comunque in questo modo il Motu proprio non è applicato ma stravolto; la mera indifferenza, infine, rischierebbe di contribuire alla perdita di un’ottima occasione ed alla fissazione di qualcosa che, comunque lo si voglia chiamare, è un grave errore suscettibile, tra l’altro, di costituire un precedente al quale qualcuno potrebbe appellarsi per svuotare di significato il Motu proprio.
Non resta, allora, che pregare e cercare in tutti i modi di rimettere ordine nelle prossime celebrazioni con le letture del Messale tradizionale (in latino o in italiano) e del calendario liturgico corrispondente, sostenendo prima di tutto quanti comunque si sono adoperati per ottenere l’applicazione del Motu proprio, che meritano almeno i complimenti per l’impegno e la comprensione per essersi trovati a gestire una questione tutt’altro che facile; certamente non si può dire che l’obiettivo sia stato raggiunto né negare che la situazione possa essere gravida di sviluppi potenzialmente negativi, ma è proprio per questo che occorre un impegno generale, per quanto ciò sia possibile ed opportuno, senza limitarsi agli ovvi auguri agli amici sanremesi ed alla speranza di poter, già dalla quarta Domenica di gennaio, indicizzare la S. Messa di Sanremo (Chiesa di S. Stefano, PiazzaCassini) tra quelle in piena applicazione del Motu proprio.
Dai collegamenti che seguono, dopo una breve presentazione sulla S. Messa di Sabato prossimo (19 gennaio, seconda Domenica dopo l’Epifania) sono disponibili i consueti sussidi: proprio, notazione gregoriana del proprio, mp3 (da Christus Rex, benedettini di S. Paolo). Questi ultimi, oltre a poter essere scaricati nel consueto file “zippato”, possono essere ascoltati ad uno ad uno direttamente dal sito con un click su “AUDIO MP3″e successivamente, volendo, scaricati con un click su “scarica”.
Con la collocazione delle nozze nel sesto giorno, si fa un’allusione diretta a Gv 19,31, cioè alla morte di Gesù. Il sesto giorno è il giorno della creazione dell’uomo ed è il giorno della generazione dell’uomo nuovo sulla croce. Il terzo giorno, invece, è il giorno della sua risurrezione. Il fatto che Cristo nella risposta alla madre che lo informa della mancanza di vino dica “la mia ora non è ancora giunta”, significa che le nozze di Cana di Galilea vanno lette in chiave pasquale. L’ora di Cristo nel vangelo di Giovanni è l’ora della gloria di Dio che coincide con la sua crocifissione, con la morte sulla croce. Si tratta dunque di una chiave di lettura pasquale, in una confluenza della gloria di Dio e della morte di Cristo. Questo sacrificio va allora compreso in una chiave sponsale, dato che si tratta di nozze. Cristo in qualche modo viene interpretato come il nuovo sposo e perciò il costato aperto sulla croce e il sangue e l’acqua versati devono ricevere un significato anche dal segno operato alle nozze di Cana: la grazia, lo Spirito Santo, la vita, i grandi misteri simboleggiati dall’acqua, dal sangue e dal costato aperto sono, infatti, la generazione dell’uomo nuovo nel battesimo, generato dal vero Sposo. Leggi tutto
La seconda S. Messa celebrata a Rapallo (parrocchia di S. Pietro) ha di nuovo registrato un alto numero di partecipanti ed uno svolgimento pressoché impeccabile: il celebrante, don Beppe, non più vittima delle sofferenze della prima volta (era febbricitante) e ha reso onore e dignità alla venerabile forma del Rito. La partecipazione, poi, è stata entusiastica, con coinvolgimento di nuovi ministranti che hanno svolto un encomiabile servizio, con i canti provati dai fedeli fino a poco prima, con un clima in cui slancio e raccoglimento si sono mirabilmente alternati nel perfetto equilibrio del Messale adottato da S. Pio V e modificato, in ultimo, dal B. Giovanni XXIII. Leggi tutto
Continua, con la liturgia della Sacra Famiglia, la pubblicazione dei collegamenti ipertestuali alle letture bibliche consigliate dall’Apostolato liturgico di Genova a corredo del Messale Romano quotidiano di Dom G. Lefébvre. Come è ovvio, si tratta di approfondimenti che non possono prescindere dall’inquadramento della liturgia del giorno, pubblicato nel post precedente. Leggi tutto
Fino a pochi anni fa era la regalità di Cristo, il suo impero eterno che la Liturgia cantava in questa Domenica, unendo i suoi cantici a quelli dei Cori angelici nell’adorazione del Dio fatto uomo (Introito della Messa della Domenica nell’Ottava della Epifania). Ma la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo e dalla sua materna sollecitudine, ha pensato che poteva essere opportuno invitare le generazioni del nostro tempo a considerare oggi le mutue relazioni di Gesù, di Maria e di Giuseppe, per raccogliere le lesioni che esse contengono e trarre profitto dai soccorsi così efficaci che offre il loro esempio (Martirologio romano). Il fatto che nel Messale è assegnato lo stesso brano evangelico alla Domenica nell’Ottava dell’Epifania e alla recente festa della Sacra Famiglia, non è stato senza influsso - si può supporre - sulla scelta del posto che occupa ormai nel calendario la nuova solennità. Leggi tutto
Dal link che segue è possibile visualizzare e/o scaricare la notazione gregoriana del proprio della S. Messa di Domenica 13 gennaio 2008 (Sacra Famiglia). Nell’occasione si ricorda che la S. Messa nella forma straordinaria del Rito Romano prevista a Rapallo nella chiesa parrocchiale di S. Pietro di Novella, normalmente programmata per l’ultima domenica del mese, è spostata al 13 gennaio prossimo. Vai alla notazione gregoriana del proprio
O Santissima Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, speranza e consolazione delle famiglie cristiane, accogliete la nostra: noi ve la consacriamo interamente e per sempre. Benedite tutti i membri, dirigeteli tutti secondo i desideri dei vostri cuori, salvateli tutti. Noi ve ne scongiuriamo per tutti i vostri meriti, per tutte le vostre virtù, e soprattutto per l’amore che vi unisce e per quello che portate ai vostri figli adottivi. Non permettete mai che qualcuno di noi abbia a precipitare nell’inferno. Richiamate a voi quelli che avessero la disgrazia di abbandonare i vostri insegnamenti e il vostro amore. Sorreggete i nostri passi vacillanti in mezzo alle prove e ai pericoli della vita. Soccorreteci sempre, e specialmente nel momento della morte, affinché un giorno possiamo trovarci tutti riuniti nel cielo intorno a voi, per amarvi e insieme benedirvi per tutta l’eternità. Amen. (Consacrazione alla S. Famiglia approvata da Pio IX nel 1870). Vai al proprio della S. Messa
Con le omelie di Padre Paolo Berti e del Cardinal Carlo Caffarra (all’epoca Arcivescovo di Ferrara Comacchio), tratte rispettivamente da perfettaletizia.it e caffarra.it, si conclude la proposta di preparazione liturgica e spirituale all’Epifania del Signore; quando è ancora recente la pubblicazione, insieme alle inevitabili polemiche, della “Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione” della Congregazione per la dottrina della fede, è interessante vedere come gli artefici delle omelie, con approcci diversi, si preoccupino della conversione e dell’evangelizzazione in qualche modo completandosi: mentre il teologo morale, con un riferimento alla situazione della sua città, parla ai singoli invitandoli ad accettare il dono della fede, il predicatore cappuccino, che ha dstinatari molto meno riconoscibili, invita ad estendere quel dono con la testimonianza, con l’essere luce. Leggi tutto
Con quel poco di anticipo dovuto a ritmi di vita, di lavoro e di preghiera non proprio assimilabili a quelli dei certosini, possiamo proseguire la preparazione liturgica e spirituale alla solennità dell’Epifania del Signore unendoci, idealmente, alla lode ed alla riflessione dei monaci di Serra San Bruno (www.certosini.org) e di Farneta mediante le loro letture notturne e, con loro, a tutti gli appartenenti all’ordine certosino che, proseguendo l’esperienza spirituale di San Bruno che tanto bene riesce a fondere lo spirito degli eremiti con quello dei cenobiti. A tutti loro un sincero ringraziamento per le prehiere che, ogni giorno ed ogni notte, si levano al cielo per tutti. Leggi tutto
Il documento scelto oggi per continuare la preparazione liturgica e spirituale alla solennità dell’Epifania del Signore è il “Primo discorso tenuto nella solennità
dell’Epifania” da S. Leone Magno Papa; certamente è un discorso che mostra tutta la sua età, ma sarebbe ingenuo contestarne l’ ingenuità (chiedo venia per il gioco di parole), più apparente che reale: è abbastanza ovvio che a metà circa del V Secolo l’intento didascalico fosse il primo ad emergere anche dal punto di vista quantitativo, tuttavia non è certamente possibile trascurare l’afflato spirituale che ancora oggi mantiene intatta la propria freschezza. A questo documento seguiranno, domani e il giorno successivo, le letture notturne dei certosini ed un’omelia. Leggi tutto
Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
“Il giorno dell’Epifania alle ore 18 nella chiesa recentemente restaurata di S. Caterina (detta anche chiesa dei Domenicani), in Piazza dei Domenicani, quartiere “Venezia” (il primo del Centro che si incontra venendo da Pisa), S. Messa in rito “Tridentino” con coro di canti gregoriani“.
La scelta delle letture, nel Messale tradizionale, risponde ai criteri strettamente liturgici di una celebrazione molto orientata all’accentuazione dell’aspetto sacrificale della S. Messa, in modo che non venisse meno il nesso con la celebrazione del mistero eucaristico; diversamente, il lezionario utilizzato nella forma ordinaria del Rito, è volto prevalentemente all’edificazione dell’assemblea; appare quindi fuori luogo la critica di chi sostiene la maggiore ricchezza di quest’ultimo, se non come mera constatazione di ordine quantitativo, come sarebbe fuori luogo, qui ed ora, discutere l’opportunità e la possibilità di perseguire certi obiettivi mediante il culto piuttosto che mediante altre manifestazioni della vita ecclesiale.
Quello che preme soprattutto è fornire strumenti di preparazione alla liturgia, in modo che sia vissuta e partecipata anche dal punto di vista della consapevolezza del valore e della ricchezza dei riferimenti biblici in tutta la loro portata, liturgica e no. Leggi tutto
Come sempre, nella preparazione alla S. Messa della Domenica, Dom Guéranger, forse il più grande liturgista di tutti i tempi, ci introduce alla liturgia del 6 gennaio, Epifania del Signore, tracciando un breve ma esauriente quadro che illustra le tre manifestazioni della gloria di Cristo: il mistero dei Magi venuti dall’Oriente sotto la guida della Stella per onorare la divina Regalità del Bambino di Betlemme; il mistero del Battesimo di Cristo proclamato Figlio di Dio nelle acque del Giordano dalla voce stessa del Padre celeste; e infine il mistero della potenza divina di quello stesso Cristo che trasforma l’acqua in vino al simbolico banchetto delle Nozze di Cana. Leggi tutto
Eccoci alla dodicesima ed ultima puntata della Breve storia della Messa Romana di Michael Davies, traduzione dell’estratto operato dalla Latin Mass Society of England and Wales e pubblicata integralmente da Tan Books.
Le puntate precedenti sono state pubblicate l’11 luglio, il 17 luglio, il 25 luglio, il 2 agosto. il 10 agosto, il 10 settembre, il 23 settembre , il 21 ottobre, il 28 ottobre, il 24 novembre e l’8 dicembre.
Prossimamente, su “introiboadaltaredei.info“, tutta la serie della “Breve storia…” sarà contemporaneamente accessibile mediante la categoria “Storia” o mediante la pagina omonima.
Vai all’ultima puntata della “Breve storia della Messa Romana”
Dai collegamenti che seguono tornano ad essere disponibili la notazione gregoriana del proprio per la S.Messa della domenica successiva, in questo caso Domenica 6 gennaio (In Epiphania Domini) insieme ai files mp3 registrati dai benedettini di S. Paolo (da Christus Rex), disponibili per il download in formato compresso.
“Per designare questo giorno si usa il termine greco epifania. Ciò che noi, latini, indichiamo col termine apparizione oppure manifestazione, i greci lo chiamano epifania. A questo giorno si è dato questo nome proprio perché il nostro Signore e salvatore si è manifestato al pubblico. Era nato da Maria tanto tempo prima, è vero, ed ora aveva già l’età di trent’anni, eppure il mondo non lo conosceva. Lo conobbe solo al momento in cui venne da Giovanni Battista per farsi battezzare nel Giordano, e quando udì la voce del Padre dal cielo che diceva: Questi è il mio amato Figlio nel quale ho posto la mia compiacenza (Mt 3,17). Se il Padre l’aveva indicato a voce dal cielo, lo Spirito Santo, sotto forma di colomba, si posò sul suo capo con l’intenzione di indicarlo anche con un contatto fisico, così da escludere che si prendesse un altro individuo come Figlio di Dio.
Una umiltà più sublime di questa non esiste. Non esiste nobiltà più grande di questa umiltà: viene battezzato da un suo servo, e Dio lo dichiara suo Figlio; viene a immergersi fra pubblicani e meretrici e peccatori, ma è più santo lui di chi lo battezza; Giovanni gli lava il corpo, ma lui purifica Giovanni nello spirito; l’acqua, che si usa normalmente per lavare ogni altra cosa, è stata essa stessa purificata dall’immersione del nostro Signore. Il Giordano, che restò senz’acqua al tempo in cui il condottiero Giosuè condusse il popolo d’Israele nella terra promessa, in questa circostanza avrebbe desiderato, se avesse potuto, ammassare tutte le sue onde in questo punto preciso per toccare il corpo del Signore.” (S. Girolamo, Omelia sul giorno dell’Epifania)
Vai al proprio di Domenica 6 gennaio 2008: Epifania del Signore
Eccoci all’ undicesima puntata (I cambiamenti successivi al 1570) della Breve storia della Messa Romana di Michael Davies, traduzione dell’estratto operato dalla Latin Mass Society of England and Wales e pubblicata integralmente da Tan Books.
Le puntate precedenti sono state pubblicate l’11 luglio, il 17 luglio, il 25 luglio, il 2 agosto. il 10 agosto, il 10 settembre, il 23 settembre , il 21 ottobre, il 28 ottobre e il 24 novembre. La pubblicazione della dodicesima e ultima puntata è prevista, salvo contrattempi, entro il prossimo 21 dicembre.
Dalla riforma di S. Pio V ci sono state revisioni, ma fino ai cambiamenti seguiti al Vaticano II non furono mai significativi. In alcuni casi quelle che oggi sono citate come “riforme” furono principalmente orientate alla restaurazione del Messale nella forma codificata da S. Pio V quando, soprattutto a causa della trascuratezza dei tipografi, cominciarono ad apparire deviazioni. Ciò è vero in particolare per le “riforme” di Clemente VIII, stabilite nell’Istruzione Cum sanctissimum del 7 luglio 1604, e di Urbano VIII nell’Istruzione Si quid est, del 2 settembre 1634. Le “riforme” di questi due Papi sono state citate come un precedente rispetto alla riforma di Paolo VI, ma basta dare una sola occhiata alle Istruzioni di questi Papi per capire quanto il paragone sia immensamente privo di senso. Leggi tutto
Dai collegamenti che seguono sono disponibili la notazione gregoriana del proprio della S. Messa di Domenica 9 dicembre (Dominica II Adventus) ed i relativi files mp3.
Il proprio e la presentazione liturgica della II Domenica di Avvento (9 dicembre 2007) sono disponibili dai collegamenti al termine dell’introduzione alla liturgia tratta dal “Messale Romano quotidiano” di Dom G. Lefèbvre, a cura dell’Apostolato Liturgico di Genova (Ed. Marietti, 1963).
Con quella del Messia che essi annunziano, due grandi figure di profeti dominano la liturgia di questa domenica: Isaia e Giovanni Battista; Isaia è il profeta per eccellenza della venuta messianica. La Chiesa ci fa ascoltare la sua voce nell’antifona all’Introito, e l’eco di questa voce risuona ancora nell’Epistola e nel Vangelo in cui S. Paolo e Cristo si riferiscono a ciò che egli aveva detto. San Giovanni Battista stesso, l’ultimo dei profeti e l’immediato precursore del Salvatore, citava Isaia. Il posto che gli è stato fatto nella liturgia dell’Avvento supera d’altronde di molto i confini di questa II domenica. Non c’è giorno in cui la Chiesa non ci faccia leggere a Mattutino qualche passo delle sue profezie; le Letture delle Messe delle Tempora sono tutte improntate a lui e nella notte di Natale ancora le sue parole canteranno, nell’Emmanuele nato dalla Vergine, le grandezze divine dei Principe della Pace.
Due insegnamenti principali si ricavano dalla Messa di oggi. Gesù è il a Messia dei poveri », di tutti coloro che, coscienti della loro miseria, hanno ricorso a Lui (Vangelo). Egli è il Salvatore dei pagani come del popolo ebreo: il popolo di Sion è ormai la Chiesa intera aperta a tutti i popoli della terra (Epistola).
L’odierna liturgia e la Bibbia. Sul “Messia dei poveri”: Lc. 4, 16-21. Questi testi si riferiscono a Is. 29, 18-19; 35, 3-6; 61, 1-3. E’ anche l’idea che risalta dalla parabola degli invitati al banchetto (Lc. 14, 16-24).
Sull’elogio di Giovanni Battista: Mt. 11, 11-13 (seguito del Vangelo di questo giorno). Ricordare: Is. 40, 3-5, citato dai quattro evangelisti (Mt- 3, 3 - Mc. 1, 2-3 - Lc. 3, 4-6 - Gv. 1, 23) e da Malachia 3, -4, 23-24. Vedere ugualmente in Lc. 1, 5-25 come Giovanni Battista è presentato dall’Angelo annunciatore. Riferirsi anche alle due domeniche seguenti.
Su Cristo causa di scandalo: Mt. 10, 34-36; 13, 54-57 - Lc. 2, 34-35; - Gv. 6, 60-66 - 1 Cor. 1, 17-31. La scelta che noi avremo fatto a favore o contro di Lui sarà il fattore determinante del Giudizio che dovremo subire: Gv. 9, 39. A questo tema si riannoda quello della pietra, pietra angolare e d’inciampo ad un tempo: Is. 8, I1-I5; 28, 16 - Sal. 117, 22-23 - Mt. 21, 33-44 - Atti 4, 8-12 - Ef. 2, 19-22 -I Piet. 2, 1-10.
Sull’universalità della redenzione: Is. 2, 2-5; 56, 1-8; 6o; 62 e i testi già citati domenica scorsa - Ger. 3, 17 - Mal. 1, 11 - Lc. 13, 29 - Gv- 3, 14-17 - Rom. 5 - Gal. 3, 26-29 - Ef. 1; 2 - 1 Gv. 2, 1-2 - Apoc. 7, 9-10. Ricordarsi anche dell’universalità delle promesse: Gen. 12, 1-3; 13, 14-16; 15, 1-6; 17, 1-8; 22, 15-18; 26, 3-5; 28, 13-15.
Lettura della Bibbia: Isaia 19, 16-25; 24; 25, 1-9; 26, 1-19; 29, 13-24; 30, 18-26; 33; 35; 38.
Vai al proprio di Domenica 9 dicembre (Seconda Domenica d’Avvento)
Vai alla presentazione di Dom Guéranger della II Domenica d’Avvento
I molti impegni di questa settimana non hanno consentito la pubblicazione più tempestiva e scaglionata dei consueti strumenti di preparazione alla S. Messa, tuttavia disponibili dai collegamenti che seguono:
Vai al Proprio della S. Messa dell’Immacoata Concezione
Vai alla presentazione di Dom Guéranger
Vai all’omelia del Card. Biffi
Vai alla notazione gregoriana del proprio
Dal link che segue è disponibile il proprio della S. Messa di Venerdì 7 dicembre, S. Ambrogio, celebrata nela cappella di N. S. della Guardia a Genova - Fegino dal Rev. Don Paolo Romeo.
Nella chiesa dei SS. Vittore e Carlo e N.S. della Fortuna Via Balbi 7 a Genova, Santa Messa dell’Immacolata Sabato 8 dicembre 2007 ore 11:
Missa brevis in Fa maggiore per soli, coro a quattro voci, archi ed organo di Franz Joseph Haydn (1732 - 1809) eseguita dalla Schola Cantorum “Santo Stefano” con la partecipazione dell’orchestra barocca “Il Cimento degli Affetti” diretti dal M.° Valentino Ermacora.
Il proprio sarà cantato come ogni domenica dalla Sezione Gregoriana della Schola Cantorum.
Col patrocinio di “UNA VOCE” Associazione per la salvaguardia della liturgia latino - gregoriana
Segreteria: via Cagliari 3 - 16142 Genova - 010876398
A breve sarà pubblicato il proprio.
Fare click sul manifesto a fianco per ingrandirlo; per visualizzarlo o scaricarlo in formato pdf usare questo collegamento.
Venerdì 7 dicembre, (primo venerdì del mese) S. Messa del con il rito romano tradizionale alle 16,30 presso la cappella di NS.della Guardia in via al Ponte Polcevera (angolo via E. Ferri).
Come arrivarci:
1) autobus 53, in partenza da Piazza Pallavicini, discesa alla prima fermata (caserma dei carabinieri di via E. Ferri).
Alla discesa, si percorrono 30 metri a piedi in direzione Bolzaneto: la cappella si riconosce da una porta metallica verde, sulla quale spiccano due croci.
2) autobus 63, in partenza da via Avio (Cornigliano): fermata caserma carabinieri di via E. Ferri.
A breve sarà pubblicato il proprio.
Con il sermone di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori termina la preparazione alla prima Domenica di Avvento, che quest’anno cade il 2 dicembre prossimo
Del giudizio universale.
Et videbunt Filium hominis venientem in nubibus coeli cum virtute multa et maiestate. (Matth. 24. 30.)
Al presente Iddio non è conosciuto, e perciò è così disprezzato da’ peccatori, come se Dio non potesse vendicarsi quando vuole delle ingiurie che gli son fatte: Et quasi nihil posset facere Omnipotens, aestimabant eum. Ma il Signore ha stabilito un giorno, chiamato nelle scritture Dies Domini, nel quale l’eterno giudice vorrà farsi conoscere per quel Signore che egli è: Cognoscetur Dominus iudicia faciens. Su del qual testo scrisse poi s. Bernardo: Cognoscetur Dominus iustitiam faciens, qui nunc ignoratur misericordiam quaerens. Quindi tal giorno si chiama Dies irae, dies illa, dies tribulationis et angustiae, dies calamitatis et miseriae. Andiamo pertanto considerando Leggi tutto
Riprendiamo la preparazione alla liturgia del prossimo 2 dicembre con la presentazione liturgica della prima Domenica di Avvento di Dom Prosper Guéranger.
Questa Domenica, la prima dell’Anno Ecclesiastico, è chiamata, nelle cronache e negli scritti del medioevo, la Domenica Ad te levavi, dalle prime parole dell’Introito, oppure anche la Domenica Aspiciens a longe, dalle prime parole d’uno dei Responsori del Mattutino.
La Stazione è a S. Maria Maggiore. È sotto gli auspici di Maria, nell’augusta Basilica che onora la Culla di Betlemme, e che perciò è chiamata negli antichi monumenti S. Maria ad Praesepe, che la Chiesa Romana ricomincia ogni anno il Ciclo sacro. Non era possibile scegliere un luogo più conveniente per salutare l’avvicinarsi della divina Nascita che deve finalmente allietare il cielo e la terra, e mostrare il sublime prodigio della fecondità d’una Vergine. Trasportiamoci con il pensiero in quell’augusto Tempio, e uniamoci alle preghiere che vi risuonano; sono le stesse preghiere che verranno esposte qui. Leggi tutto
Riprendiamo gli approfondimenti liturgici e spirituali ricordando S. Andrea Apostolo, il santo di oggi 30 novembre, che,come ben descrive Dom Guéranger, “Poniamo… al principio di questo Proprio dei Santi dell’Avvento perché, per quanto la sua festa cada spesso prima dell’apertura dell’Avvento, avviene tuttavia di tanto in tanto che questo sacro tempo è già cominciato quando si celebra dalla Chiesa la memoria del grande Apostolo. Questa festa è dunque destinata ogni anno a chiudere maestosamente il Ciclo cattolico che si spegne o a brillare in testa al nuovo che si è appena aperto. Senza dubbio, era giusto che l’Anno Cristiano, cominciasse e finisse con la Croce”
Lo ricordiamo, appunto, con la presentazione di Dom Guéranger e con l’omelia di S. Giovanni Crisostomo.
Dai collegamenti che seguono sono disponibili la notazione gregoriana del proprio di Domenica 2 dicembre (I Domenica di Avvento) ed i relativi files mp3.
Vai alla notazione gregoriana del proprio (I Domenica di Avvento)
N. B. il proprio è raggiungibile dal link al termine di questa introduzione.
La liturgia dell’Avvento s’apre con un grido di invocazione, il grido dei profeti d’Israele al Messia Redentore, di cui aspettavano la venuta: “Veni!”.
Dio non è sordo alla chiamata del suo popolo. Adempiendo la promessa di salvezza fatta ai nostri progenitori, fin dalla loro caduta, ha mandato il Figlio suo nel mondo. E l’applicazione a tutte le genersi zioni umane della redenzione, che il Figlio di Dio fatto uomo ci ha meritato con la sua passione, continua fino alla fine dei tempi; essa non finirà che col mondo stesso, quando il Messia ritornerà per coronare la sua opera e ci introdurrà nel suo regno. La storia della Chiesa si svolge tra questi due eventi. Nella Messa di questa domenica è rievocata tutta l’opera della redenzione, dalla sua preparazione nell’attesa di Israele e dalla sua risonanza nella nostra vita presente (Epistola), fino al suo ultimo compimento (Vangelo). Preparandoci a celebrare, a Natale, la nascita di Colui che è venuto a strappare le nostre anime al peccato ed a trasformarle rendendole simili alla sua, la Chiesa invoca sopra di noi e sopra tutti gli uomini il compimento della missione di salvezza che Egli è venuto a svolgere sulla terra.
L’odierna Liturgia e la Bibbia. Sull’attesa messianica di Israele seguendo i libri della Bibbia: Gen. 3, 14-15 (protoevangelo); 49, 10; Num. 23; 24, 1-19; - 2 Re 7 - Is. 7, 10-25; 8, 23; 9, 1-6; 11; 33, 17-24; 35; da 40, 1 a 44, 5; 49 - 55 - Ger. 23, 4-6; 33, 14-18 - Ez. 37, 15-28 - Mi. 5, 1-4 - Zac. 2, 10-17; 3,8-10; 6, 12-13; 8; 9, 9-10; dal c. 12 al c. 14 - Sal. 84, 9-14 ; 131, 11-18. Richiamarsi anche alk XVII domenica dopo Pentecoste (il Messia, figlio di Davide e Signore)
Sulla speranza cristiana della :redenzione complerta: Lc. 1, 68-79 (Benedictus) - Rom. 8, 18-25; Ef. 1, 7-14; 4, 30. La chiesa primitivi na impaziente di questa “parusia” (che credeva molto vicina): Rom. 13, 11-12 - Giac. 5, 8-9 - Apoc. 1, 3; 22, 7. 17. 20.
Sulla fine del mondo: Mt. 24, 3-14. 26-31. 35-36; 25, 31-46 -Apoc. 19. Senza dimenticare il diluvio (Gen. dal c. 6 al c. 8) e gli oracoli escatologici di Isaia (Is. 13; 14; 24). La visione degli ultimi giorni, che apre l’anno liturgico nel Vangelo di questa domenica, è anche quella che lo chiude in quello della XXIV domenica dopo Pentecoste. Isaia (27, 13) aveva già cantato questa accolta di eletti di cui l’Apocalisse (20; 21) proclama la gloria in una grandiosa visione. Ispirandosi alla liturgia sarebbe bene leggere i sal 24 e 79.
Lettura delta Bibbia : Isaia 2, 11-5; 5, 1-24; 6; 7, 3-17; da 8, 23 a 9, 6; 10, 12-27; 11; 12; 14, 3-23.
Vai al proprio di Domenica 2 dicembre (I Domenica di Avvento)
Siamo all’inizio dell’Avvento; le notizie che si susseguono in ordine all’applicazione del Motu proprio “Summorum Pontificum”, buone e meno buone, non possono comunque distrarci dal fine della Sacra Liturgia e dalla necessità di partecipare in modo attivo ma soprattutto fruttuoso, in tutti i sensi ed a tutti i livelli, alle S. Messe, perché il sagrato, la strade, la casa e tutta la nostra vita siano la continuazione di quelle celebrazioni nella fedeltà a Gesù Cristo.
Riproponiamo pertanto, per orientare la riflessione ed aiutare a vivere consapevolmente questo tempo, la trattazione di Dom Guèranger, forse il più grande tra i liturgisti, sull’Avvento: è una lettura non breve ma sicuramente utile e, soprattutto, coinvolgente.
Vai al “Tempo di Avvento” di Dom Guéranger
“Tuttavia, mentre, per i salutari frutti che ne derivano, l’apostolato liturgico Ci è di non poco conforto, il Nostro dovere Ci impone di seguire con attenzione questo “rinnovamento”, nella maniera nella quale è da alcuni concepito, e di curare diligentemente che le iniziative non diventino né eccessive né difettose. Ora, se da una parte constatiamo con dolore che in alcune regioni il senso, la conoscenza, e lo studio della Liturgia sono talvolta scarsi o quasi nulli, dall’alto notiamo con molta apprensione che alcuni sono troppo avidi di novità e si allontanano dalla via della sana dottrina e della prudenza.
Giacché all’intenzione e al desiderio di un rinnovamento liturgico, essi frappongono spesso principi che, o in teoria o in pratica, compromettono questa santissima causa, e spesso anche la contaminano di errori che toccano la fede cattolica e la dottrina ascetica“. (Mediator Dei, 7-8)
Due anni dopo la fine delle ostilità in Europa, Papa Pio XII, considerando i numerosi e crescenti abusi di quanti tentavano di annettere e guidare il Movimento Liturgico – abusi che si erano intensificati e moltiplicati negli anni ’30 e durante la guerra, particolarmente in Gernania, in Belgio ed in Francia – ritenne che fosse giunto il tempo di riprendere il controllo del movimento e di impedire e debellare le sue bizzarre deviazioni.
Erano passati più di quarant’anni da quando le austere nisure attraverso cui Papa S. Pio X (che sarebbe stato presto beatificato e canonizzato da Papa Pacelli) aveva orientato con successo il grande impulso che aveva caratterizzato il Movimento Liturgico fin dagli inizi nel secolo precedente, guidandolo verso il suo vero e tradizionale scopo: “la santità e la dignità del tempio dove i fedeli si riuniscono senza altro fine che quello di acquisire quelo spirito dalla sua primaria ed indispensabile fonte, costituita dalla partecipazione attiva ai santissimi misteri e dalla preghiera pubblica e solenne della Chiesa” (Motu proprio Tra le Sollecitudini, 1903).
Pio XII percepì chiaramente come i peggiori aspetti del modernismo, come pure diverse idee liturgiche riconducibili al giansenismo, avessero infiltrato il Movimento Liturgico; o, piuttosto, come le misure adottate da S. Pio X fossero state tanto efficaci a contrastare quegli aspetti da consentire la loro sopravvivenza soltanto come corruzioni del Movimento Liturgico. La “Mediator Dei “ fu, allora, un atto solenne per contenere nei limiti dell’ortodossia le forze centrifughe che stavano causando storture e scandalo nella Chiesa.
Tuttavia non sarebbe corretto limitare questa maestosa enciclica al pur necessario scopo di limitare gli
abusi del Movimento Liturgico: fu, prima di tutto, un gigantesco e insuperato documento papale sulla liturgia, attuale oggi come allora anche in relazione al recente Motu proprio “Summorum Pontificum” di Papa Benedetto XVI ed alle polemiche che qualcuno, con poca o con fin troppa accortezza, ha ritenuto di dover innescare nei confronti del Sommo Pontefice.
Con qualche giorno di ritardo sul “sessantesimo compleanno” dell’enciclica (20 novembre) ne riproponiamo il testo insieme all’intervista rilasciata da Mons. Ranjith all’Osservatore Romano, interessante anche per gli aspetti di attualità legati proprio alla “Summorum Pontificum”
Prossimamente, con l’esaurirsi della “Breve storia della Messa Romana” al cui termine mancano solo due puntate, verranno pubblicati altri commenti e/o documenti sull’argomento.

L’ideale seguito al post precedente viene da Padre Uwe Michael Lang, che su “L’Osservatore Romano” del 15 novembre interviene nuovamente sul latino come lingua liturgica del Rito Romano ripercorrendone l’evoluzione storica.
L’unità culturale e politica del mondo mediterraneo fu un fattore provvidenziale nella diffusione della fede cristiana. In particolare, la diffusione della lingua greca nei centri urbani dell’Impero Romano favorì l’annuncio del Vangelo. Il greco parlato a Oriente e Occidente non era l’idioma classico, bensì la koiné semplificata, il linguaggio comune delle varie nazioni della parte orientale del mondo mediterraneo: Grecia, Asia Minore, Siria, Palestina ed Egitto. Leggi tutto
Siamo giunti alla decima puntata (Non una nuova Messa) della Breve storia della Messa Romana di Michael Davies, traduzione dell’estratto operato dalla Latin Mass Society of England and Wales e pubblicata integralmente da Tan Books, disponibile dal collegamento al termine di questa introduzione.
Le puntate precedenti sono state pubblicate l’11 luglio, il 17 luglio, il 25 luglio, il 2 agosto. il 10 agosto, il 10 settembre, il 23 settembre , il 21 ottobre e il 28 ottobre. La pubblicazione dell’undicesima puntata (di 12) è prevista, salvo contrattempi, entro la fine della prima settimana di dicembre. Vai alla decima puntata della Breve storia della Messa Romana: “Non una nuova Messa”
Il compimento dell’anno Liturgico.
Il numero delle Domeniche dopo la Pentecoste può superare le 24 e arrivare a 28 e ciò dipende dalla maggiore o minore vicinanza della Pasqua all’equinozio di Primavera. La Messa che segue però è sempre riservata all’ultima Domenica e l’intervallo che vi può essere viene occupato dalle Messe delle Domeniche dopo l’Epifania, che hanno dovuto essere omesse, ma come abbiamo detto, Introito, Graduale, Offertorio e Communio restano fino alla fine dell’anno liturgico quelli della domenica ventitreesima. Leggi tutto
Dai collegamenti che seguono sono disponibili la notazione gregoriana del proprio per la S. Messa di Domenica 25 novembre, XXIV Domenica dopo Pentecoste (uguale a quello della domenica precedente) con i relativi files mp3.
Vai alla notazione gregoriana per la XXIV Domenica dopo Pentecoste
Il Proprio di Domenica 25 novembre (XXIV ed ultima Domenica dopo Pentecoste) è disponibile dal collegamento al termine dell’introduzione, tratta dal “Messale Romano quotidiano” di Dom G. Lefèbvre, a cura dell’Apostolato Liturgico di Genova.
Al termine dell’anno ecclesiastico, la Chiesa ci invita a meditare il Vangelo del giudizio finale: nel giorno stabilito da Dio, il Figlio Nell’uomo comparirà nella sua gloria sopra le nubi del cielo e tutte le nazioni della terra si raduneranno davanti a Lui per essere giudicate. Non c’è dubbio che La Chiesa voglia, per mezzo di questo richiamo, farci prendere coscienza delle nostre responsabilità, ma essa desidera anche farci vedere nel giudizio di Cristo il coronamento della sua vittoria e il compimento della sua opera di redenzione. Apriamo l’animo alla confidenza e ad una immensa speranza al pensiero che Colui che verrà a giudicarci, è Quello stesso che è venuto in questo mondo per salvarci. Durante l’anno liturgico, la Chiesa non ha cessato di ricordarcelo. Essa ce l’ha detto in modo tutto particolare la vigilia di Natale, al momento di celebrare la prima venuta del Figlio di Dio in questo mondo (orazione della vigilia), ce lo ripete oggi per bocca di S. Paolo. Strappati al giogo del demonio, apparteniamo già al regno del Figlio diletto, nel quale abbiamo la redenzione e il perdono dei peccati (Epistola).
L’odierna liturgia e la Bibbia. Sulla rovina di Gerusalemme e la fine del mondo, richiamarsi alla I domenica di Avvento e alla IX domenica dopo Pentecoste, in cui si è cercato di distinguere i due temi fusi tra loro nel Vangelo odierno.
Sulla “abbominazione della desolazione”. Questa espressione, presa da Daniele, si riferiva originariamente alla profanazione del tempio avvenuta per opera di Antioco Epifane. Vedere su questo argomento 1 Mac. specialmente 57 - Dan. 9, 27; 11, 31; 12, 11.
Sulla venuta del Figlio dell’uomo, rileggere Dan. 7 ed anche le altre visioni apocalittiche di questo libro (Dan. dal c. 8 fino al c. 12).
Sul giorno di “Iahvè”: Sal. 17—Is. 2, 6-22; 13, 6-I3—Gioe. 2, 1-11; 3, 1-5; 4, 12-16 — Am. 5, 18-20; —Ab. 3 —Sof. da 1, 2 a 2,-2, 3; (notare 1, 15 da cui deriva il Dies irae — Mal. 3, 2; Apoc. dal c. 19 al c. 22)
Lettura della Bibbia: Apocalisse 4; 5; 7; da 11, 19 a 12, 18; 14, 1-13; dal c. 17 al c. 19; da 20, 11 a 22, 5; 22, 10-21.
Vai al Proprio di Domenica 25 novembre (XXIV ed ultima Domenica dopo Pentecoste)
Dal collegamento qui sotto è disponibile il proprio della S. Messa del 4 novembre, XXIII Domenica dopo Pentecoste.
Vai al proprio di Domenica 4 novembre
La S. Messa secondo il Rito Romano tradizionale è celebrata ogni settimana a Genova nella Chiesa Parrocchiale dei Santi Vittore e Carlo. Il 4 novembre, S. Carlo, si verifica l’occorrenza tra la XXIII Domenica dopo Pentecoste e la festa del Santo milanese (che insieme al suo “concittadino” Ambrogio sembra voler proteggere il rito tradizionale nel capoluogo ligure, visto che l’altra S. Messa è celebrata nella Chiesa Parrocchiale di S. Ambrogio a Fegino), che “prevale” sull Domenica.
Il proprio della S. Messa è quindi quello di S. Carlo, con commemorazione della XXIII Domenica dopo Pentecoste, il cui proprio sarà pubblicato in giornata.
Vai al proprio della S. Messa di S. Carlo

Dal collegamento che segue questa introduzione sono disponibili gli scritti di Dom Prosper Guéranger sulla Festa di tutti i Santi e sulla Commemorazione di tutti i Fedeli Defunti, riuniti in un unico documento, che come sempre ci introducono alla liturgia eforniscono utili spunti di riflessione.
Vista la vicinanza del primo e del 2 novembre, pubblichiamo contemporaneamente i propri della S. Messa del primo novembre (In Festo Omnium Sanctorum) e del 2 novembre (In Commemoratione Omnium Fidelium Defunctorum) con la rispettiva notazione gregoriana e, per quanto riguarda la S. Messa dei Santi, gli mp3 del proprio gregoriano.
Vai al proprio della S. Messa del primo novembre (Festa di tutti i Santi)
Vai alla notazione gregoriana del proprio (S. Messa del primo novembre, Festa di tutti i Santi)
Scarica gli mp3 del gregoriano (proprio della Festa di tutti i Santi)
Vai al proprio della S. Messa del 2 novembre (Commemorazione dei Defunti)
Vai alla notazione gregoriana del proprio (S. Messa del 2 novembre, Commemorazione dei Defunti)
Siamo giunti alla nona puntata (La Riforma di S. Pio V) della Breve storia della Messa Romana di Michael Davies, traduzione dell’estratto operato dalla Latin Mass Society of England and Wales e pubblicata da Tan Books in inglese, disponibile dal collegamento al termine di questa introduzione.
Le puntate precedenti sono state pubblicate l’11 luglio, il 17 luglio, il 25 luglio, il 2 agosto. il 10 agosto, il 10 settembre, il 23 settembre e il 21 ottobre. La pubblicazione della decima puntata (di 12) è prevista, salvo contrattempi, entro la fine della prima settimana di novembre.
Il brano pubblicato oggi è assai significativo nel dibattito riacceso dal Motu proprio “Summorum Pontifucum”, che ha visto molti “ultras” della Messa “paolina”, fra essi purtroppo anche alcuni vescovi e sacerdoti, riprendere la denigrazione sistematica del “rito tridentino” nonostante le chiare parole del Santo Padre. Davies, in accordo con Fortescue, evidenzia come centrali nella liturgia la Presenza Reale, il Sacrificio Eucaristico e tutti gli insegnamenti sull’Eucaristia che i Padri vollero immutabili, che nessun papa o concilio ha mai mutato e che furono rigettati dai protestanti; ebbene, senza volontà di polemica – anche perché di lega fin troppo bassa – e ritenendo di avere ottime ragioni per sostenere la diffusione del “rito tridentino” senza dover per questo attaccare pretestuosamente il Novus Ordo, viene da chiedersi se un tale monumento di teologia e di dottrina, scaturito da secoli di sviluppo, possa essere ritenuto “incompatibile” con la Chiesa di oggi e, addirittura, “forma distorta” (Espressione del Vescovo di Caserta Mons. Nogaro, ripresa da più quotidiani e mai smentita): forse in alcune menti, anche se in nessun documento, qualche verità è cambiata o qualcuna è più vera di altre? E se non è così, dove stanno il “distorcimento” o l’”incompatibilità”?
Vai alla nona puntata della “Breve storia della Messa Romana”: la riforma di S. Pio V
Istituendo la festa di Cristo Re, il Papa Pio XI ha voluto proclamare solennemente la regalità di nostro Signor Gesù Cristo sul mondo. Re delle anime e delle coscienze, delle intelligenze e delle volontà, Cristo è anche il Re delle famiglie e delle città, dei popoli e delle nazioni, il Re dell’universo intero. Come Pio XI ha esposto nella sua enciclica Quas primas dell’11 dicembre 1925, il laicismo è la negazione radicale di questa regalità di Cristo; organizzando la vita sociale come se Dio non esistesse, generò l’apostasia delle masse e condusse la società alla rovina. Tutta la Messa e l’Ufficio della festa di Cristo Re sono una solenne proclamazione della regalità universale di Cristo contro il laicismo del nostro tempo. La Messa comincia con una delle più belle visioni dell’Apocalisse, in cui l’Agnello di Dio, immolato, ma ormai nella gloria, è acclamato dalla innumerevole folla degli angeli e dei santi. Fissata all’ultima domenica d’ottobre, verso la fine del ciclo liturgico e proprio alla vigilia di Ognissanti, la festa di Cristo Re si presenta come il coronamento di tutti i misteri di Cristo e come l’anticipazione, nel tempo, della regalità eterna che Egli esercita su tutti gli eletti nella gloria del cielo.
La grande realtà del Cristianesimo è Cristo resuscitato, che regna in tutto lo splendore della sua vittoria in mezzo agli eletti, che sono la sua conquista. (Dal “Messale Romano Quotidiano” di Dom G. Lefebvre, O. S. B., a cura dell’ Apostolato Liturgico di Genova, ed. Marietti, 1963)
Dai collegamenti che seguono sono disponibili la notazione gregoriana relativa al proprio della S. Messa di Domenica 28 ottobre, festa di Cristo Re ed i corrispondenti files mp3.
Seguiranno nei prossimi giorni, come di consueto, il proprio per i fedeli e gli approfondimenti liturgici.
Vai alla notazione gregoriana del proprio di Domenica 28 ottobre: Cristo Re
Siamo giunti all’ottava puntata (Un’eredità sacra fin dal VI Secolo) della Breve storia della Messa Romana di Michael Davies, tratta dalla Latin Mass Society of England and Wales e pubblicata da Tan Books nella versione originale in inglese, disponibile nella traduzione italiana dal collegamento al termine di questa introduzione.
La prima puntata è stata pubblicata
Mercoledì 11 luglio, la seconda Martedì 17 luglio, la terza Mercoledì 25 luglio, la quarta Giovedì 2 agosto. la quinta Venerdì 10 agosto, la sesta Lunedì 10 settembre e la settima Domenica 23 settembre.
La pubblicazione della nona puntata (di 12) è prevista entro la fine della prima settimana di novembre.
Vai all’ottava puntata della “Breve storia della Messa Romana” (Un’eredità sacra fin dal VI Secolo)

Con le riflessioni sulle letture disponibili dai collegamenti si conclude la preparazione alla liturgia di Domenica 21 ottobre 2007, Ventunesima Domenica dopo Pentecoste; si tratta di due omelie molto distanti nel tempo e nello stile ma non nella verità, cioè del cinquantesimo sermone di S. Alfonso M. de’ Liguori (immagine a destra), sempre molto apprezzato per i suoi scritti purtroppo non facilmente reperibili e dell’omelia di padre Paolo Berti (immagine in basso), O. F. M. Cap. (da www.perfettaletizia.it) in occasione della XXIV Domenica del Tempo Ordinario (anno A) il cui
Vangelo - ma non è così per le altre letture - corrisponde a quello della XXI Domenica dopo Pentecoste del Vetus Ordo Missae.
