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L’arte e la musica, manifestazioni della bellezza, non sono elementi estrinseci alla liturgia e neppure sono puramente decorativi; sono piuttosto parti integranti del culto, come mette in rilievo Benedetto XVI nella sua esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis del 22 febbraio 2007: “Il rapporto tra mistero creduto e celebrato si manifesta in modo peculiare nel valore teologico e liturgico della bellezza. La liturgia, infatti, come del resto la Rivelazione cristiana, ha un intrinseco legame con la bellezza: è veritatis splendor. Nella liturgia rifulge il Mistero pasquale mediante il quale Cristo stesso ci attrae a sé e ci chiama alla comunione. In Gesù, come soleva dire san Bonaventura, contempliamo la bellezza e il fulgore delle origini. Tale attributo cui facciamo riferimento non è mero estetismo, ma modalità con cui la verità dell’amore di Dio in Cristo ci raggiunge, ci affascina e ci rapisce, facendoci uscire da noi stessi e attraendoci così verso la nostra vera vocazione: l’amore” (numero 35). Leggi tutto
L’itinerario di preparazione alla liturgia della Sacra Famiglia prosegue con l’articolo di Corrado Gnerre pubblicato sul numero 24 (maggio 2007) dell’ottimo mensile “Radici Cristiane”, diretto da Roberto de Mattei. Nell’articolo, eccettuato un accenno iniziale alla legge naturale, viene esaminata la famiglia nella dimensione soprannaturale, come riflesso della Trinità, come parametro della dimensione comunitaria della vita cristiana e, infine, come mezzo di salvezza attraverso la devozione. Leggi tutto
Fino a pochi anni fa era la regalità di Cristo, il suo impero eterno che la Liturgia cantava in questa Domenica, unendo i suoi cantici a quelli dei Cori angelici nell’adorazione del Dio fatto uomo (Introito della Messa della Domenica nell’Ottava della Epifania). Ma la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo e dalla sua materna sollecitudine, ha pensato che poteva essere opportuno invitare le generazioni del nostro tempo a considerare oggi le mutue relazioni di Gesù, di Maria e di Giuseppe, per raccogliere le lesioni che esse contengono e trarre profitto dai soccorsi così efficaci che offre il loro esempio (Martirologio romano). Il fatto che nel Messale è assegnato lo stesso brano evangelico alla Domenica nell’Ottava dell’Epifania e alla recente festa della Sacra Famiglia, non è stato senza influsso - si può supporre - sulla scelta del posto che occupa ormai nel calendario la nuova solennità. Leggi tutto
Con le omelie di Padre Paolo Berti e del Cardinal Carlo Caffarra (all’epoca Arcivescovo di Ferrara Comacchio), tratte rispettivamente da perfettaletizia.it e caffarra.it, si conclude la proposta di preparazione liturgica e spirituale all’Epifania del Signore; quando è ancora recente la pubblicazione, insieme alle inevitabili polemiche, della “Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione” della Congregazione per la dottrina della fede, è interessante vedere come gli artefici delle omelie, con approcci diversi, si preoccupino della conversione e dell’evangelizzazione in qualche modo completandosi: mentre il teologo morale, con un riferimento alla situazione della sua città, parla ai singoli invitandoli ad accettare il dono della fede, il predicatore cappuccino, che ha dstinatari molto meno riconoscibili, invita ad estendere quel dono con la testimonianza, con l’essere luce. Leggi tutto
Con quel poco di anticipo dovuto a ritmi di vita, di lavoro e di preghiera non proprio assimilabili a quelli dei certosini, possiamo proseguire la preparazione liturgica e spirituale alla solennità dell’Epifania del Signore unendoci, idealmente, alla lode ed alla riflessione dei monaci di Serra San Bruno (www.certosini.org) e di Farneta mediante le loro letture notturne e, con loro, a tutti gli appartenenti all’ordine certosino che, proseguendo l’esperienza spirituale di San Bruno che tanto bene riesce a fondere lo spirito degli eremiti con quello dei cenobiti. A tutti loro un sincero ringraziamento per le prehiere che, ogni giorno ed ogni notte, si levano al cielo per tutti. Leggi tutto
Il documento scelto oggi per continuare la preparazione liturgica e spirituale alla solennità dell’Epifania del Signore è il “Primo discorso tenuto nella solennità
dell’Epifania” da S. Leone Magno Papa; certamente è un discorso che mostra tutta la sua età, ma sarebbe ingenuo contestarne l’ ingenuità (chiedo venia per il gioco di parole), più apparente che reale: è abbastanza ovvio che a metà circa del V Secolo l’intento didascalico fosse il primo ad emergere anche dal punto di vista quantitativo, tuttavia non è certamente possibile trascurare l’afflato spirituale che ancora oggi mantiene intatta la propria freschezza. A questo documento seguiranno, domani e il giorno successivo, le letture notturne dei certosini ed un’omelia. Leggi tutto
Come sempre, nella preparazione alla S. Messa della Domenica, Dom Guéranger, forse il più grande liturgista di tutti i tempi, ci introduce alla liturgia del 6 gennaio, Epifania del Signore, tracciando un breve ma esauriente quadro che illustra le tre manifestazioni della gloria di Cristo: il mistero dei Magi venuti dall’Oriente sotto la guida della Stella per onorare la divina Regalità del Bambino di Betlemme; il mistero del Battesimo di Cristo proclamato Figlio di Dio nelle acque del Giordano dalla voce stessa del Padre celeste; e infine il mistero della potenza divina di quello stesso Cristo che trasforma l’acqua in vino al simbolico banchetto delle Nozze di Cana. Leggi tutto
Eccoci alla dodicesima ed ultima puntata della Breve storia della Messa Romana di Michael Davies, traduzione dell’estratto operato dalla Latin Mass Society of England and Wales e pubblicata integralmente da Tan Books.
Le puntate precedenti sono state pubblicate l’11 luglio, il 17 luglio, il 25 luglio, il 2 agosto. il 10 agosto, il 10 settembre, il 23 settembre , il 21 ottobre, il 28 ottobre, il 24 novembre e l’8 dicembre.
Prossimamente, su “introiboadaltaredei.info“, tutta la serie della “Breve storia…” sarà contemporaneamente accessibile mediante la categoria “Storia” o mediante la pagina omonima.
Vai all’ultima puntata della “Breve storia della Messa Romana”
Eccoci all’ undicesima puntata (I cambiamenti successivi al 1570) della Breve storia della Messa Romana di Michael Davies, traduzione dell’estratto operato dalla Latin Mass Society of England and Wales e pubblicata integralmente da Tan Books.
Le puntate precedenti sono state pubblicate l’11 luglio, il 17 luglio, il 25 luglio, il 2 agosto. il 10 agosto, il 10 settembre, il 23 settembre , il 21 ottobre, il 28 ottobre e il 24 novembre. La pubblicazione della dodicesima e ultima puntata è prevista, salvo contrattempi, entro il prossimo 21 dicembre.
Dalla riforma di S. Pio V ci sono state revisioni, ma fino ai cambiamenti seguiti al Vaticano II non furono mai significativi. In alcuni casi quelle che oggi sono citate come “riforme” furono principalmente orientate alla restaurazione del Messale nella forma codificata da S. Pio V quando, soprattutto a causa della trascuratezza dei tipografi, cominciarono ad apparire deviazioni. Ciò è vero in particolare per le “riforme” di Clemente VIII, stabilite nell’Istruzione Cum sanctissimum del 7 luglio 1604, e di Urbano VIII nell’Istruzione Si quid est, del 2 settembre 1634. Le “riforme” di questi due Papi sono state citate come un precedente rispetto alla riforma di Paolo VI, ma basta dare una sola occhiata alle Istruzioni di questi Papi per capire quanto il paragone sia immensamente privo di senso. Leggi tutto
Il proprio e la presentazione liturgica della II Domenica di Avvento (9 dicembre 2007) sono disponibili dai collegamenti al termine dell’introduzione alla liturgia tratta dal “Messale Romano quotidiano” di Dom G. Lefèbvre, a cura dell’Apostolato Liturgico di Genova (Ed. Marietti, 1963).
Con quella del Messia che essi annunziano, due grandi figure di profeti dominano la liturgia di questa domenica: Isaia e Giovanni Battista; Isaia è il profeta per eccellenza della venuta messianica. La Chiesa ci fa ascoltare la sua voce nell’antifona all’Introito, e l’eco di questa voce risuona ancora nell’Epistola e nel Vangelo in cui S. Paolo e Cristo si riferiscono a ciò che egli aveva detto. San Giovanni Battista stesso, l’ultimo dei profeti e l’immediato precursore del Salvatore, citava Isaia. Il posto che gli è stato fatto nella liturgia dell’Avvento supera d’altronde di molto i confini di questa II domenica. Non c’è giorno in cui la Chiesa non ci faccia leggere a Mattutino qualche passo delle sue profezie; le Letture delle Messe delle Tempora sono tutte improntate a lui e nella notte di Natale ancora le sue parole canteranno, nell’Emmanuele nato dalla Vergine, le grandezze divine dei Principe della Pace.
Due insegnamenti principali si ricavano dalla Messa di oggi. Gesù è il a Messia dei poveri », di tutti coloro che, coscienti della loro miseria, hanno ricorso a Lui (Vangelo). Egli è il Salvatore dei pagani come del popolo ebreo: il popolo di Sion è ormai la Chiesa intera aperta a tutti i popoli della terra (Epistola).
L’odierna liturgia e la Bibbia. Sul “Messia dei poveri”: Lc. 4, 16-21. Questi testi si riferiscono a Is. 29, 18-19; 35, 3-6; 61, 1-3. E’ anche l’idea che risalta dalla parabola degli invitati al banchetto (Lc. 14, 16-24).
Sull’elogio di Giovanni Battista: Mt. 11, 11-13 (seguito del Vangelo di questo giorno). Ricordare: Is. 40, 3-5, citato dai quattro evangelisti (Mt- 3, 3 - Mc. 1, 2-3 - Lc. 3, 4-6 - Gv. 1, 23) e da Malachia 3, -4, 23-24. Vedere ugualmente in Lc. 1, 5-25 come Giovanni Battista è presentato dall’Angelo annunciatore. Riferirsi anche alle due domeniche seguenti.
Su Cristo causa di scandalo: Mt. 10, 34-36; 13, 54-57 - Lc. 2, 34-35; - Gv. 6, 60-66 - 1 Cor. 1, 17-31. La scelta che noi avremo fatto a favore o contro di Lui sarà il fattore determinante del Giudizio che dovremo subire: Gv. 9, 39. A questo tema si riannoda quello della pietra, pietra angolare e d’inciampo ad un tempo: Is. 8, I1-I5; 28, 16 - Sal. 117, 22-23 - Mt. 21, 33-44 - Atti 4, 8-12 - Ef. 2, 19-22 -I Piet. 2, 1-10.
Sull’universalità della redenzione: Is. 2, 2-5; 56, 1-8; 6o; 62 e i testi già citati domenica scorsa - Ger. 3, 17 - Mal. 1, 11 - Lc. 13, 29 - Gv- 3, 14-17 - Rom. 5 - Gal. 3, 26-29 - Ef. 1; 2 - 1 Gv. 2, 1-2 - Apoc. 7, 9-10. Ricordarsi anche dell’universalità delle promesse: Gen. 12, 1-3; 13, 14-16; 15, 1-6; 17, 1-8; 22, 15-18; 26, 3-5; 28, 13-15.
Lettura della Bibbia: Isaia 19, 16-25; 24; 25, 1-9; 26, 1-19; 29, 13-24; 30, 18-26; 33; 35; 38.
Vai al proprio di Domenica 9 dicembre (Seconda Domenica d’Avvento)
Vai alla presentazione di Dom Guéranger della II Domenica d’Avvento
I molti impegni di questa settimana non hanno consentito la pubblicazione più tempestiva e scaglionata dei consueti strumenti di preparazione alla S. Messa, tuttavia disponibili dai collegamenti che seguono:
Vai al Proprio della S. Messa dell’Immacoata Concezione
Vai alla presentazione di Dom Guéranger
Vai all’omelia del Card. Biffi
Vai alla notazione gregoriana del proprio
Con il sermone di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori termina la preparazione alla prima Domenica di Avvento, che quest’anno cade il 2 dicembre prossimo
Del giudizio universale.
Et videbunt Filium hominis venientem in nubibus coeli cum virtute multa et maiestate. (Matth. 24. 30.)
Al presente Iddio non è conosciuto, e perciò è così disprezzato da’ peccatori, come se Dio non potesse vendicarsi quando vuole delle ingiurie che gli son fatte: Et quasi nihil posset facere Omnipotens, aestimabant eum. Ma il Signore ha stabilito un giorno, chiamato nelle scritture Dies Domini, nel quale l’eterno giudice vorrà farsi conoscere per quel Signore che egli è: Cognoscetur Dominus iudicia faciens. Su del qual testo scrisse poi s. Bernardo: Cognoscetur Dominus iustitiam faciens, qui nunc ignoratur misericordiam quaerens. Quindi tal giorno si chiama Dies irae, dies illa, dies tribulationis et angustiae, dies calamitatis et miseriae. Andiamo pertanto considerando Leggi tutto
Riprendiamo la preparazione alla liturgia del prossimo 2 dicembre con la presentazione liturgica della prima Domenica di Avvento di Dom Prosper Guéranger.
Questa Domenica, la prima dell’Anno Ecclesiastico, è chiamata, nelle cronache e negli scritti del medioevo, la Domenica Ad te levavi, dalle prime parole dell’Introito, oppure anche la Domenica Aspiciens a longe, dalle prime parole d’uno dei Responsori del Mattutino.
La Stazione è a S. Maria Maggiore. È sotto gli auspici di Maria, nell’augusta Basilica che onora la Culla di Betlemme, e che perciò è chiamata negli antichi monumenti S. Maria ad Praesepe, che la Chiesa Romana ricomincia ogni anno il Ciclo sacro. Non era possibile scegliere un luogo più conveniente per salutare l’avvicinarsi della divina Nascita che deve finalmente allietare il cielo e la terra, e mostrare il sublime prodigio della fecondità d’una Vergine. Trasportiamoci con il pensiero in quell’augusto Tempio, e uniamoci alle preghiere che vi risuonano; sono le stesse preghiere che verranno esposte qui. Leggi tutto
Riprendiamo gli approfondimenti liturgici e spirituali ricordando S. Andrea Apostolo, il santo di oggi 30 novembre, che,come ben descrive Dom Guéranger, “Poniamo… al principio di questo Proprio dei Santi dell’Avvento perché, per quanto la sua festa cada spesso prima dell’apertura dell’Avvento, avviene tuttavia di tanto in tanto che questo sacro tempo è già cominciato quando si celebra dalla Chiesa la memoria del grande Apostolo. Questa festa è dunque destinata ogni anno a chiudere maestosamente il Ciclo cattolico che si spegne o a brillare in testa al nuovo che si è appena aperto. Senza dubbio, era giusto che l’Anno Cristiano, cominciasse e finisse con la Croce”
Lo ricordiamo, appunto, con la presentazione di Dom Guéranger e con l’omelia di S. Giovanni Crisostomo.
Siamo all’inizio dell’Avvento; le notizie che si susseguono in ordine all’applicazione del Motu proprio “Summorum Pontificum”, buone e meno buone, non possono comunque distrarci dal fine della Sacra Liturgia e dalla necessità di partecipare in modo attivo ma soprattutto fruttuoso, in tutti i sensi ed a tutti i livelli, alle S. Messe, perché il sagrato, la strade, la casa e tutta la nostra vita siano la continuazione di quelle celebrazioni nella fedeltà a Gesù Cristo.
Riproponiamo pertanto, per orientare la riflessione ed aiutare a vivere consapevolmente questo tempo, la trattazione di Dom Guèranger, forse il più grande tra i liturgisti, sull’Avvento: è una lettura non breve ma sicuramente utile e, soprattutto, coinvolgente.
Vai al “Tempo di Avvento” di Dom Guéranger
“Tuttavia, mentre, per i salutari frutti che ne derivano, l’apostolato liturgico Ci è di non poco conforto, il Nostro dovere Ci impone di seguire con attenzione questo “rinnovamento”, nella maniera nella quale è da alcuni concepito, e di curare diligentemente che le iniziative non diventino né eccessive né difettose. Ora, se da una parte constatiamo con dolore che in alcune regioni il senso, la conoscenza, e lo studio della Liturgia sono talvolta scarsi o quasi nulli, dall’alto notiamo con molta apprensione che alcuni sono troppo avidi di novità e si allontanano dalla via della sana dottrina e della prudenza.
Giacché all’intenzione e al desiderio di un rinnovamento liturgico, essi frappongono spesso principi che, o in teoria o in pratica, compromettono questa santissima causa, e spesso anche la contaminano di errori che toccano la fede cattolica e la dottrina ascetica“. (Mediator Dei, 7-8)
Due anni dopo la fine delle ostilità in Europa, Papa Pio XII, considerando i numerosi e crescenti abusi di quanti tentavano di annettere e guidare il Movimento Liturgico – abusi che si erano intensificati e moltiplicati negli anni ’30 e durante la guerra, particolarmente in Gernania, in Belgio ed in Francia – ritenne che fosse giunto il tempo di riprendere il controllo del movimento e di impedire e debellare le sue bizzarre deviazioni.
Erano passati più di quarant’anni da quando le austere nisure attraverso cui Papa S. Pio X (che sarebbe stato presto beatificato e canonizzato da Papa Pacelli) aveva orientato con successo il grande impulso che aveva caratterizzato il Movimento Liturgico fin dagli inizi nel secolo precedente, guidandolo verso il suo vero e tradizionale scopo: “la santità e la dignità del tempio dove i fedeli si riuniscono senza altro fine che quello di acquisire quelo spirito dalla sua primaria ed indispensabile fonte, costituita dalla partecipazione attiva ai santissimi misteri e dalla preghiera pubblica e solenne della Chiesa” (Motu proprio Tra le Sollecitudini, 1903).
Pio XII percepì chiaramente come i peggiori aspetti del modernismo, come pure diverse idee liturgiche riconducibili al giansenismo, avessero infiltrato il Movimento Liturgico; o, piuttosto, come le misure adottate da S. Pio X fossero state tanto efficaci a contrastare quegli aspetti da consentire la loro sopravvivenza soltanto come corruzioni del Movimento Liturgico. La “Mediator Dei “ fu, allora, un atto solenne per contenere nei limiti dell’ortodossia le forze centrifughe che stavano causando storture e scandalo nella Chiesa.
Tuttavia non sarebbe corretto limitare questa maestosa enciclica al pur necessario scopo di limitare gli
abusi del Movimento Liturgico: fu, prima di tutto, un gigantesco e insuperato documento papale sulla liturgia, attuale oggi come allora anche in relazione al recente Motu proprio “Summorum Pontificum” di Papa Benedetto XVI ed alle polemiche che qualcuno, con poca o con fin troppa accortezza, ha ritenuto di dover innescare nei confronti del Sommo Pontefice.
Con qualche giorno di ritardo sul “sessantesimo compleanno” dell’enciclica (20 novembre) ne riproponiamo il testo insieme all’intervista rilasciata da Mons. Ranjith all’Osservatore Romano, interessante anche per gli aspetti di attualità legati proprio alla “Summorum Pontificum”
Prossimamente, con l’esaurirsi della “Breve storia della Messa Romana” al cui termine mancano solo due puntate, verranno pubblicati altri commenti e/o documenti sull’argomento.

L’ideale seguito al post precedente viene da Padre Uwe Michael Lang, che su “L’Osservatore Romano” del 15 novembre interviene nuovamente sul latino come lingua liturgica del Rito Romano ripercorrendone l’evoluzione storica.
L’unità culturale e politica del mondo mediterraneo fu un fattore provvidenziale nella diffusione della fede cristiana. In particolare, la diffusione della lingua greca nei centri urbani dell’Impero Romano favorì l’annuncio del Vangelo. Il greco parlato a Oriente e Occidente non era l’idioma classico, bensì la koiné semplificata, il linguaggio comune delle varie nazioni della parte orientale del mondo mediterraneo: Grecia, Asia Minore, Siria, Palestina ed Egitto. Leggi tutto
Siamo giunti alla decima puntata (Non una nuova Messa) della Breve storia della Messa Romana di Michael Davies, traduzione dell’estratto operato dalla Latin Mass Society of England and Wales e pubblicata integralmente da Tan Books, disponibile dal collegamento al termine di questa introduzione.
Le puntate precedenti sono state pubblicate l’11 luglio, il 17 luglio, il 25 luglio, il 2 agosto. il 10 agosto, il 10 settembre, il 23 settembre , il 21 ottobre e il 28 ottobre. La pubblicazione dell’undicesima puntata (di 12) è prevista, salvo contrattempi, entro la fine della prima settimana di dicembre. Vai alla decima puntata della Breve storia della Messa Romana: “Non una nuova Messa”
Il compimento dell’anno Liturgico.
Il numero delle Domeniche dopo la Pentecoste può superare le 24 e arrivare a 28 e ciò dipende dalla maggiore o minore vicinanza della Pasqua all’equinozio di Primavera. La Messa che segue però è sempre riservata all’ultima Domenica e l’intervallo che vi può essere viene occupato dalle Messe delle Domeniche dopo l’Epifania, che hanno dovuto essere omesse, ma come abbiamo detto, Introito, Graduale, Offertorio e Communio restano fino alla fine dell’anno liturgico quelli della domenica ventitreesima. Leggi tutto

Dal collegamento che segue questa introduzione sono disponibili gli scritti di Dom Prosper Guéranger sulla Festa di tutti i Santi e sulla Commemorazione di tutti i Fedeli Defunti, riuniti in un unico documento, che come sempre ci introducono alla liturgia eforniscono utili spunti di riflessione.
Siamo giunti alla nona puntata (La Riforma di S. Pio V) della Breve storia della Messa Romana di Michael Davies, traduzione dell’estratto operato dalla Latin Mass Society of England and Wales e pubblicata da Tan Books in inglese, disponibile dal collegamento al termine di questa introduzione.
Le puntate precedenti sono state pubblicate l’11 luglio, il 17 luglio, il 25 luglio, il 2 agosto. il 10 agosto, il 10 settembre, il 23 settembre e il 21 ottobre. La pubblicazione della decima puntata (di 12) è prevista, salvo contrattempi, entro la fine della prima settimana di novembre.
Il brano pubblicato oggi è assai significativo nel dibattito riacceso dal Motu proprio “Summorum Pontifucum”, che ha visto molti “ultras” della Messa “paolina”, fra essi purtroppo anche alcuni vescovi e sacerdoti, riprendere la denigrazione sistematica del “rito tridentino” nonostante le chiare parole del Santo Padre. Davies, in accordo con Fortescue, evidenzia come centrali nella liturgia la Presenza Reale, il Sacrificio Eucaristico e tutti gli insegnamenti sull’Eucaristia che i Padri vollero immutabili, che nessun papa o concilio ha mai mutato e che furono rigettati dai protestanti; ebbene, senza volontà di polemica – anche perché di lega fin troppo bassa – e ritenendo di avere ottime ragioni per sostenere la diffusione del “rito tridentino” senza dover per questo attaccare pretestuosamente il Novus Ordo, viene da chiedersi se un tale monumento di teologia e di dottrina, scaturito da secoli di sviluppo, possa essere ritenuto “incompatibile” con la Chiesa di oggi e, addirittura, “forma distorta” (Espressione del Vescovo di Caserta Mons. Nogaro, ripresa da più quotidiani e mai smentita): forse in alcune menti, anche se in nessun documento, qualche verità è cambiata o qualcuna è più vera di altre? E se non è così, dove stanno il “distorcimento” o l’”incompatibilità”?
Vai alla nona puntata della “Breve storia della Messa Romana”: la riforma di S. Pio V
La festa di Cristo Re fu istituita da Papa Pio XI nel 1925 con l’Enciclica “Quas primas”, disponibile di seguito.
Introduzione
Nella prima Enciclica che, asceso al Pontificato, dirigemmo a tutti i Vescovi dell’Orbe
cattolico - mentre indagavamo le cause precipue di quelle calamità da cui vedevamo oppresso e angustiato il genere umano - ricordiamo d’aver chiaramente espresso non solo che tanta colluvie di mali imperversava nel mondo perché la maggior parte degli uomini avevano allontanato Gesù Cristo e la sua santa legge dalla pratica della loro vita, dalla famiglia e dalla società, ma altresì che mai poteva esservi speranza di pace duratura fra i popoli, finché gli individui e le nazioni avessero negato e da loro rigettato l’impero di Cristo Salvatore. Leggi tutto
O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguardate a noi umilmente prostesi dinanzi al vostro altare. Noi siamo vostri, e vostri vogliamo essere; e per poter vivere a Voi più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi oggi spontaneamente si consacra al Vostro Sacratissimo Cuore. Molti purtroppo non vi conobbero mai; molti, disprezzando i vostri comandamenti, Vi ripudiarono
O benignissimo Gesù, abbiate misericordia e degli uni e degli altri; e tutti quanti attirate al vostro Cuore santissimo. O Signore, siate il re non solo dei fedeli che non si allontanarono mai da Voi, ma anche di quei figli prodighi che vi abbandonarono; fate che questi quanto prima ritornino alla casa paterna per non morire di miseria e di fame. Siate
richiamateli al porto della verità e all’unità della fede affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore. Siate il re finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle superstizioni del gentilesimo, e non il re di coloro che vivono nell’inganno dell’errore o per discordia da Voi separati: ricusate di trarli dalle tenebre al lume e al regno di Dio.
Largite, o Signore, incolumità e libertà sicura alla vostra Chiesa, largite a tutti i popoli la tranquillità dell’ordine; fate che da un capo all’altro della terra risuoni quest’unica voce: Sia lode a quel cuore divino, da cui venne la nostra salute, a lui si canti gloria e onore nei secoli. Cosi sia.
Leone XIII
Formola di consacrazione da recitarsi al Sacratissimo Cuore dì Gesù, in Atti di Leone XIII, Tipografia dell’Immacolata, Mondovì 1902-1903, pp. 585-586. Il testo latino si trova anche in Enchiridion indulgentiarum, Tipografia Poliglotta Vaticana, Roma 1968.
Siamo giunti all’ottava puntata (Un’eredità sacra fin dal VI Secolo) della Breve storia della Messa Romana di Michael Davies, tratta dalla Latin Mass Society of England and Wales e pubblicata da Tan Books nella versione originale in inglese, disponibile nella traduzione italiana dal collegamento al termine di questa introduzione.
La prima puntata è stata pubblicata
Mercoledì 11 luglio, la seconda Martedì 17 luglio, la terza Mercoledì 25 luglio, la quarta Giovedì 2 agosto. la quinta Venerdì 10 agosto, la sesta Lunedì 10 settembre e la settima Domenica 23 settembre.
La pubblicazione della nona puntata (di 12) è prevista entro la fine della prima settimana di novembre.
Vai all’ottava puntata della “Breve storia della Messa Romana” (Un’eredità sacra fin dal VI Secolo)

Con le riflessioni sulle letture disponibili dai collegamenti si conclude la preparazione alla liturgia di Domenica 21 ottobre 2007, Ventunesima Domenica dopo Pentecoste; si tratta di due omelie molto distanti nel tempo e nello stile ma non nella verità, cioè del cinquantesimo sermone di S. Alfonso M. de’ Liguori (immagine a destra), sempre molto apprezzato per i suoi scritti purtroppo non facilmente reperibili e dell’omelia di padre Paolo Berti (immagine in basso), O. F. M. Cap. (da www.perfettaletizia.it) in occasione della XXIV Domenica del Tempo Ordinario (anno A) il cui
Vangelo - ma non è così per le altre letture - corrisponde a quello della XXI Domenica dopo Pentecoste del Vetus Ordo Missae.
Oggi, 18 ottobre, ricorre la festa di San Luca Evangelista, che vogliamo ricordare con le belle letture notturne dei Certosini.
Dalle Omelie su Luca di Origene.
(Comm. in Lc. hom. I, 1-6 e framm. 2-3. SC 87, 99-109. 465-466).
Un tempo, presso il popolo giudeo, molti pretendevano di avere il dono della profezia: ma alcuni erano falsi profeti, mentre altri invece erano profeti autentici. Il popolo aveva un carisma particolare per discernere gli spiriti, e ne accoglieva alcuni respingendone altri, con una perizia degna di cambiavalute molto esperti. Leggi tutto

Con la consueta presentazione della liturgia, magistralmente operata da Dom Prosper Guéranger (immagine a destra), continua la preparazione alla liturgia di Domenica 21 ottobre, XXI Domenica dopo Pentecoste.
Nella mattinata di domani, Venerdì 19 ottobre, saranno pubblicate due omelie relative al Vangelo domenicale: quella di S. Alfonso Maria de’ Liguori e quella, assai più recente, di p. Paolo Berti.
Vai alla presentazione liturgica di Dom Guéranger
Il Vangelo di otto giorni or sono annunciava le nozze del Figlio di Dio e della stirpe umana. Dio, nella creazione del mondo visibile, aveva per fine la realizzazione di tali nozze e tale fine persegue ancora nel governo della società. Nessuna meraviglia dunque che, rivelandoci su questo argomento il pensiero di Dio, la parabola abbia messo in luce il fatto importante della riparazione dei Giudei e della chiamata dei Gentili, che è ad un tempo il più importante nella storia del mondo e il più intimamente legato al compimento del mistero dell’unione divina. Leggi tutta la spiegazione di Dom Guéranger
Vai al proprio di Domenica 14 ottobre (XX Domenica dopo Pentecoste)
Chiavari, Fegino, Bonemerse (Cremona) sono, tra le le altre, località dove il Motu proprio “Summorum Pontificum”, pioggia di grazia, non trova rocce impolverate ma terreno fertile: il 7 ottobre la S. Messa secondo la forma straordinaria del Rito Romano è tornata nella Parrocchia di Bonemerse (Cremona), da dove giunge notizia di fedeli costretti a rimanere fuori dalla chiesa per l’afflusso eccezionale (ma sempre più ordinario per il rito straordinario); nella chiesa parrocchiale di S. Ambrogio di Fegino (Genova), dove dopo alcune celebrazioni sporadiche sembra sempre più probabile una risposta positiva e stabile alla richiesta di numerosi fedeli, è stata celebrata la prima S. Messa domenicale; infine, anche a Chiavari, dopo 42 anni, il Salmo 42 (scherzo della storia?) ha segnato di nuovo l’inizio della S. Messa celebrata dall’ottimo Padre Corti nella chiesa degli Scolopi, seguita e fruttuosamente partecipata, grazie all’impegno degli amici chiavaresi ed anche alla collaborazione della sezione genovese di Una Voce, da un centinaio di fedeli di tutte le età. Di questa S. Messa, davvero sorprendente, segue un breve resoconto.
Di seguito riportiamo il testo completo dell’intervista che Pietro De Marco ha rilasciato a Roberto Beretta, giornalista di “Avvenire”, per l’edizione on line di “Toscana Oggi” e per il mensile “Il Timone”.
D. – Perché, da un lato, “restaurare” una liturgia mai abrogata e, perché, dall’altro, se era il latino l’obiettivo, non promuovere la forma latina del Messale di Paolo VI invece di tornare a quello di Pio V? In più, tornare a Pio V non è forse regredire agli “abusi” del passato per rimediare a quelli del presente?
R. – Vi è un aspetto tecnico giuridico che non è mio mestiere trattare, anche se mi cimenterei volentieri. Certo è che le dichiarazioni di non abrogazione della “forma antica del Rito romano” si sono moltiplicate di recente, ma lo stesso cardinale Jorge Medina Estévez, cui dobbiamo affermazioni nette in proposito, sembrò adombrare in passato, firmando nel 1999 come prefetto della congregazione per il culto divino le risposte ai quesiti posti da Gaetano Bonicelli, allora arcivescovo di Siena, una tacita abrogazione da parte di Paolo VI.
L’argomento “e silentio” relativamente agli atti di Paolo VI, che oggi pesa correttamente a favore della non abrogazione tacita, è stato a lungo usato in direzione opposta. Inutile ripetere quello che troppe voci hanno attestato recentemente: gli ordinari aministravano la concessione della celebrazione dell’anticus ordo missae con molta parsimonia, forse apprensione, talora ostilità, in sostanza troppo ad libitum, nonostante il cosiddetto indulto della “Quattuor abhinc annos” risalisse al 1984 e il più deciso motu proprio “Ecclesia Dei” – ancora un atto del vescovo di Roma in prima persona! – al 1988. Leggi tutto
Oggi, 4 ottobre, ricorre la festa di S. Francesco d’Assisi e il Card. Biffi, per la seconda volta in questa settimana, guida la nostra riflessione con l’omelia pronunciata il 4 ottobre del 2006 presso la basilica di S. Maria degli Angeli.
Quali sono gli insegnamenti che Francesco più appassionatamente ci ripropone? Il primo è l’accoglimento del Vangelo come dell’unica valida norma di vita. Questa è la persuasione primaria che fonda tutta l’esperienza francescana. “La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo”
Vogliamo raccoglierne la lezione vera, quella che con chiarezza risuona dalle sue parole, dai suoi scritti, dalle antiche testimonianze. Leggi tutto

Continua la preparazione alla liturgia di Domenica 7 ottobre (Dominica XIX Post Pentecosten) in una settimana densa di ricorrenze ed eventi: alle ricorrenze di S. Francesco, S. Bruno (fondatore dei Certosini) e del Ss. Rosario della B. Vergine Maria, che meriteranno il loro spazio, si uniscono sempre nuove notizie legate alla celebrazione di nuove Messe “tridentine” o comunque al recente Motu proprio e ciò costringe a “condensare” i tempi di pubblicazione dei post più legati alla liturgia della settimana, raggruppandoli per tema, al fine di consentire a ciascuno di non restare “sommerso” da tutti gli altri.
Per questo motivo la presentazione liturgica di Dom Guéranger e le omelie, con le quali tornano ad aiutarci il Card. Giacomo Biffi (immagine a fianco) e S. Alfonso M. de’ Liguori (immagine in alto), vengono messe contemporaneamente a disposizione.
Mentre l’omelia di S. Alfonso, com’è ovvio, è tarata esattamente sul vangelo della Diciannovesima Domenica dopo Pentecoste del Messale tradizionale, quella del Card. Biffi, che pure fa riferimento allo stesso Vangelo di Matteo, è relativa alla XXVIII Domenica del tempo ordinario secondo il Novus Ordo Missae ed è particolarmente interessante anche perché pronunciata in occasione dell’ordinazione di alcuni diaconi, i “servi mandati dal re a portare gli inviti a nozze”.
Vai alla presentazione liturgica di Dom Guéranger
Vai al sermone di S. Alfonso M. de’ Liguori
Vai all’omelia del Card. Biffi
Il Paralitico che porta il suo letto è il soggetto del Vangelo di oggi e dà il nome alla decimaottava domenica dopo Pentecoste. Si è notato che l’ordine del Messale colloca questa domenica dopo le quattro Tempora di autunno. Non discuteremo coi liturgisti del Medio Evo, per sapere se ciò si deve al fatto di aver preso il posto della domenica che seguiva sempre l’ordinazione dei sacri ministri, nel modo che altrove abbiamo spiegato (Sabato delle quattro Tempora d’Avvento). Antichissimi manoscritti, Sacramentari e Lezionari la chiamano con questo nome, usando la formula ben nota: Dominica vacat.
Si osserva non senza interesse che la Messa di oggi è la sola in cui l’ordine delle letture tratte da san Paolo e formanti il soggetto dell’Epistola, è invertito, dopo la sedicesima dopo Pentecoste. Leggi tutto
Oggetto della festa.
La dedicazione di S. Michele è la festa più solenne che la Chiesa celebra nel corso dell’anno in onore di questo Arcangelo, e tuttavia lo riguarda meno personalmente perché vi si onorano tutti i cori della gerarchia angelica. Nell’inno dei primi Vespri la Chiesa propone alla nostra preghiera l’oggetto della festa di oggi con le parole Rabano Mauro, abate di Fulda:
Celebriamo con le nostre lodi
Tutti i guerrieri del cielo,
Ma soprattutto il capo supremo
Della milizia celeste:
Michele che, pieno di valore,
Ha abbattuto il demonio.
Origine della festa.
La festa dell’otto maggio richiama il ricordo dell’apparizione al monte Gargano e nel medioevo si celebrava soltanto nell’Italia del Sud. Leggi tutto
Di seguito pubblichiamo, grazie alla segnalazione degli amici di Una Voce, la lettera di Mons. M. Agostini, della Segreteria di Stato Vaticana, comparsa il 23 settembre sul quotidiano veronese “L’Arena”.
Il motu proprio di Benedetto XVI sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970 è stato accolto con grande consenso, ma anche con qualche manifestazione di dissenso e di preoccupazione. Il Papa prevedendo alcune di queste obiezioni, nella lettera inviata ai Vescovi, ha spiegato con longanimità, chiarezza e schiettezza l’intento del motu proprio.
Non è mancata, tuttavia, la piccata riproposta di usurate questioni paventanti infondati timori. A fronte dell’interesse riservato alla questione dai mezzi della comunicazione e dagli intellettuali liberi, si osserva l’assoluto silenzio dei pulpiti, quasi che oltre al latino non si sapesse nemmeno più l’italiano scritto e orale. Su questo punto il contropiede del Santo Padre: “La nostra bocca vi ha parlato francamente, Corinzi, e il nost ro cuore si è tutto aperto per voi. Non siete davvero allo stretto in noi; è nei vostri cuori invece che siete allo stretto…Rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore” (II Cor 6,11-13).
Si percepiscono gli armonici del passaggio centrale del famoso Discorso di Ratisbona, ossia la citazione dell’imperatore Manuele II Paleologo: “Non agire secondo ragione, è contrario al la natura di Dio”. La ragione aiuta a cercare la verità sinceramente e semplicemente, aiuta a capire, ad agire, a parlare e a scrivere. Leggi tutto
Pubblichiamo la settima puntata (Le aggiunte orientali e gallicane al rito romano), disponibile dal collegamento al termine di questa introduzione, della Breve storia della Messa Romana di Michael Davies, tratta dalla Latin Mass Society of England and Wales e pubblicata da Tan Books nella versione originale in inglese.
La prima puntata è stata pubblicata Mercoledì 11 luglio, la seconda Martedì 17 luglio, la terza Mercoledì 25 luglio, la quarta Giovedì 2 agosto. la quinta Venerdì 10 agosto e la sesta Lunedì 10 settembre.
La pubblicazione dell’ottava puntata è prevista per la prossima settimana.
Dai collegamenti che seguono sono disponibili il proprio, la notazione gregoriana con relativi files mp3 e la presentazione liturgica, dall’opera di Dom P. Guéranger, della Diciassettesima Domenica dopo Pentecoste (Domenica 23 settembre). Vai al proprio Vai al gregoriano
Scarica i files mp3 Vai alla presentazione
Di seguito è riportato il documento di Mons. Mario Oliveri, Vescovo di Albenga - Imperia, relativo al Motu proprio “Summorum Pontificum” ed alle indicazioni per l’applicazione nella stessa diocesi.
La riflessione che abbiamo compiuto questa mattina sulla natura immutabile della Liturgia rende facile ed agevole la comprensione del significato e del valore del Motu Proprio “Summorum Pontificum” circa la celebrazione della Santa Messa in forma ordinaria secondo la riforma del Messale promulgata dal Papa Paolo VI, ed in forma straordinaria secondo il Messale del 1962 di Giovanni XXIII, che ha apportato semplici variazioni rispetto al Messale di San Pio V, o meglio, che ha introdotto le variazioni avvenute sotto il Pontificato di Pio XII. Leggi tutto
Il Consiglio Episcopale Permanente si è riunito a Roma dal 17 al 19 settembre 2007, aperto con l’adorazione eucaristica presso la Cappella della CEI e la prolusione dell’Arcivescovo Presidente S.Ecc. Mons. Angelo Bagnasco.
Di seguito sono riportati due passi relativi al Motu proprio “Summorum Pontificum” di grande interesse anche in relazione agli ostacoli, quando non a veri e propri divieti, frapposti alla celebrazione della S. Messa tradizionale da alcuni vescovi italiani, che hanno così affermato la propria volontà contro quella del loro clero, dei fedeli e del Papa.
Con una breve intervista rilasciata ieri a Radio Vaticana e riportata di seguito il Card. Darìo Castrillon Hoyos, Presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, chiarisce la portata del Motu proprio “Summorum Pontificum” e risponde in modo indiretto ma chiarissimo a quanti, purtroppo anche vescovi, hanno cercato e cercano in tutti i modi di impedirne l’applicazione. Per loro una preghiera in più e l’augurio di poter acettare la volontà del Santo Padre in piena sintonia con lui.
Entra in vigore il Motu Proprio di Benedetto XVI, Summorum Pontificum, sull’uso della Liturgia Romana anteriore alla Riforma del 1970. Il documento liberalizza l’utilizzo del Messale Romano del 1962, che, ricordiamo, non è mai stato abrogato. In particolare, il Motu Proprio stabilisce che spetta al parroco accogliere le richieste di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica. Intanto, in un editoriale, la rivista dei gesuiti, Civiltà Cattolica, sottolinea che sono infondati i timori di quanti ritengono il Motu Proprio un passo indietro rispetto alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Sul vero significato di questo documento pontificio, Giovanni Peduto ha raccolto la riflessione del cardinale Darío Castrillón Hoyos, presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei e per molti anni prefetto della Congregazione per il Clero.
R. – Io direi che già Giovanni Paolo II voleva dare ai fedeli che amavano l’antico rito - alcuni dei quali erano passati al movimento dell’arcivescovo Lefebvre, ma che poi lo avevano lasciato per mantenere la piena unità con il Vicario di Cristo - l’opportunità di celebrare il rito che era più vicino alla loro sensibilità. Il Santo Padre Benedetto XVI ha partecipato sin dall’inizio a tutta la questione Lefebvre ed ha quindi conosciuto benissimo il problema che creava a quei fedeli la riforma liturgica. Il Papa ha un amore speciale per la liturgia. Un amore che si traduce anche in capacità di studio, di approfondimento della Liturgia stessa. Ecco perché Benedetto XVI considera un tesoro inestimabile la Liturgia anteriore alla Riforma del Concilio. Il Papa non vuole tornare indietro. E’ importante sapere e sottolineare che il Concilio non ha proibito la Liturgia di San Pio V e bisogna inoltre dire che i Padri del Concilio hanno celebrato la Messa di San Pio V. Non è come alcuni sostengono, perché non conoscono la realtà, un tornare indietro. Al contrario: il Concilio ha voluto dare ampia libertà ai fedeli. Una di queste libertà è proprio quella di prendere questo tesoro – come dice il Papa – che è la Liturgia, per mantenerlo vivo.
D. – Cosa cambia, in realtà, con questo Motu Proprio?
R. – Con questo Motu Proprio, in realtà, il cambiamento non è tanto grande. La cosa principale è che in questo momento i sacerdoti possono decidere, senza permesso né da parte della Santa Sede né da parte del vescovo, se celebrare la Messa nel rito antico. E questo vale per tutti i sacerdoti. I parroci sono essi stessi che in parrocchia devono aprire la porta a quei sacerdoti che, avendo le facoltà, vanno a celebrare. Non è, quindi, necessario chiedere nessun altro permesso.
D. – Eminenza, questo documento è stato accompagnato da polemiche e timori: ma cosa non è vero di quanto è stato detto o letto?
R. – Non è vero, per esempio, che sia stato tolto ai vescovi il potere sulla Liturgia, perché già il Codice dice chi deve dare il permesso per dire Messa e non è il vescovo: il vescovo dà il celebret, la potestà di poter celebrare, ma quando un sacerdote ha questa potestà, sono il parroco e il cappellano che devono offrire l’altare per celebrare. Se qualcuno lo impedisce, tocca allora alla Pontificia Commissione Ecclesia Dei prendere misure, a nome del Santo Padre, affinché questo diritto – che è un diritto ormai chiaro dei fedeli - venga rispettato.
D. – Alla vigilia dell’entrata in vigore del Motu Proprio, quali sono i suoi auspici?
R. – I miei auspici sono questi: l’Eucaristia è la cosa più grande che noi abbiamo, è la manifestazione più grande dell’amore, dell’amore redentore di Dio che ci vuole accompagnare con questa presenza eucaristica. Questo non deve essere mai un motivo di discordia: lì ci deve essere solo l’amore. Io auspico che questo possa essere un motivo di gioia per tutti coloro che amano la tradizione, un motivo di gioia per tutte quelle parrocchie che non avranno più divisioni, ma avranno – al contrario – una molteplicità di santità con un rito che è stato certamente il fattore e lo strumento di santificazione per più di mille anni. Ringraziamo, quindi, il Santo Padre che ha recuperato per la Chiesa questo tesoro. Non viene imposto niente agli altri. Il Papa non impone l’obbligo; il Papa impone però di offrire questa possibilità laddove i fedeli lo richiedono. Se ci fosse un conflitto, perché umanamente due gruppi possono entrare in contrasto, l’autorità del vescovo – come dice il Motu Proprio – deve intervenire per evitarlo, ma senza cancellare il diritto che il Papa ha dato a tutta la Chiesa.
Introduzione
(tratta dal “Messale Romano Quotidiano” di Dom Gaspare Lefebvre, O. S. B., a cura dell’ Apostolato Liturgico di Genova, ed. Marietti, 1963).
Divitias Christi!: Le ricchezze di Cristo! E’ il confronto costante tra la nostra miseria e l’infinita misericordia del Salvatore, che ispira alla Chiesa, unitamente alla forza della sua preghiera, quando confessa a Dio l’immenso bisogno che abbiamo di Lui, l’invito che ci rivolge a contemplare il mistero insondabile delle ricchezze di Cristo. Dichiarando la sua impotenza a misurarne la grandezza infinita, S. Paolo richiama alla nostra mente tutta l’estensione dell’opera della salvezza, per rendere gloria a Dio ed invitarci ad accogliere le grazie che Egli ci prepara. La morte redentrice di Cristo, il dono dello Spirito, la Chiesa, le Sacre Scritture, i Sacramenti: quali tesori di vita divina per trasformare la nostra vita!
Povertà e ricchezza. L’uomo è nulla per se stesso, ma Dio gli ha dato tutto donandogli il suo Figliuolo. Ne segue che il nostro atteggiamento di completa dipendenza nei riguardi di Dio, deve essere contemporaneamente animato di gratitudine e di gioia. L’umile fierezza del cristiano trova qui la sua giustificazione e il suo segreto.
L’ odierna Liturgia e la Bibbia.
Sulle guarigioni di infermi operate da Cristo in giorno di sabato, vedere quelle dell’uomo dalla mano secca (Mt. 12, 9-13), della donna curva (Lc. 13, 10-17), del paralitico di Betsaida (Gv. 5, 1-47), del cieco nato (Gv. 9, 1-41). Gesú stesso dà la spiegazione del suo operato in Lc. 14, 5 e in Gv. 7, 20-24. Si vedrà in Mt. 12, 1-8 che Egli si proclama padrone del sabato.
Sul primato della carità, rileggere Tobia.
Ricordare che la carità operante di Cristo è uno dei segni distintivi per riconoscere in Lui il Messia (vedere quanto è stato detto alla II domenica di Avvento sul “Messia dei poveri”), che il criterio con cui saremo giudicati al giudizio finale sarà costituito dalle « opere di misericordia » (Mt. 25, 31-46), che tutti i miracoli di Gesù furono miracoli di carità (Mt. 9,35 e i racconti di miracoli nei quattro vangeli), che la missione che Gesù affida ai suoi apostoli è anch’essa una missione di carità (Mt. 10, 7-8 — Lc. 9, 1-2), come i miracoli che essi compirono (Atti 3,1-11; 5, 12-16; 9, 32-42; 14, 8-10; 19,11-12; 20,7-11) e che Pietro (Atti 10,38) riassume la missione terrena del Salvatore proclamando che Egli visse sulla terra facendo del bene.
Sui primi posti: Prov. 25, 6-7 — Ez. 21, 31 — Mt. 20, 20-28; 23, 5-12 — Lc. 13, 30 — Gv. 13, 12-17 — Fil. 2, 3. Vedere anche ciò che abbiamo detto sull’umiltà e l’orgoglio alla X domenica dopo Pentecoste, e sulla carità fraterna alla domenica che segue l’Ascensione,
Lettura della Bibbia: Giobbe da 1, 1 a 4, 11; 7; 9, 1-20; 10; da 13, 20 a 14, 22; da 16, 18 a 17, 16; 19, 7-27; 21, 7-26.
Vai al Proprio della S. Messa del 16 settembre (Sedicesima Domenica dopo Pentecoste)
Vai alla presentazione di Dom Guéranger
Per la notazione del gregoriano e i files mp3 vedi la notizia di Martedì 11 settembre.
Pubblichiamo la sesta puntata (La riforma di San Gregorio Magno), disponibile dal collegamento al termine di questa introduzione, della Breve storia della Messa Romana di Michael Davies, tratta dalla Latin Mass Society of England and Wales e pubblicata da Tan Books nella versione originale in inglese.
La prima puntata è stata pubblicata Mercoledì 11 luglio, la seconda Martedì 17 luglio, la terza Mercoledì 25 luglio, la quarta Giovedì 2 agosto e la quinta Venerdì 10 agosto.
La pubblicazione della puntata successiva è prevista per la prossima settimana.
Vai alla sesta puntata (La riforma di S. Gregorio Magno) della “Breve storia della Messa Romana”
Oggi ricorre il centenario dell’Enciclica di S. Pio X “Pascendi Dominici Gregis”, contro gli errori del modernismo, data a Roma l’8 settembre 1907.
Ne proponiamo la versione italiana insieme ad un commento del Prof. Roberto De Mattei, insigne storico e, tra l’altro, direttore di “Radici Cristiane”, che inquadra l’enciclica in quadro storico e culturale certamente più vasto e complesso di una semplice “reazione” al modernismo da parte di “uno dei più grandi pontefici riformatori della storia”.
“Considerata nella sua struttura fortemente teoretica ed anche nel suo inconfondibile stile, la Pascendi può essere considerata come un documento fondamentale del Magistero della Chiesa e fra tutti gli atti di Pio X resta il monumento più insigne del suo pontificato”, elogiata da un non cattolico come Benedetto Croce.
Vai alla “Pascendi Dominici Gregis”
Vai al commento del Prof. De Mattei
