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ImageShackDai collegamenti che seguono, dopo una breve presentazione sulla S. Messa di Sabato prossimo (19 gennaio, seconda Domenica dopo l’Epifania) sono disponibili i consueti sussidi: proprio, notazione gregoriana del proprio, mp3 (da Christus Rex, benedettini di S. Paolo). Questi ultimi, oltre a poter essere scaricati nel consueto file “zippato”, possono essere ascoltati ad uno ad uno direttamente dal sito con un click su “AUDIO MP3″e successivamente, volendo, scaricati con un click su “scarica”.
Con la collocazione delle nozze nel sesto giorno, si fa un’allusione diretta a Gv 19,31, cioè alla morte di Gesù. Il sesto giorno è il giorno della creazione dell’uomo ed è il giorno della generazione dell’uomo nuovo sulla croce. Il terzo giorno, invece, è il giorno della sua risurrezione. Il fatto che Cristo nella risposta alla madre che lo informa della mancanza di vino dica “la mia ora non è ancora giunta”, significa che le nozze di Cana di Galilea vanno lette in chiave pasquale. L’ora di Cristo nel vangelo di Giovanni è l’ora della gloria di Dio che coincide con la sua crocifissione, con la morte sulla croce. Si tratta dunque di una chiave di lettura pasquale, in una confluenza della gloria di Dio e della morte di Cristo. Questo sacrificio va allora compreso in una chiave sponsale, dato che si tratta di nozze. Cristo in qualche modo viene interpretato come il nuovo sposo e perciò il costato aperto sulla croce e il sangue e l’acqua versati devono ricevere un significato anche dal segno operato alle nozze di Cana: la grazia, lo Spirito Santo, la vita, i grandi misteri simboleggiati dall’acqua, dal sangue e dal costato aperto sono, infatti, la generazione dell’uomo nuovo nel battesimo, generato dal vero Sposo. Leggi tutto

 

 

ImageShackL’arte e la musica, manifestazioni della bellezza, non sono elementi estrinseci alla liturgia e neppure sono puramente decorativi; sono piuttosto parti integranti del culto, come mette in rilievo Benedetto XVI nella sua esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis del 22 febbraio 2007: “Il rapporto tra mistero creduto e celebrato si manifesta in modo peculiare nel valore teologico e liturgico della bellezza. La liturgia, infatti, come del resto la Rivelazione cristiana, ha un intrinseco legame con la bellezza: è veritatis splendor. Nella liturgia rifulge il Mistero pasquale mediante il quale Cristo stesso ci attrae a sé e ci chiama alla comunione. In Gesù, come soleva dire san Bonaventura, contempliamo la bellezza e il fulgore delle origini. Tale attributo cui facciamo riferimento non è mero estetismo, ma modalità con cui la verità dell’amore di Dio in Cristo ci raggiunge, ci affascina e ci rapisce, facendoci uscire da noi stessi e attraendoci così verso la nostra vera vocazione: l’amore” (numero 35). Leggi tutto

ImageShackDal link che segue è possibile visualizzare e/o scaricare la notazione gregoriana del proprio della S. Messa di Domenica 13 gennaio 2008 (Sacra Famiglia). Nell’occasione si ricorda che la S. Messa nella forma straordinaria del Rito Romano prevista a Rapallo nella chiesa parrocchiale di S. Pietro di Novella, normalmente programmata per l’ultima domenica del mese, è spostata al 13 gennaio prossimo. Vai alla notazione gregoriana del proprio

ImageShackDai collegamenti che seguono tornano ad essere disponibili la notazione gregoriana del proprio per la S.Messa della domenica successiva, in questo caso Domenica 6 gennaio (In Epiphania Domini) insieme ai files mp3 registrati dai benedettini di S. Paolo (da Christus Rex), disponibili per il download in formato compresso.

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Dai collegamenti che seguono sono disponibili la notazione gregoriana del proprio della S. Messa di Domenica 9 dicembre (Dominica II Adventus) ed i relativi files mp3.

 

Vai alla notazione gregoriana del proprio della S. Messa di Domenica 9 dicembre (II Domenica di Avvento)

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I molti impegni di questa settimana non hanno consentito la pubblicazione più tempestiva e scaglionata dei consueti strumenti di preparazione alla S. Messa, tuttavia disponibili dai collegamenti che seguono:

Vai al Proprio della S. Messa dell’Immacoata Concezione

Vai alla presentazione di Dom Guéranger

Vai all’omelia del Card. Biffi

Vai alla notazione gregoriana del proprio

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Nella chiesa dei SS. Vittore e Carlo e N.S. della Fortuna Via Balbi 7 a Genova, Santa Messa dell’Immacolata Sabato 8 dicembre 2007 ore 11:
Missa brevis in Fa maggiore per soli, coro a quattro voci, archi ed organo di Franz Joseph Haydn (1732 - 1809) eseguita dalla Schola Cantorum “Santo Stefano” con la partecipazione dell’orchestra barocca “Il Cimento degli Affetti” diretti dal M.° Valentino Ermacora.
Il proprio sarà cantato come ogni domenica dalla Sezione Gregoriana della Schola Cantorum.
Col patrocinio di “UNA VOCE” Associazione per la salvaguardia della liturgia latino - gregoriana
Segreteria: via Cagliari 3 - 16142 Genova -  010876398

A breve sarà pubblicato il proprio.

Fare click sul manifesto a fianco per ingrandirlo; per visualizzarlo o scaricarlo in formato pdf usare questo collegamento.

Dai collegamenti che seguono sono disponibili la notazione gregoriana del proprio di Domenica 2 dicembre (I Domenica di Avvento) ed i relativi files mp3.

 

Vai alla notazione gregoriana del proprio (I Domenica di Avvento)

 

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Dai collegamenti che seguono sono disponibili la notazione gregoriana del proprio per la S. Messa di Domenica 25 novembre, XXIV Domenica dopo Pentecoste (uguale a quello della domenica precedente) con i relativi files mp3.

 

Vai alla notazione gregoriana per la XXIV Domenica dopo Pentecoste

 

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Per la rassegna Autunno in Oratorio - terza edizione, l’Oratorio di San Filippo (Via Lomellini, Genova), Giovedì 22 novembre alle ore 21 ospiterà la conferenza “La Musica Sacra nel pensiero della Chiesa attraverso la tradizione oratoriana” dell’ abate Michael J. Zielinski (immagine a destra), della Pontificia Commissione per i Beni Culturali.

 

Un sentito ringraziamento alla Dottoressa Poluzzi per la cortese segnalazione.

Vista la vicinanza del primo e del 2 novembre, pubblichiamo contemporaneamente i propri della S. Messa del primo novembre (In Festo Omnium Sanctorum) e del 2 novembre (In Commemoratione Omnium Fidelium Defunctorum) con la rispettiva notazione gregoriana e, per quanto riguarda la S. Messa dei Santi, gli mp3 del proprio gregoriano.

Vai al proprio della S. Messa del primo novembre (Festa di tutti i Santi)

Vai alla notazione gregoriana del proprio (S. Messa del primo novembre, Festa di tutti i Santi)

Scarica gli mp3 del gregoriano (proprio della Festa di tutti i Santi)

Vai al proprio della S. Messa del 2 novembre (Commemorazione dei Defunti)

Vai alla notazione gregoriana del proprio (S. Messa del 2 novembre, Commemorazione dei Defunti)

Dai collegamenti che seguono sono disponibili la notazione gregoriana relativa al proprio della S. Messa di Domenica 28 ottobre, festa di Cristo Re ed i corrispondenti files mp3.

Seguiranno nei prossimi giorni, come di consueto, il proprio per i fedeli e gli approfondimenti liturgici.

 

Vai alla notazione gregoriana del proprio di Domenica 28 ottobre: Cristo Re

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Dai collegamenti che seguono sono disponibili, come di consuetudine, la notazione gregoriana del proprio della S. Messa di Domenica 21 ottobre 2007 (Ventunesima Domenica dopo Pentecoste) ed i relativi files mp3.

Da questa settimana, dopo un’interruzione dovuta alla giusta attenzione prestata alle tante e -Deo gratias - positive notizie sulle “nuove” S. Messe in rito antico, riprenderà la pubblicazione delle riflessioni sul Vangelo della Domenica successiva, di solito nella forma di un’omelia, insieme a quella della “Breve storia del rito romano“.

Vai alla notazione gregoriana del proprio di Domenica 21 ottobre (Dominica XXI Post Pentecosten)

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Sia pure con ritardo, dovuto ad una settimana dai ritmi serratissimi anche sull’aggiornamento del blog, è disponibile la notazione del proprio per la S. Messa di Domenica 14 ottobre, Ventesima Domenica dopo Pentecoste, insieme ai relativi files mp3.

L’augurio è che il proprio, nonostante tutto, possa risultare comunque utile.

 

Vai alla notazione gregoriana del proprio (Dominica XX Post Pentecosten)

 

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Dai collegamenti che seguono sono disponibili la notazione gregoriana del proprio della S. Messa di Domenica 7 ottobre (Diciannovesima Domenica dopo Pentecoste) ed i relativi files mp3.

Vai alla notazione gregoriana del proprio per la Messa di Domenica 7 ottobre (Dominica XIX Post Pentecosten)

 

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Dai collegamenti che seguono sono disponibili il proprio del gregoriano per la S. Messa di Domenica 30 settembre (Diciottesima Domenica dopo Pentecoste) con i relativi files mp3.

 

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Dai collegamenti che seguono sono disponibili il proprio, la notazione gregoriana con relativi files mp3 e la presentazione liturgica, dall’opera di Dom P. Guéranger, della Diciassettesima Domenica dopo Pentecoste (Domenica 23 settembre). Vai al proprio Vai al gregoriano
Scarica i files mp3 Vai alla presentazione

 

Dai collegamenti che seguono sono disponibili la notazione gregoriana del proprio di Domenica prossima (16 settembre, XVI Domenica dopo Pentecoste) ed i relativi files mp3.

Vai alla notazione gregoriana del proprio

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I propri ed i files mp3 di Domenica 9 settembre, quindicesima Domenica dopo Pentecoste, sono disponibili dai collegamenti al termine dell’introduzione che segue, tratta dal Messale Romano Quotidiano” di Dom Gaspare Lefebvre, O. S. B., a cura dell’ Apostolato Liturgico di Genova, ed. Marietti, 1963.

 

La liturgia di questa domenica è tutta impregnata dei sentimenti di fiducia che animano la Chiesa nella sua preghiera. Le parti salmodiche della S. Messa odierna sono implorazioni d’aiuto alla misericordia divina, in cui però il ringraziamento si confonde con la domanda, tanto è grande la certezza che Dio non mancherà di esaudire il suo popolo.
II Vangelo ricorda l’infinita bontà di Cristo. Essa risplende, umana e divina, in questa resurrezione del figlio della vedova di Naim, simbolo di tante altre resurrezioni che la Chiesa ottiene per i sepolti nella morte del peccato.

L’odierna Liturgia e la Bibbia. Sulla resurrezione del figlio della vedova di Naim vedere altri racconti di resurrezioni nell’Antico e nel Nuovo Testamento (il figlio della vedova di Sarepta, richiamato in vita da Elia: 3 Re 17, 17-24; il figlio della Sunamita resuscitato da Eliseo 4 Re 4, 8-37; la figlia di Giairo resuscitata da Gesù: Mc. 5, 22-43; Lazzaro resuscitato da Gesù: Gv. 1l, 1-44; Tabita, resuscitata da Pietro: Atti 9, 36-42; Eutiche, resuscitato Paolo: Atti 20, 7-12).

Sul lutto che si faceva per la morte di un figlio unico: Ger. 6, 26; Zac. 12, l0. Rileggere in questa occasione: Lamentazioni di Geremia 1; 2.
Sulla tenerezza divina: Is. 49, 14-16 - Ger. 31 - Ez. 16 – Os. dal c. 1 al c. 3; 11; 14, 2-9 - Lc. 1, 76-79 - Gv. 3, 16; 14, 21- Ef. 2, 4-5 - 1 Gv. 3, 1-2. Rileggere il Salmo 102. Vedere la Domenica di Settuagesima (“Dio concede la grazia a chi vuole“) e la festa del Sacro Cuore.

Sulla vita secondo lo spirito: Rom. 7, 5-6; 8, 1-17; 12; 13; - 2 Cor. 3 - Gal. 5, 13-24 che precede l’Epistola del giorno - Ef. da 4, 17 a 6, 20 - Col. 3 - 1 Tess. 4,1-12; 5,12-22. Richiamarsi anche alla III Domenica di Quaresima (vita nella luce), all’VIII domenica dopo Pentecoste (lo Spirito, maestro di vita interiore) e alla XIX domenica dopo Pentecoste (“l’uomo nuovo”).

Lettura della Bibbia : Ecclesiastico da 30, 1 a 31, 11; da 34, 13 a 35, 20; 36, 1-19; da 39, 1 a 40, 27; 42, 15-25; da 44, 1 a 45, 17; da 46, 13 a 47, 22; da 48, 1 a 49, 3; 50, 1-24; 51.

Vai al Proprio di Domenica 9 settembre (Dominica XV Post Pentecosten)

Vai alla notazione gregoriana del Proprio di Domenica 9 settembre (Dominica XV Post Pentecosten)

Scarica i files mp3 del gregoriano

 

Dai collegamenti che seguono sono disponibili il Proprio del gregoriano per la S. Messa di Venerdì 14 settembre (In Exaltatione S. Crucis) ed i relativi files Mp3.

Vai al Proprio del gregoriano per la S. Messa di Venerdì 14 settembre (In Exaltatione S. Crucis)

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Dai collegamenti che seguono sono disponibili la notazione gregoriana del proprio per la liturgia dell’Undicesima Domenica dopo Pentecoste (Domenica 12 agosto) ed i relativi files Mp3.

 

 

 

 

Vai al proprio del gregoriano

 

 

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La preparazione alla liturgia di Domenica 5 agosto (Dominica X Post Pentecosten) ricomincia con il proprio del gregoriano per la S. Messa, disponibile insieme ai files Mp3.

 

Vai al Proprio del gregoriano di Domenica 5 agosto (Dominica X Post Pentecosten)

 

Scarica i files Mp3

Dai collegamenti che seguono, come di consueto, sono disponibili il proprio del gregoriano per la S. Messa di Domenica prossima (29 luglio, Nona Domenica dopo Pentecoste) ed i relativi files Mp3.

 

 

 

 

Vai al Proprio del gregoriano

 

Scarica i files Mp3

Dai collegamenti che seguono queste note è disponibile il Proprio con la notazione gregoriana della S. Messa di Domenica prossima (22 luglio: Ottava domenica dopo Pentecoste) con i relativi files Mp3 (questi ultimi piuttosto pesanti da scaricare: occorre un po’ di pazienza soprattutto con le connessioni meno veloci).

 

 

 

Vai al Proprio della S. Messa con la notazione gregoriana (Dominica VIII Post Pentecosten)

 

Scarica i files Mp3 del gregoriano

La gioia per il Motu proprio del Papa non deve certamente farci dimenticare la preparazione alla liturgia di Domenica prossima 15 luglio (VII Domenica dopo Pentecoste), che inizia mettendo a disposizione la notazione gregoriana del Proprium ed alcuni files Mp3 relativi allo stesso.

 

 

 

Vai alla notazione gregoriana del Proprio (Dominica VII Post Pentecosten)

Scarica i files Mp3

Cercando di venire incontro a molte richieste, con la consapevolezza che non sempre sarà possibile ma che il possibile sarà sempre fatto, la prima pubblicazione della settimana è dedicata alla notazione gregoriana del proprio di Domenica (8 luglio, VI Domenica dopo Pentecoste), insieme ai files Mp3 dello stesso proprio.

Seguiranno il proprio per i fedeli, i consueti spunti di riflessione per la preparazione e, speriamo, qualche bella notizia e qualche utile approfondimento liturgico.

Vai alla notazione gregoriana del proprio della S. Messa di Domenica 8 luglio

Scarica i files Mp3 del proprio

Dal collegamento che segue sono disponibili la notazione gregoriana del proprio della S.Messa per la Natività di S. Giovanni Battista (Domenica 24 giugno) e tutti i relativi files Mp3.

 

Vai alla notazione gregoriana del Proprium della Missa “De ventre matris meae” per la Natività di S. Giovanni Battista

Scarica i files Mp3 del Proprium della Missa “De ventre matris meae”

Dai collegamenti che seguono è possibile scaricare, in formato compresso, la notazione gregoriana e gli Mp3 (questi ultimi, purtroppo, non completi) del Proprio della S.Messa di Domenica 10 giugno (festa del Corpus Domini).

La sequenza, ridotta per esigenze tecniche, prima di essere stampata dovrà essere selezionata e riportata a normali dimensioni.

 

 

Scarica la notazione

 Scarica i files Mp3

 

 

Dai collegamenti che seguono è possibile scaricare il proprio con la notazione gregoriana della S.Messa della Santissima Trinità ed i relativi files Mp3.

Vai al proprio della S. Messa della Ss. Trinità con la notazione gregoriana

Scarica i files Mp3 dei canti gregoriani nella S. Messa della Ss. Trinità

Dai collegamenti che seguono è possibile scaricare e/o visualizzare il Proprium del canto gregoriano per la S. Messa di Domenica 27 maggio (Dominica Pentecostes, Missa “Spiritus Domini”).

 

 

Proprio del gregoriano

 

Files Mp3

Il 20 maggio 1906 nasceva a Genova Giuseppe Siri, ” l’unica e sola figura di livello mondiale che genova abbia posseduto negli ultimi duecento anni“. (Gianni Baget Bozzo).

Dopo averne ricordato, ai primi di maggio, il ritorno al Padre, ne ricordiamo oggi l’anniversario della nascita con un articolo apparso nel 1996 sull’ Osservatore Romano.

Osservatore Romano - Domenica 23 luglio 2006

Anche in campo liturgico l’indelebile impronta pastorale dell’indimenticato arcivescovo di Genova

di Emidio Papinutti

Anche i cultori della musica sacra si associano alla Diocesi di Genova e alle numerose istituzioni civili ed ecclesiastiche che stanno celebrando il centenario della nascita del Cardinale Giuseppe Siri (20 maggio 1906). Leggi tutto l’articolo

Dai collegamenti che seguono è possibile scaricare spartiti e Mp3 dei canti gregoriani relativi alla S. Messa dell’Ascensione di N. S. (Missa “Viri Galilaei”).

 

 

Scarica gli spartiti dei canti

Scarica gli Mp3 dei canti

 

Dai collegamenti che seguono è possibile scaricare i files Mp3 e gli spartiti dei canti gregorianirelativi al Proprio della S. Messa di Domenica 13 maggio (Quinta Dominica post Pascha). Credo, Gloria, Sanctus ed Agnus Dei sono disponibili nella pagina della liturgia.

 

Vai agli spartiti dei canti

 

 

Scarica i files Mp3 dei canti gregoriani

Di seguito è riportato l’intero contributo comparso in tre parti su fides.org nel luglio del 2006. L’autore, S. Ecc. Mons. Mauro Piacenza, è Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra; il suo intervento è pubblicato con piacere per il contenuto e perché Mons. Piacenza ( alcune note biografiche sono disponibili dal collegamento che segue) è genovese, fatto certamente poco significativo rispetto all’articolo ma non trascurabile per un blog che non dimentica una vocazione “domestica” anche se non angusta (speriamo!)

Leggi l’intervento di Mons. Piacenza

Il terremoto che negli anni ‘70 del secolo scorso, anzi del millennio, produsse la quasi scomparsa del canto gregoriano fu in effetti contraccolpo di una distorta attuazione della riforma liturgica conciliare.

Padre Guido Innocenzo Gargano ce ne offre una testimonianza: racconta come il suo monastero, quello benedettino camaldolese di San Gregorio al Celio, a Roma, dove è conservata la cattedra marmorea di papa Gregorio Magno, abbandonò con rapidità fulminea, praticamente da un giorno all´altro, il canto gregoriano, a metà degli anni Sessanta, per abbracciare nuovi e improvvisati moduli musicali.

La svolta fu voluta praticamente all´unanimità e approvata del priore dell´epoca, p. Benedetto Calati. personalità di alto rilievo nel cattolicesimo italiano. L´autore del racconto è il suo successore. Dal collegamento che segue sono disponibili ampi stralci della testimonianza.

Leggi la testimonianza di Padre Gargano sull’abbandono del gregoriano da parte dei benedettini

Valentino Miserachs Grau, catalano, è preside del Pontificio istituto di musica sacra, il “conservatorio” liturgico-musicale della Santa Sede, che ha per compito di formare i musicisti di Chiesa di tutto il mondo; mentre però il Pims - fedele alle disposizioni del Concilio Vaticano II - imposta la sua formazione su canto gregoriano, polifonia e musica d´organo, la quasi totalità della Chiesa, compresi i suoi vertici, va per tutt´altre strade, con effetti che Miserachs giudica disastrosi. Ai limiti dell´analfabetismo musicale e liturgico. “Mai - dice - s´era vista una degenerazione simile all´attuale”.

Ma non dispera: già altre volte in passato la Chiesa ha risposto con energiche riforme alle situazioni di crisi della musica sacra - col Concilio di Trento, con Pio X - e così può fare oggi.

Nel testo che segue Valentino Miserachs Grau spiega la sua proposta di nuova riforma . (Da una conferenza che Miserachs ha tenuto a Barcellona della quale sono qui riprodotte ampie parti).

Leggi la conferenza sulla musica sacra di Valentino Miserachs Grau

Grazie ancora a Raimondo Gatto per aver fornito anche questo documento, visibile dal collegamento che segue.

Leggi l’enciclica “Musicae Sacrae disciplina” di Papa Pio XII

(testo tratto dal sito http://www.museosanpiox.it e messo a disposizione dal Sig. Raimondo Gatto, al quale vanno sentiti ringraziamenti)

Tra le sollecitudini dell’officio pastorale, non solamente di questa Suprema Cattedra, che per inscrutabile disposizione della Provvidenza, sebbene indegni occupiamo, ma di ogni chiesa particolare, senza dubbio è precipua quella di mantenere e promuovere il decoro della Casa di Dio, dove gli augusti misteri della religione si celebrano e dove il popolo cristiano si raduna…

Leggi tutto il Motu Proprio del Papa Pio X sulla musica sacra

Indagine sulla natura del Canto Gregoriano di Massimo Lattanzi; è uno scritto non proprio divulgativo ma di notevole valore e grande interesse per tutti: vale la pena di affrontare qualche piccola difficoltà per apprezzarlo completamente (da http://digilander.libero.it/gregduomocremona).

Il canto gregoriano non è gregoriano: che l’attribuzione delle melodie a Gregorio Magno sia storicamente infondata è un dato da tempo accertato ed universalmente riconosciuto. Non altrettanto evidente è che il canto gregoriano non è nemmeno, principalmente e per sua natura, canto. Il paradosso va inteso nel senso che poco o nulla a che fare ha il gregoriano con il fenomeno musicale quale oggi noi lo intendiamo. L’esigenza profonda che determina la sua creazione è innanzitutto la proclamazione solenne…

Leggi tutto l’articolo di Massimo Lattanzi: Il canto Gregoriano non è un canto: appunti per un paradosso

Ecco un altro notevole contributo dell’allora Cardinal Joseph Ratzinger, tratto da “La festa della fede”, edito da Jaca Book nel 1983.

 

Nell’edizione in lingua tedesca, largamente diffusa, dei testi del Concilio Vaticano II a cura di Karl Rahner e Herbert Vorgrimler, il breve commento al capitolo della Costituzione Liturgica sulla musica è introdotto dalla stupefacente osservazione che l’arte pura, com’essa si trova nella musica sacra, “è difficilmente conciliabile, partendo dalla sua natura esoterica (nel senso corretto del termine), con la natura della liturgia e con il supremo principio della riforma liturgica” (1).

 

Leggi tutto il contributo su “Fondamento teologico della Musica Sacra

Riporto di seguito un discorso dell’allora Cardinal Joseph Ratzinger “scovato” quasi per caso per tre motivi:
1) non avevo ancora inserito documenti sul canto gregoriano, ci voleva almeno il primo passo;
2) spiega bene le relazioni tra gregoriano e liturgia rende ancora più chiari i motivi che mi inducono a preferire il rito tradizionale;
3) chiarisce molti dubbi a quanti, liberi da pregiudizi politici, avessero comunque potuto trovare qualche argomento convincente nella campagna diffamatoria sul rito di S. Pio V, partita proprio da Genova.

 

Premessa

 

Tra la liturgia e la musica sin dagli inizi c’è stato un rapporto fraterno. Quando l’uomo loda Dio, la sola parola è insufficiente. La parola rivolta a Dio trascende i limiti del linguaggio umano. Per questo motivo tale parola in ogni tempo, proprio in forza della sua natura, ha invocato in aiuto la musica, il cantare e la voce del creato nel suono degli strumenti. Infatti, alla lode di Dio non partecipa soltanto l’uomo. La.liturgia quale servizio di Dio è l’inserirsi in ciò di cui parlano tutte le cose.

 

Per quanto la liturgia e la musica in forza della loro natura siano strettamente congiunte tra di loro, la loro relazione è sempre stata difficile, soprattutto nei momenti nodali di transizione nella storia e nella cultura. Non v’è perciò da meravigliarsi, che anche oggi sia di nuovo posto in discussione il problema di una forma adeguata della musica nella celebrazione liturgica. Nelle dispute del Concilio e subito dopo pareva che si trattasse semplicemente della divergenza tra persone dedite alla prassi pastorale da un lato e musicisti di chiesa dall’altro lato. Questi ultimi non volevano lasciarsi coartare da una formalità puramente pastorale, mentre si sforzavano di affermare la dignità intrinseca della musica quale misura di un proprio valore pastorale e liturgico. Si aveva pertanto l’impressione che il conflitto per la massima parte riguardasse unicamente l’ambito dell’uso della musica. Nel frattempo, tuttavia, la spaccatura si fa più profonda.
La seconda ondata della riforma liturgica spinge il problema sino a raggiungere i suoi fondamenti. Si tratta ora della natura dell’azione liturgica in quanto tale, delle sue basi antropologiche e teologiche. Il conflitto che investe la musica sacra è sintomatico e scopre un problema più profondo, e cioè: che cosa sia la liturgia.
1. SUPERARE IL CONCILIO? UNA NUOVA CONCEZIONE DELLA LITURGIA
La nuova fase in cui si afferma la volontà di una riforma liturgica considera esplicitamente suo fondamento non più le parole del Concilio Vaticano Il, bensì il suo «spirito». Utilizzo quale testo paradigmatico l’articolo ben informato e coerente, su «Canto e musica nella Chiesa» del Nuovo Dizionario di Liturgia. Qui non si mette affatto in discussione l’alto valore artistico del canto gregoriano o della polifonia classica. E non si tratta neppure di opporre l’una contro l’altra l’attività dell’assemblea e un’arte di élite. Punto nodale della discussione non è neanche il rifiuto di un irrigidimento storico che copia soltanto il passato e perciò stesso rimane senza presente e senza futuro. Si tratta piuttosto di una nuova concezione di fondo della liturgia, con cui si vuole superare il Concilio, la cui Costituzione Iiturgica avrebbe racchiuso «due anime» (p. 211 a, cE 212 a).
Gruppo o Chiesa?
Cerchiamo brevemente di conoscere questa concezione nelle sue linee maestre. Il punto di partenza della liturgia — così ci viene detto —è il riunirsi di due o tre che stanno insieme nel nome di Cristo (199 a). Questo riferimento alla parola del Signore (Mt 18, 20) di primo acchito sembra innocuo e tradizionale. Ma tale parola acquista una portata rivoluzionaria per il fatto che la citazione biblica è tolta dal suo contesto e viene fatta risaltare per contrasto sullo sfondo di tutta la tradizione liturgica. Perché i «due o tre» sono messi ora in opposizione nei confronti di un’istituzione con ruoli istituzionalizzati e nei confronti di ogni «programma codificato ». Così tale definizione significa quanto segue: non è la Chiesa che precede il gruppo, bensì il gruppo precede la Chiesa. Non la Chiesa nel suo insieme fa da supporto alla liturgia dei singoli gruppi e comunità, bensì il gruppo stesso è il luogo dove di volta in volta nasce la liturgia. La liturgia perciò non si sviluppa neppure partendo da un modello comune, da un «rito» (ridotto, in quanto «programma codificato», all’immagine negativa della mancanza di libertà); la liturgia nasce nel momento e nel luogo concreto grazie alla creatività di quanti sono riuniti. In tale linguaggio sociologico il sacramento del sacerdozio viene considerato un ruolo istituzionalizzato che si è procurato un monopolio (206 w) e, grazie all’istituzione (cioè alla Chiesa) ha dissolto l’unità primitiva e la comunitarietà dei gruppi. In tale contesto la musica, così ci viene detto, come pure il latino, sono divenuti un linguaggio da iniziati, «la lingua di un’altra Chiesa, cioè dell’istituzione e del suo clero».
Due Chiese?
L’aver isolato il passo di Mt 18, 20 dall’intera tradizione biblica ed ecclesiale della preghiera comune della Chiesa, come si vede, mostra ora gravi conseguenze: a partire dalla promessa che il Signore ha fatto a quanti pregano in ogni luogo, si è fatta una dogmatizzazione dei gruppi autonomi. La comunanza della preghiera è stata esasperata sino a divenire un appiattimento che considera lo sviluppo del ministero sacerdotale il sorgere di un’altra Chiesa. Da questo punto di vista ogni proposta che viene dalla Chiesa universale è giudicata una catena contro cui bisogna insorgere per amore della novità e libertà della celebrazione liturgica. Non l’ubbidienza di fronte a un tutto, bensì la creatività del momento diviene la forma determinante.
Mistificazioni?
E’ evidente che insieme all’adozione di un linguaggio sociologico si è avuta pure l’assunzione di valori: la gerarchia di valori che ha dato forma al linguaggio sociologico costruisce una nuova visione della storia e del presente. Così alcuni concetti consueti (per di più anche conciliari!) — come «il grande patrimonio della musica sacra ». «l’organo re degli strumenti », «l’universalità del canto gregoriano» — sono bollati quali «mistificazioni» usate allo scopo di «conservare una determinata forma di potere e di visione ideologica» (p 200 a).
Un certo modo di amministrare il potere (così ci viene detto) si sente minacciato dai processi di trasformazione culturali e «reagisce, fino a mascherare come amore alla tradizione il desiderio di autoconservazione» (p 205 n). Il canto gregoriano e Palestrina sarebbero i «numi tutelari» di un antico repertorio mitizzato (210 b), elementi di una «contro-cultura cattolica» che si appoggia ad essi Quali «archetipi remitizzati e supersacralizzati” (208 a), come d’altronde alla liturgia storica sta a cuore più la rappresentazione di una burocrazia del culto che non l’azione corale di un popolo (206 a). Il contenuto del Motu proorio di Pio X sulla musica sacra viene infine considerato «una ideologia culturalmente miope e teologicamente fumosa di una «musica sacra» (211 a). Qui, evidentemente, non è più soltanto il sociologismo all’opera, ma siamo di fronte a una totale separazione del Nuovo Testamento dalla storia della Chiesa, che si unisce a una teoria della decadenza caratteristica di molte situazioni illuministiche: le realtà nel loro stato puro si incontrano soltanto negli inizi primordiali gesuanici; tutto il resto della storia appare una «vecchia avventura musicale» con «esperienze disorientate ed impazzite», che ora deve «essere chiusa», per riprendere finalmente la via giusta (212 a).
Materialismo
Ma come si configura questa realtà nuova e migliore? I principi base sono già stati sfiorati in precedenza; ora dobbiamo prestare attenzione alla loro concretizzazione particolare. Sono formulati in modo chiaro due valori di fondo. Il «valore primario» di una liturgia rinnovata, come ci è detto, sarebbe «l’agire delle persone (tutte) in pienezza ed autenticità» (211 b). Di conseguenza la musica di Chiesa in primo luogo significherebbe che il «popolo di Dio” rappresenta la sua identità cantando. Con ciò è chiamato in causa anche già il secondo criterio di valore che qui è attivo: la musica risulta essere la forza che opera la coesione del gruppo (217 xv). I canti familiari a una comunità ne diventano, per così dire, il suo distintivo. Da queste premesse scaturiscono le categorie principali della strutturazione musicale della liturgia: il progetto, il programma, l’animazione, la regia. Più importante del che cosa (così ci è detto) sarebbe il come (217 w). Essere in grado di celebrare sarebbe soprattutto «essere in grado di fare ». La musica dovrebbe soprattutto essere «fatta »…
Per non essere ingiusto, devo aggiungere che si mostra tuttavia nell’articolo in questione comprensione per le diverse situazioni culturali e che rimane anche dello spazio aperto per l’assunzione del patrimonio storico. E soprattutto è sottolineato il carattere pasquale della liturgia cristiana il cui canto non soltanto rappresenta l’identità del popolo di Dio, ma dovrebbe rendere anche conto della speranza e annunciare a tutti il volto del Padre di Gesù Cristo.
Errata interpretazione del Concilio
Permangono così elementi di continuità nella grossa rottura: essi permettono il dialogo e infondono speranza che si possa ritrovare l’unità nella comprensione basilare della liturgia che tuttavia minaccia di sfuggire, quando si fa derivare la liturgia dal gruppo invece che dalla Chiesa — non soltanto sul piano teoretico, bensì nella prassi liturgica concreta. Non mi dilungherei tanto su questo testo pubblicato in un dizionario prestigioso, se pensassi che tali idee siano da attribuire unicamente ad alcuni singoli teorici. Ancorché sia fuori dubbio che essi non si possono appoggiare a nessun testo del Vaticano II. in alcuni uffici e organi liturgici si è consolidata l’opinione che lo spirito del Concilio orienta in tale direzione. Un’opinione fin troppo diffusa suggerisce oggi le concezioni or ora esposte che, cioè, le categorie proprie della comprensione conciliare della liturgia siano appunto la cosiddetta creatività, l’agire di tutti i presenti e il riferimento a un gruppo di persone che si conoscono e interpellano a vicenda. Non solo giovani preti, ma talvolta anche vescovi hanno la sensazione di non essere fedeli al Concilio, se pregano tutto così come sta nel Messale. Deve esserci almeno una formula «creativa», per banale che sia. E il saluto «civile» dei presenti, possibilmente anche i cordiali saluti al congedo, sono già divenuti parti d’obbligo dell’azione sacra, cui quasi nessuno osa sottrarsi.
2. IL FONDAMENTO FILOSOFICO DEL CONCETTO E LA SUA MESSA IN QUESTIONE
Con tutto ciò non si è tuttavia ancora sfiorato il nocciolo del problema, della mutazione cioè di valore. Tutto quanto si è detto deriva dall’aver preposto il gruppo alla Chiesa. Ma perché mai è avvenuto ciò? Il motivo sta nel fatto che si è sussunta la Chiesa nel concetto generico di «istituzione» e che il termine «istituzione» nel tipo di sociologia qui adottato, reca in sé una qualità negativa. Essa incarna il potere e il potere è il contrario della libertà. Dato che la fede (la sequela di Gesù) è concepita quale valore positivo, deve stare dalla parte della libertà e per sua natura deve quindi essere anche anti-istituzionale. Di conseguenza anche la liturgia non può essere un sostegno o una parte dell’istituzione; deve invece costituire una forza contrastante che aiuti a rovesciare i potenti dal trono. La speranza pasquale, di cui la liturgia deve dare testimonianza, sviluppandosi da questo punto di partenza può divenire molto terrena. Essa diviene speranza nel superamento delle istituzioni e diventa pure mezzo di lotta contro il potere. Colui che conosce la Missa Nicaraguensis anche per averne soltanto letto i testi, può farsi un’idea di questo slittamento della speranza e del realismo che la liturgia acquisisce qui in quanto strumento di una promessa militante. Si può anche vedere quale significato e importanza si attribuisce alla musica nella nuova concezione. La forza d’urto dei canti rivoluzionari comunica un entusiasmo e una convinzione che non potrebbero derivare da una liturgia semplicemente recitata. Qui non vi è più nessuna opposizione alla musica liturgica. Essa ha ottenuto un nuovo ruolo insostituibile nel risvegliare le energie irrazionali e lo slancio comunitario cui tutto tende. Ma parimenti la musica è formazione delle coscienze, perché la parola cantata si comunica in modo progressivo e molto più efficace allo spirito che non la parola letta o solo pensata. Del resto, nel cammino che porta alle liturgie di gruppo intenzionalmente si supera il limite della comunità locale: grazie alla forma liturgica e alla sua musica si costituisce una nuova solidarietà, per mezzo della quale deve formarsi un nuovo popolo, che si autodefinisce popolo di Dio, mentre di fatto per Dio intende se stesso e le energie storiche, che si sono sviluppate in sé.
Liturgia e libertà
Ritorniamo ancora all’analisi dei valori che sono diventati determinanti nella nuova coscienza liturgica. Si tratta da un lato della qualità negativa del concetto di istituzione e della considerazione della Chiesa esclusivamente sotto questo aspetto sociologico, per di più non nell’ottica di una sociologia empirica, bensì da un punto di vista che deriva dai cosiddetti maestri del sospetto. Si vede che hanno compiuto la loro opera in modo molto efficace. Hanno infatti raggiunto una determinazione delle coscienze che è attiva anche là dove non si sa nulla di questa origine. Il sospetto d’altronde non avrebbe potuto avere una tale forza incendiaria, se non fosse accompagnato da una promessa, il cui fascino è quasi inevitabile: dall’idea, cioè, della libertà quale diritto autentico della dignità dell’uomo. Sotto questo aspetto il nocciolo della discussione deve essere la domanda: Che cosa è il vero concetto della libertà? Con ciò la disputa sulla liturgia è ricondotta al suo punto essenziale, poiché nella liturgia, infatti, si tratta della presenza della salvezza, dell’adito alla vera libertà. Nell’aver messo in luce il nocciolo della questione sta senza dubbio l’elemento positivo della nuova disputa.
Liturgia senza la Chiesa?
Contemporaneamente si è manifestato ciò che oggi costituisce il vero disagio dei cristiani cattolici. Se la Chiesa ora appare soltanto come istituzione, come detentrice del potere e perciò come controparte della libertà, come impedimento alla salvezza, allora la fede contraddice se stessa; perché da un lato non può fare a meno della Chiesa, ma dall’altro è schierata fondamentalmente contro di essa. Ciò costituisce anche il paradosso davvero tragico di questo orientamento della riforma liturgica, perché la liturgia senza la Chiesa è in sé una contraddizione. Là ove tutti agiscono affinché tutti diventino soggetto, svanisce — con la Chiesa soggetto comune — anche il vero «attore» della liturgia. Si dimentica, infatti, che essa dovrebbe essere «Opus Dei», in cui Egli stesso agisce per primo e in cui noi, proprio per mezzo della sua azione, siamo redenti. Dove il gruppo celebra se stesso, celebra in realtà un nulla, perché il gruppo non è un motivo per celebrare. Ed è per ciò che l’agire di tutti produce noia: non avviene in realtà nulla, se rimane assente Colui, che tutto il mondo attende. Il. passaggio ad intenti più concreti, come si riflettono nella Missa Nicaraguensis, è così soltanto logico.
Morti seppelliscono altri morti
I sostenitori di questo modo di pensare devono perciò essere interrogati con ogni franchezza: E’ la Chiesa davvero soltanto istituzione, burocrazia del culto, apparato di potere? E’ il ministero sacerdotale soltanto monopolizzazione di privilegi sacrali? Se non si riesce a superare queste concezioni anche sul piano affettivo e a vedere col cuore la Chiesa in un altro modo, la liturgia allora non sarà rinnovata, bensì morti seppelliscono altri morti, e definiscono ciò riforma.
Riscoprire la Chiesa
Allora, naturalmente, non c’è neanche più la musica da Chiesa. Anzi, di diritto non si può neanche più parlare di liturgia, dato che essa presuppone la Chiesa: ciò che rimane sono rituali di gruppo che si servono più o meno abilmente di mezzi espressivi musicali. Se la liturgia deve sopravvivere o persin essere rinnovata, è di necessità elementare che la Chiesa sia riscoperta nuovamente. E aggiungo: Se l’alienazione dell’uomo deve essere superata, se egli deve ritrovare la sua identità, è indispensabile che ritrovi la Chiesa. Essa, infatti, non è una istituzione misantropica, bensì quel nuovo Noi in cui finalmente l’Io può acquisire la sua base e la sua dimora.
Cristo e la Chiesa
Sarebbe benefico rileggere in questo contesto con molta attenzione il libretto con cui Romano Guardini, il grande pioniere del rinnovamento liturgico, ha concluso la sua opera letteraria nell’ultimo anno conciliare. Egli stesso sottolinea di aver scritto questo libro preoccupato dell’amore per la Chiesa, della quale conosceva benissimo la condizione umana e i suoi rischi. Ma egli aveva imparato a scoprire in quella umanità lo scandalo dell’incarnazione di Dio: aveva imparato a vedere in essa la presenza del Signore che ha reso la Chiesa suo corpo; Soltanto se così è, esiste una contemporaneità di Gesù Cristo con noi. E soltanto se c’è questa, esiste una liturgia reale che non è soltanto un ricordare il mistero pasquale, bensì è la sua presenza vera. E ancora, soltanto se così è, la liturgia è partecipazione al dialogo trinitario tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Soltanto in questo modo la liturgia non è il nostro «fare», bensì opus Dei, l’agire di Dio su di noi e in noi. Perciò Guardini ha sottolineato espressamente che nella liturgia non importa fare qualcosa bensì essere. Pensare che l’agire di tutti sia il valore centrale della liturgia è il contrario più radicale che si possa immaginare alla concezione di Guardini della liturgia. In verità, l’agire di tutti non soltanto non è il valore fondamentale della liturgia, ma come tale non èaffatto un valore.
Le tre dimensioni della Liturgia
Mi astengo dall’approfondire ulteriormente questi problemi; dobbiamo concentrarci allo scopo di trovare il punto di partenza e la norma per una giusta unione di liturgia e musica. Infatti, anche da questo punto di vista, è di grande portata la constatazione che il vero soggetto della liturgia è la Chiesa e, più precisamente, la communio sanctorum di tutti i luoghi e di tutti i tempi. Ne risulta non soltanto — come Guardini nel suo scritto giovanile «Liturgische Bildung» ha mostrato in modo particolareggiato — l’indisponibilità della liturgia nei confronti dell’arbitrio del gruppo e del singolo (anche del clero e degli specialisti), insomma ciò che Guardini chiamava la sua oggettività e la sua positività. Ne risultano soprattutto anche le tre dimensioni ontologiche in cui essa vive: il cosmo, la storia e il mistero. Il richiamo alla storia comprende uno sviluppo, cioè l’appartenenza a qualcosa di vitale, che ha un inizio, il quale continua a operare, rimane presente senza essere conchiuso, e vive nella misura in cui si sviluppa ulteriormente. Qualcosa si atrofizza, qualcosa viene dimenticato e ritorna in seguito sotto nuova forma, sempre però lo sviluppo significa partecipazione a un inizio aperto in avanti. Con questo abbiamo già toccato una seconda categoria che, messa in relazione col cosmo, acquisisce la sua importanza specifica: la liturgia compresa in tale modo viene nella forma fondamentale della partecipazione. Nessuno è il suo primo e unico creatore, per ognuno essa è partecipazione ad una realtà più ampia, che lo supera, ma ognuno è altrettanto anche un «attore», proprio perché è ricettore. Il riferimento al mistero, infine, significa che l’inizio dell’avvenimento liturgico non sta mai in noi stessi. E’ risposta a una iniziativa dall’alto, a un appello e ad un atto d’amore che è mistero. I problemi esistono per essere chiariti; il mistero invece non si dischiude alla chiarificazione, bensì soltanto quando lo si accetta nel Sì, che, sulla traccia della Bibbia, possiamo tranquillamente chiamare ubbidienza, anche oggi.
Creatività assurda e falsa
Con ciò siamo giunti ad un punto di grande importanza per il collegamento con il fattore artistico. La liturgia di gruppo, infatti, non è cosmica in quanto vive appunto dall’autonomia del gruppo. Non ha storia, ma è caratterizzata proprio dall’emancipazione dalla storia e dal fare da sé; anche se si lavora con scenari storici. Non conosce neppure il mistero, perché in essa tutto viene chiarito e deve essere chiarito. Perciò anche lo sviluppo e la partecipazione le sono altrettanto estranee quanto l’ubbidienza, cui si dischiude un senso che è più grande di quanto può essere spiegato.
Al posto di tutto ciò si colloca ora la creatività in cui l’autonomia dell’emancipato tenta addirittura di confermarsi. Una tale creatività che vorrebbe essere la messa in atto di autonomia ed emancipazione, proprio per questo contrasta nettamente con ogni partecipazione. I suoi segni distintivi sono l’arbitrio quale forma necessaria di rifiuto di ogni forma o norma esistente: l’irripetibilità, perché la ripetizione sarebbe già dipendenza; l’artificialità, perché deve ben trattarsi di pura creazione dell’uomo. Così però diviene manifesto che la creatività umana, che non vuole essere né ricevere né partecipare, nella sua essenza è assurda e falsa, perché l’uomo unicamente ricevendo e partecipando può essere se stesso. Tale creatività è fuga dalla conditio umana e perciò falsità. Per questo motivo inizia la decadenza della cultura là dove, con la perdita fede in Dio, deve essere contestata anche una ragionevolezza che ci precede, inerente dall’essere.
Conseguenze
Riassumiamo quanto abbiamo finora acquisito, per poter poi tirare le conseguenze per il punto di partenza e per la forma fondamentale della musica da Chiesa. Si è visto che il primato del gruppo viene da una comprensione della Chiesa quale istituzione, basata su una idea di libertà che non si presta ad essere collegata con l’idea e con la realtà dell’istituzione e che non è più in grado di percepire la dimensione del mistero nella realtà della Chiesa. La libertà viene compresa a partire dalle idee guida di autonomia e di emancipazione. E si concretizza nell’idea della creatività, che su questo sfondo si pone in un contrasto netto con quella oggettività e positività che sono essenziali della liturgia ecclesiale. Il gruppo deve ogni volta inventarsi ex novo, soltanto allora è libero. Abbiamo pure visto che a ciò è radicalmente opposta la liturgia, che merita questo nome. Essa sta contro l’arbitrio astorico, che non conosce alcuno sviluppo, camminando perciò nel vuoto; sta contro una irripetibilità che è anche esclusivismo e perdita di comunicazione al di là di ogni raggruppamento; non sta contro la tecnologia, bensì contro l’artificiosità in cui l’uomo si crea il suo contro-mondo perdendo di vista e dal cuore il creato di Dio. I contrasti sono chiari; nel suo punto di partenza è anche chiara la motivazione intrinseca del modo di pensare del gruppo, dettato da un’idea di libertà compresa in modo autonomistico. Ora però dobbiamo interrogarci positivamente circa la concezione antropologica su cui si basa la liturgia nel senso della fede della Chiesa.
3. IL MODELLO ANTROPOLOGICO DELLA LITURGIA ECCLESIALE
Due parole della Scrittura si presentano quali chiavi per rispondere alla nostra domanda. Paolo ha coniato il termine Loghiché latreia (Rom 12, 1), che si può difficilmente rendere in una delle nostre lingue moderne perché vi manca un equivalente reale del termine Logos. «Servizio liturgico determinato dallo Spirito» potremmo dire, rimandando pure alle parole di Gesù relative all’adorazione in Spirito e verità (Gv 4, 23). Ma si potrebbe anche tradurre «venerazione di Dio plasmata dalla Parola», e in tal caso è naturale che il termine «Parola» nella sua accezione biblica (e anche del mondo greco) è più del semplice linguaggio: è una realtà creatrice. E tuttavia è anche più di una semplice idea e di mero spirito: è lo Spirito che si esprime, che si comunica. Da questa realtà di fondo in ogni epoca sono stati derivati, quali principi preliminari, il riferimento alla Parola, la razionalità, la comprensibilità e la sobrietà della liturgia cristiana e della musica liturgica. Sarebbe un’interpretazione restrittiva e falsa, se si volesse comprendere con ciò un rigido riferimento al testo di ogni musica liturgica e se si volesse dichiarare la comprensibilità del testo quale suo presupposto generale. La Parola, in senso biblico, è infatti più di un «testo” e la comprensione è più ampia e profonda della banale comprensibilità di quanto uno vede subito con chiarezza, di quanto si può sistemare forzatamente nella razionalità più generica.
Giusto è però che la musica che serve l’adorazione «in spirito e verità» non può essere estasi ritmica, non suggestione sensuale o stordimento, non sentimentalismo soggetti